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Manicardi - 20 gennaio 2013 II Tempo Ordinario

Fonte: monasterodibose
domenica 20 gennaio 2013
Anno C
Is 62,1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12


Prima lettura e vangelo presentano la simbolica nuziale quale cifra dell’incontro tra Dio e l’umanità. In particolare, la celebrazione delle nozze è immagine che allude all’alleanza tra Dio e il suo popolo.
Il testo evangelico non è un resoconto cronachistico e neppure un racconto di miracolo, ma una narrazione simbolica con significati cristologici e teologici importanti che ruotano attorno alla dinamica di continuità e novità dell’alleanza. Il testo di Isaia intravede la rinascita di Gerusalemme, dopo le spogliazioni e distruzioni subite agli inizi del VI secolo, come restaurazione di una relazione sponsale: l’alleanza che sembrava definitivamente infranta viene ricomposta. Già l’Antico Testamento attesta rotture e rinnovamenti dell’alleanza. È la storia tribolata dell’amore di Dio per il suo popolo.

Situate al “terzo giorno” (Gv 2,1), le nozze di Cana sono ripresa del passato, in quanto memoria dell’alleanza sinaitica avvenuta “il terzo giorno” (Es 19,10-11.16), e anticipazione del futuro, in quanto profezia della resurrezione che avverrà “il terzo giorno” (1Cor 15,4). Al centro di questa economia del tempo della salvezza è “l’ora” di Gesù (Gv 2,4), il momento dell’innalzamento che è anche il culmine della rivelazione della gloria di Dio. Simbolo dei tempi messianici e della rivelazione, il vino che Gesù dona è tratto dall’acqua contenuta nelle giare per la purificazione dei Giudei. Questo vino buono non è senza quell’acqua. La novità che Gesù porta si innesta nella continuità con l’alleanza stretta da Dio con il popolo d’Israele.

Scrive Tommaso d’Aquino: “Se Gesù non ha voluto fare del vino partendo dal nulla, ma a partire dall’acqua, è per mostrare che egli non veniva assolutamente per fondare una nuova dottrina e rigettare l’antica, ma per compierla”. Anche il cristiano non possiede quel vino, ma lo può ricevere ogni giorno dalla parola di Gesù che trasforma l’acqua versata nelle giare d’Israele. La compresenza dell’Antico e del Nuovo Testamento nella liturgia della Parola all’interno dell’Eucaristia esprime il fatto che la Parola di Dio emerge dall’incontro e dal dialogo, presieduto e sempre rinnovato dallo Spirito, tra parola veterotestamentaria e parola neotestamentaria, in una dialettica di novità nella continuità.

Maria, già presente alle nozze prima che giunga Gesù con i suoi discepoli (cf. Gv 2,1-2), è simbolo dell’Israele fedele da cui viene il Messia, della Figlia di Sion (nell’Antico Testamento spesso personificata in una donna) chiamata a riconoscere il compimento dell’alleanza e l’instaurazione del tempo messianico della salvezza. Così le sue parole a Gesù (“Non hanno più vino”) non sono una richiesta di miracolo e le sue parole ai servi (“Fate quello che vi dirà”) non sono una mediazione: semplicemente, mostrano Maria nella sua totale disponibilità all’obbedienza quale figura dell’Israele che accoglie le condizioni ancora sconosciute della nuova e definitiva alleanza che Dio stringe in Gesù Cristo.

“Fate quello che Gesù vi dirà” (Gv 2,5): sono le ultime parole della madre di Gesù nel quarto vangelo e, in quanto tali, suonano quasi come un testamento spirituale, acquistando il valore di lascito per ogni lettore futuro del vangelo e per ogni credente. Maria non ha un messaggio suo, ma rinvia sempre alle parole di Gesù, “l’unico mediatore tra Dio e gli uomini” (1Tm 2,5), il Verbo fatto carne, la rivelazione definitiva di Dio agli uomini.

L’immagine delle nozze, connessa a quella dell’abbondanza (e della qualità) del vino riprendono immagini dell’abbondanza e della gioia dei tempi messianici (cf. Is 25,6; Am 9,13-14) e divengono anticipazione e profezia della festa escatologica. L’Apocalisse evoca la salvezza escatologica con le immagini del banchetto delle nozze dell’Agnello, della Gerusalemme nuova pronta come una sposa per il suo sposo (cf. Ap 19,7-9; 21,2). Il cibo e l’amore, elementi che dicono bisogni fondamentali della creatura umana, trasposti sul piano escatologico, trasfigurano il bisogno in desiderio e alimentano l’anelito di salvezza, di vita piena e di comunione con Dio di ogni uomo.


LUCIANO MANICARDI

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