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Casati - 24 febbraio 2013 II Quaresima

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Gn 15,5-12.17-18
Fil 3,17-4,1
Lc 9,28b-36

"Il cammino verso la Pasqua fa tappa, oggi, sul monte della trasfigurazione.
Sul monte ci porta la testimonianza di coloro che hanno visto e ascoltato. "Siamo stati testimoni oculari della Sua grandezza" scriverà l'apostolo Pietro nella sua lettera. E ancora: "Questa voce noi l'abbiamo udita scendere dal cielo quando eravamo con Lui sul santo monte". Per Pietro quel monte -forse il Tabor - diventa santo, per ciò che vi è accaduto. Che cosa? "Prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo" -scrive Luca - "e salì sul monte a pregare. Salì sul monte. E' il monte il luogo della trasfigurazione. Sembra quasi di leggere una simpatia -nella Bibbia- per i monti. Sì anche per il lago - Gesù amava il suo lago -, ma in modo particolare per i monti. Forse perché il monte è là dove il cielo sembra toccare la terra. E Dio sembra un Dio dei monti. Pensate che gli Aramei progettano di affrontare gli ebrei in pianura, perché -dicono- "il loro Dio è un Dio dei monti". (1 Re 20,23). E anche Mosè, anche Elia - accanto a Gesù nella Trasfigurazione - sono uomini del monte: pur di veder Dio, scalano il monte, quasi il monte fosse un luogo di avvicinamento. Poco importa come Dio si manifesterà, se con tuoni e lampi come a Mosè sul Sinai o se "con il mormorio di un silenzio che svanisce" come a Elia, sull'Oreb, sul Sinai. La scalata del monte come tentativo di uscire da tutto ciò che ti soffoca, æ da tutto ciò che restringe la visione ... da tutto ciò che tarpa le ali. Luca aggiunge "salì sul monte a pregare" "a pregare" Sembra una costante in Luca. Ricordate il battesimo di Gesù. Mentre pregava, "il cielo si aprì e vi fu una voce dal cielo". (Lc.3, 31-32) Quasi a suggerire che ogni uomo, ogni donna, ciascuno di noi,nella preghiera, può -in qualche misura- far esperienza dei cieli che si aprono e di una voce -sì, di una voce- dal cielo. E la voce, ancora una volta dice "Ascoltate Lui!" Non ascoltate tante favole, messaggi più o meno spuri e perfino banali. "Ascoltate Lui". Pietro e i suoi compagni" -è scritto- erano oppressi dal sonno: tuttavia restarono svegli, videro la Sua gloria. Ricordate gli stessi discepoli nell'orto degli ulivi: non resistono al sonno, non resistono al peso della tristezza: "Li trovò che dormivano per la tristezza": è scritto. (Lc.22,45) Ecco resistere, anche alla tristezza, resistere a pregare, per vedere la Sua gloria. E la gloria è questa trasfigurazione. Trasfigurazione -scrive Cirillo d'Alessandria, un Padre della chiesa orientale- e non trasformazione. Noi diciamo che c'è trasfigurazione non quando il corpo umano si trasforma in un altro corpo, ma quando la gloria luminosa lo avvolge. La forma del corpo rimane, ma il suo aspetto è penetrato dallo splendore luminoso di Dio. E' un grande mistero da contemplare. Da noi che così spesso, troppo spesso siamo ossessionati di cambiare: cambiare il nostro corpo, cambiare la nostra immagine, cambiare le situazioni, cambiare la casa. Cambiare o trasfigurare? Cambiare o lasciare penetrare, lasciarci illuminare dal mistero di Dio, dalla luce che abita in ciascuno di noi. Quel giorno -se così si può dire, perdonate l'espressione- Gesù lasciò libero sfogo al mistero di luce che lo abitava. Così anche noi ci trasfiguriamo, se lasciamo libero sfogo alla presenza di Dio, alla luce che dimora in ciascuno di noi. Pensate se non è vero. Ci sono esperienze che ci trasfigurano: penso all'esperienza di Dio, all'esperienza della natura, l'accoglienza dell'amore. Rimani quello che sei, ma il tuo volto è come preso dalla luce che hai dentro. Il tuo volto e perfino i tuoi vestiti -direbbe il Vangelo-: Marco, nel passo parallelo, annota: "Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime; nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche". Una trasfigurazione che finalmente ti svela, svela la personalità vera di una persona. Una personalità troppo a lungo soffocata e che ora appare in tutta la sua luminosità. Questo fa Dio, questo vuole Dio per ciascuno di noi. Che il tuo volto, come quello del Suo Figlio, sia splendente come il sole.
Fonte:sullasoglia
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