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IX Domenica del Tempo Ordinario (A) – commenti (Undicesima Ora)

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PERCORSO ESEGETICO*
Entra nel regno dei cieli, cioè nella casa del Padre celeste,
in cui tutto si muove secondo la sua volontà,
chi ha imparato dal Figlio un’obbedienza libera e amorosa.*


DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 8, 31-59
Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. (vv. 35-36)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 10, 1- 18
Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. (v. 17)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 5, 1-12
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. (v. 3)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI, CAP. 2, 1-18
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù il quale ... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. (vv. 5. 8)
DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 5, 1-10
Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono. (vv. 8-9)

SALMO 15 (14)
Signore, chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sul tuo santo monte? Colui che cammina senza colpa, agisce con giustizia e parla lealmente. (vv. 1-2)
SALMO 101 (100)
Non abiterà nella mia casa, chi agisce con inganno, chi dice menzogne non starà alla mia presenza. (v. 7)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 33, 5-16
“Chi di noi può abitare presso un fuoco divorante? Chi di noi può abitare tra fiamme perenni?”. Chi cammina nella giustizia e parla con lealtà. (vv. 14b-15a)





S. Ilario
Dal Commentario a Matteo, cap. VI, 4-6


Non si merita il regno dei cieli solo con le parole, e chi dice: Signore, Signore, non ne sarà erede con lui. Che merito c’è nel dire al Signore: Signore? Forse che il Signore non ci sarà, se noi non lo nominiamo? E quale dovere sacro è invocare il nome, se è l’obbedienza alla volontà di Dio e non l’invocazione del suo nome, che farà trovare il cammino verso il regno dei cieli?

Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome? Egli condanna ancora l’inganno dei falsi profeti e le simulazioni degli ipocriti, che presumono di trarre gloria dall’efficacia della parola con un insegnamento profetico, con lo scacciare i demoni e con miracoli di questo genere. Per questo essi promettono a se stessi il regno dei cieli, come se veramente dipendesse da loro ciò che dicono o ciò che fanno e non fosse la potenza di Dio a compiere tutto, quando è invocata. È la lettura invece che dona la scienza della dottrina ed è il nome di Cristo che provoca l’espulsione dei demoni.

Dobbiamo dunque meritare con i nostri sforzi questa beata eternità e impegnarci a fondo per volere il bene, evitare ogni male, obbedire di tutto cuore ai precetti celesti e compiere tutti questi doveri per essere conosciuti da Dio. Dobbiamo fare ciò che egli desidera piuttosto che vantarci di ciò che può fare lui che respinge e rigetta coloro ai quali le opere inique hanno impedito di conoscerlo.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Il senso è collegato a ciò che precede. Riprovando la millanteria dei falsi profeti e le simulazioni degli ipocriti egli descrive l’uomo della fede perfetta in lui mediante l’esempio di un paragone. Chi ascolta e mette in pratica le sue parole è edificato sulla roccia e si appoggia su un fondamento stabile e solido, e non può crollare per l’infuriare delle tempeste che si abbattono (con la roccia il Signore designa se stesso come fondamento saldo di una costruzione elevata). Né potrà vacillare a causa delle piogge, dei fiumi o del vento, colui che si è innalzato, appoggiandosi su di lui, in una costruzione elevata (con le piogge egli designa l’attrattiva dei piaceri ingannevoli che penetrano insensibilmente e, come prima cosa, indeboliscono la fede, aprendovi delle fessure). Dopo che lo straripamento dei fiumi (cioè l’assalto delle passioni più violente) e al loro seguito tutta la veemenza dei venti che soffiano attorno imperversano, ossia si abbatte l’assalto di tutto il soffio della potenza diabolica, l’uomo, edificato sul fondamento della roccia, rimarrà stabile e non potrà essere rimosso. Ma lo stolto, che non mette in pratica queste parole che ha ascoltato, come una casa che è stata costruita sulla sabbia, è malsicuro, e sarà subito abbattuto dalle piogge che vi penetrano, trasportato dai fiumi, sballottato dai venti, distrutto con grande ammasso delle rovine, conformemente alla natura della sabbia, sulla quale è stato costruito.

E così, mediante l’esempio dei paragoni precedenti, il Signore ha voluto che noi eseguiamo ciò che ha comandato e crediamo a ciò che ha promesso.

* Dal Sussidio biblico-patristico per la liturgia domenicale, a cura di don Santino Corsi, ed. Guaraldi
 
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