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Manicardi - 16 giugno 2013 XI Tempo Ordinario

 Fonte: monasterodibose
domenica 16 giugno 2013
Anno C
2Sam 12,7-10.13; Sal 31; Gal 2,16.19-21; Lc 7,36-8,3


L’amore di Dio raggiunge l’uomo nel suo peccato e diviene perdono: l’amore che ha condotto Dio a eleggere David è dono che si è manifestato esistenzialmente e storicamente nei benefici operati da Dio stesso per David, il quale, pur avendone fruito, non ha saputo coglierli nel loro autentico valore e ha disprezzato il Donatore (cf. 2Sam 12,10).
Chiamato a dare il nome a ciò che ha fatto, David conosce la contemporaneità della sua confessione di peccato e dell’annuncio del perdono di Dio (cf. 2Sam 12,13). Nel vangelo Gesù narra l’amore e il perdono di Dio accogliendo la peccatrice che si avvicina a lui mostrando di avere un cuore di carne e non di pietra (cf. Lc 7,36-50).

Nella prima lettura è attraverso un racconto – che parla di altro e di altri – narrato dal profeta Natan (2Sam 12,1-4), che viene raggiunto David nel suo peccato (“sei tu quell’uomo”: 2Sam 12,7); nel vangelo è attraverso una breve narrazione, una storiella che parla di un creditore e di due debitori (Lc 7,41-42), che Gesù interpella Simone il fariseo e lo situa di fronte alle sue responsabilità (“Tu non mi hai dato l’acqua, tu non mi hai dato un bacio, tu non mi hai cosparso di olio il capo”: cf. Lc 7,44-46). La narrazione di un racconto è forma dolce e convincente che conduce l’uomo a prendere coscienza di sé e a uscire dalla menzogna e dall’ipocrisia.

Accettando l’invito a pranzo del fariseo Simone, Gesù, che dai farisei era accusato di mangiare con pubblicani e peccatori (cf. Lc 15,2), mostra di agire in modo non ideologico, non prefissato: la comunione di Dio è per tutti e Gesù non esclude nessuno dal raggio del suo annuncio dell’amore di Dio. Gesù non sacralizza né demonizza categorie di persone: ogni persona, in quanto immagine di Dio, può aprirsi alla comunione di Dio che non è a compartimenti stagni.

Come accetta l’invito di Simone, così Gesù accoglie la donna peccatrice (una prostituta) che si intrufola nel banchetto e manifesta con gesti “sconvenienti” il suo amore per Gesù. Perché l’incontro possa avvenire occorre che l’altro sia lasciato libero di esprimersi come ne è capace. Gesù accoglie il linguaggio che questa donna conosce: linguaggio non verbale ma del corpo (essa tocca, bacia, piange bagnando di lacrime i piedi di Gesù, li asciuga con i suoi capelli, li unge con profumo). Quel corpo fino allora oggetto della brama maschile, diviene soggetto di amore, quel corpo comprato si mostra capace di gratuità. L’amore è coraggioso, e questa donna osa la sua capacità di amore correndo il rischio di essere disprezzata e giudicata, come non può non avvenire nella casa di un uomo religioso e irreprensibile (cf. Lc 7,39).

Il giudizio, in cui si rifugia Simone, sia sulla donna (“che razza di donna è costei che lo tocca”: Lc 7,39) che su Gesù (“Se costui sapesse”: Lc 7,39), forse non è altro che l’espressione della paura di amare, di lasciarsi trascinare dall’amore, di osare l’unica cosa veramente sensata nella vita: amare. Al fariseo Simone accade ciò che avviene spesso agli uomini religiosi: vedono solo peccato là dove c’è amore. E Gesù sa vedere il grande amore, il molto amore di questa donna che agli occhi dei “giusti” è solo “una peccatrice”.

Il linguaggio usato da Luca mostra che questa donna, con le sue lacrime e i suoi gesti di amore, sta vivendo il suo discepolato: il suo stare “dietro” a Gesù (Lc 7,38; cf. 9,23; 14,27) e “ai suoi piedi” (Lc 7,7.38; cf. 10,39; At 22,3) la designa come discepola. Il discepolato è uno stare dietro a Gesù per seguirlo e ai suoi piedi per ascoltarlo, ma le forme di questa sequela e di questo ascolto non sono uniformi, ma diversi e personali, inerenti il mistero di ciascuna persona. E Gesù sa vedere non solo l’amore, ma anche la fede (Lc 7,50), là dove gli uomini religiosi trovano solo motivo di scandalo. Del resto, in Lc 8,2-3, l’evangelista riporta una tradizione che parla di una comunità di discepoli e discepole che era alla sequela di Gesù: non solo i Dodici, ma anche alcune donne, di cui si ricorda anche qualche nome. Vi è qui il paradigma di una comunità cristiana composta di uomini e donne, che non conosce discriminazioni di genere.

LUCIANO MANICARDI

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