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Commenti Vangelo 18 marzo 2018 V Quaresima

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18 Marzo, Quinta Domenica di Quaresima

Oggi la scena si svolge a Gerusalemme, nell'imminenza dell'ultima Pasqua di Gesù uomo. Il contesto è, dunque, decisivo. La fama di ciò che Gesù ha compiuto, compresa la resurrezione di Lazzaro, ha raggiunto luoghi anche lontani, tant'è che – dice il vangelo di Giovanni – alcuni Greci presenti a Gerusalemme chiedono di poter incontrare Gesù. Lo chiedono a Filippo che, essendo galileo, saprà sicuramente rintracciarlo, lui, compagno della prima ora di Gesù, quando chiamava i suoi primi discepoli sulle rive del lago di Tiberiade. Il desiderato colloquio con Gesù diventa in realtà un monologo, quasi un testamento spirituale. Quando si è a un passo dalla morte, cadono le apparenze e risalta l'essenziale. Gesù, che mai si è detto o presentato come grande, ora per chi vuole comprenderlo, si paragona a ciò che di più piccolo si può immaginare: un chicco di grano, semplice, anonimo, come tanti. Ma, guardando dentro a quel chicco, quante potenzialità, quale futuro porta in sé, inscritto dalla sapienza di chi così l'ha pensato e voluto.
Quando vediamo i campi di grano con le spighe ormai mature e dorate non pensiamo a quello che c'è dietro: fatica, attesa, fiducia, speranza. Ogni risultato si ottiene, anche nelle piccole cose, con sacrificio. Gesù anticipa il suo volontario donarsi per l'uomo, accostando la sua passione a quella del chicco di grano, che solo nel distruggersi potrà dare veramente la vita. Il discorso di Gesù, chicco di grano destinato a lasciarsi disintegrare, dice che la croce è l'unica via attraverso la quale come cristiani si può arrivare alla vita definitiva, nella luce della stessa resurrezione di Gesù.
Chi porta verso di Lui è la forza con cui il suo sacrificio può trascinare: ricordiamo ancora le parole di Gesù a Nicodemo con cui aveva annunciato che sarebbe stato elevato da terra. Ora, nell'incomprensione più totale di chi lo ascolta, egli tratteggia i contorni di una croce capace di attirare tutti, dalla terra verso l'eternità.
Ne parliamo coi ragazzi.
La croce è quanto di più lontano dalla mentalità dei giovani si possa pensare e i motivi sono principalmente due: uno è l'istintivo rifuggire dei ragazzi da ogni sacrificio se non interviene un'educazione in senso opposto. L'altro è la mentalità del mondo in cui vivono, che li distoglie da ogni prospettiva che preveda la sofferenza o abbia un vago sapore di rinuncia. Con queste premesse possiamo, tuttavia, proporre un confronto tra un pugno di semente gettata nel terreno e altrettanta lasciata senz'acqua, né terra, né luce. E' evidente, nello scorrere del tempo, la differenza...
A nessuno piace essere persone che non producono nulla e non lasciano traccia del loro passaggio, proprio nel nostro mondo, in cui è tanto importante essere protagonisti! Tutto sta a situarsi nell'ottica del vangelo, senza timore, lasciandosi coltivare da quel Figlio di Dio che per primo ha testimoniato cosa vuol dire amare davvero.
Un chicco che se ne sta per conto suo, senza aspirazioni e speranze, non interessa a nessuno. Un chicco, piccolo, sì, ma alimentato da luce, sole e acqua, quanto può fare, anche se nascosto nel terreno della vita! Così ciascuno avrà la sua storia personale, unica, generosa, benedetta da Dio.

Paola Radif
pubblicato su Il Cittadino (Diocesi di Genova) del 18 marzo 2018

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