Lidia Maggi Amore come di madre e di padre

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Lectio Divina 27 ottobre 2017
Roma Santa Maria in Traspontina

AMORE COME DI MADRE E DI PADRE
(1Ts 2,1-13)

Commento della prof. Lidia MAGGI


Testi paralleli: 2,1 non è stata inutile 1Ts 1,5.9 – 2,2 sofferenze e oltraggi At 16,19-24 – in mezzo a lotte At 17,1-5 – 2,4 Dio ci ha affidato il Vangelo 1Tm 1,11 – approvazione di Dio Gal 1,10; 2Cor 5,9 – 2,5 mai parole di interesse 2Pt 2,3; At 20,33 – 2,6 vanagloria Gv 5,41.44 – 2,7 come una madre Gal 4,19 – 2,8 dare la propria vita Gv 15,13 – 2,9 lavoro manuale At 18,3; 20,33-35; 1Cor 4,12; 1Ts 4,11; 2Ts 3,7-12 – per non essere di peso 2Cor 11,7-10; 12,13-18 – 2,11 come un padre 1Cor 4,15 – 2,12 comportamento degno Ef 4,1-3; Fil 1,27; 2Ts 2,5 – 2,13 ringraziamento continuo 1Ts 1,2; 2Ts 1,3; 2,13 – accogliere la Parola Mc 4,16; At 11,1.

1 Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. 2 Ma, dopo aver sofferto e subito oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. 3 E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; 4 ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. 5 Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. 6 E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, 7 pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. 8 Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. 9 Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. 10 Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. 11 Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, 12 vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
13 Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.

AMORE COME DI MADRE E DI PADRE (1Tes 2,1-13)
In queste domeniche alla messa si legge la prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi. Buona parte del testo è autodifesa e apologia, da parte di Paolo, della propria attività, sia come stile disinteressato, sia come impegno serio e generoso. Paolo parla di lotta e sofferenza, di contrasti e insidie: uno dei temi su cui egli ritorna volentieri. Qui però l’autodifesa si carica di due immagini suggestive: quella della madre tenera che non si appartiene e vive per i figli, donandosi tutta. E quella del padre che svolge un ruolo di consolidamento, incoraggiando, scongiurando, guidando alla dirittura morale (camminare). Abbiamo chiesto alla teologa e pastora battista Lidia Maggi - sposata e con figli - di aiutarci a meditare e gustare questa pagina. La ringraziamo di cuore.

1. Leggere la Parola
1. Primo scritto cristiano. Siamo nel cuore del primo scritto cristiano. Assaporiamo qui il lessico delle origini, che illumina anche il nostro presente: un lessico familiare, comunitario, dove l'apostolo tesse legami forti attorno all'evangelo e lui stesso viene restituito al contesto comunitario in cui opera e si muove.
Non il Paolo eroe solitario, ma parte di un gruppo, dove si osa chiamare apostoli anche quelli che non appartengo alla cerchia dei dodici, come Silvano e Timoteo e lo stesso Paolo. La chiesa diventa la famiglia in cui prende forma l'evangelo.
2. Una nuova famiglia. La famiglia biologica poteva prendere le distanze, fino a ripudiare quanti aderivano alla fede cristiana; ma non si rimaneva orfani, privati dei legami e degli affetti. La chiesa diventava il luogo dove ritrovare madri, padri, sorelle e fratelli. Ma perché questo linguaggio non scada nel “familismo”, non si riduca a lusinghe sentimentali, Paolo inserisce nella sua missiva il lessico della prova e parla della forza trasformatrice della Parola di Dio, che agisce in ogni credente che l'accoglie.

2. Meditare la Parola
1. Con emozione. Ci troviamo di fronte alla lettera di un apostolo della prima ora, indirizzata alla comunità che ha fondato. Nel leggerla, i destinatari, probabilmente, si emozionavano, riascoltando la voce amata dell'apostolo che, per primo, aveva annunciato loro l'evangelo. Ricordavano il suo arrivo a Tessalonica, dopo l'opposizione e le sofferenze patite a Filippi. È difficile non immaginare il coinvolgimento della comunità nel leggere e rileggere le parole care di quello scritto a lei dedicato. Dietro ogni parola possiamo scorgere immagini precise, voci, volti, storie, insieme al Dio che opera in quelle vite...
2. Per tutta la Chiesa. Difficile per noi leggere con la stessa intensità una lettera circostanziale, indirizzata ad una comunità particolare, anche se la chiesa primitiva l'ha poi riconosciuta come Parola per tutta la chiesa, capace di andare ben oltre i confini di Tessalonica. Ma che questa missiva contenga la Parola di Dio è sufficiente per vincere le nostre resistenze e metterci in profondo ascolto di questo antico testo, scritto da un apostolo che non abbiamo avuto modo di incontrare di persona, indirizzato ad una chiesa che non è la nostra, che affronta questioni lontane dalla nostra realtà?
3. Una teologia della Parola. Leggere oggi questa parola non ci restituisce, certo, i legami, gli affetti e i ricordi; tuttavia, non ci lascia orfani di senso, poiché, attraverso questa corrispondenza privata e contestuale che è giunta fino a noi come parola di Dio, si dischiude una teologia della Parola. Una densa riflessione non solo sull'evento sorgivo della Parola, che partorisce la Chiesa, ma anche sulle successive dinamiche che permettono alla “creatura del Verbo” di crescere, nutrirsi e mettersi al servizio del mondo.
4. Dinamica in atto. La prima lettera ai Tessalonicesi, nel raccontare una teologia della Parola, non si limita ad offrirci una fotografia, un ritratto di essa; piuttosto, come in un film, ci fa vedere i movimenti che coinvolgono sia chi l'annuncia come anche chi ascolta. Troviamo qui evocata la dinamica messa in atto da una parola credibile non solo perché viene da Dio, ma perché chi l'annuncia la vive, ne è a sua volta trasformato. Chi la riceve si fida di coloro che l'annunciano e si lascia da questa parola trasformare. È, dunque, una Parola che richiede correttezza da parte del mittente. Per questo Paolo dichiara di non avere interessi personali nell'annunciare la Parola
5. Una cura liberante. È una Parola che risuona a partire da un affetto profondo, dal prendersi cura delle persone a cui è rivolta. Ma anche il lessico della cura è ambiguo. Paolo ci testimonia una cura liberante, dove i ruoli comunitari non sono statici e i figli non sono sempre minorenni. Paolo si presenta come una nutrice che allatta i suoi figli, ma anche come un padre che li corregge e ammonisce. Lo stesso Paolo è però mansueto come un bambino in mezzo ai suoi. La cura affettuosa e corretta costruiscono un modello ecclesiale dove il potere circola, le strutture non sono gerarchiche e i ruoli non sono statici. Un apostolo è, nel seno della comunità, un padre, una madre, ma anche un fanciullo mite e disarmato e in bisogno di cure. Il riferimento allargato al ministero apostolico è poi un ottimo antidoto ai personalismi che ancora oggi caratterizzano le appartenenze comunitarie.
6. Domanda di conversione. La Parola però non può rimanere rinchiusa nel confini, per quanto dinamici e liberanti, della comunità. Essa va verificata, messa alla prova nella vita. È la vita, e solo la vita, che mette alla prova la Parola. Altrimenti, rischia di essere parola vana, ipocrita, annuncio di parole religiose così spirituali da non riuscire a raggiungere la concretezza dei corpi e della storia. Una parola teatrale, da esibire nello spettacolo religioso e da dimenticare nell'ordinarietà della vita. Ecco perché l'apostolo, in questo quadro affettuoso di comunicazione, evoca le fatiche e le prove della sua vita. La Parola domanda conversione, cambiamento di mentalità e di vita: questo significa accogliere il regno.

3. La Parola illumina la nostra vita
1. Quali sono le esperienze che mettono alla prova la Parola, nella vita personale e comunitaria?
2. Quali gli strumenti di cui ci dotiamo per verificare l'efficacia della Parola nella nostra vita e nella chiesa? Quando questa porta frutto, ripagandoci anche dei tanti fallimenti? E quando, invece, rimane vana?
3. Con la parabola dei diversi terreni (Mc 4), potremmo riscrivere la dinamica della Parola:
- sulla strada: l'incontro vano, inefficace;
- sulla roccia: nel terreno che manca di profondità, la Parola lusinga ma non funziona;
- sulle spine: la Parola che consola sa anche lenire e arginare le ferite e le spine della vita?
4. Quale il buon terreno per la Parola?

4. Condividere
5. Pregare la Parola
1. Dio, nostro, Padre, ti rendiamo grazie per tutti coloro che ci hanno annunciato la Parola della salvezza con grande diligenza e con la coerenza della vita, con sapienza di dottrina e parola franca, con tenerezza e pazienza.
2. Dio, nostro Padre, Dio vivo e vero, che nel tuo Figlio, risuscitato dai morti, un giorno ci giudicherai, sostieni in noi l’impegno nella fede, l’operosità nella carità e la costanza nella speranza.
3. Dio, nostro Padre, non è facile perseverare nell’ascolto della Parola e nella sequela di Cristo, quando sofferenze, ostilità, pregiudizi ci tolgono la serenità; aiutaci ad ascoltarti e servirti sempre con cuore generoso.
4. Dio, nostro Padre, aiutaci a vedere il bene e a renderti grazie in ogni cosa, vigilando su noi stessi, per non spegnere le ispirazioni dello Spirito, ma piuttosto assecondarle con gioia e piena libertà interiore.

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