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III domenica di Quaresima (Giancarlo Bruni) 2011

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Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all'Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose. Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI). Il suo impegno nel diffondere una spiritualità biblica mai separata dalla realtà quotidiana e dalla storia, lo ha fatto conoscere come uno degli autori italiani più apprezzati nell'ambito religioso. E’ docente di ecumenismo presso la pontificia facoltà teologica “Marianum” di Roma. Tiene corsi e conferenze in varie parti di Italia e all’estero.


La «Samaritana» siamo noi


 Letture: Es 17,3-7; Rm 5,1-2.5.8; Gv 4,5-42



1. Ripercorrere gli itinerari di Gesù è sorprendente, dal deserto a un monte elevato a un pozzo ove avviene un incontro di rara altezza e bellezza tra un ebreo di nome Gesù e una donna samaritana. Gesù, in viaggio dalla Giudea alla Galilea, sta attraversando la Samaria e stanco sosta presso il pozzo di Giacobbe mentre i suoi discepoli si fermano nella vicina città di Sicar per fare provviste di cibo. Nel frattempo una donna samaritana giunge al pozzo ad attingervi acqua e Gesù le rivolge la parola: «Dammi da bere» (Gv 4,3-8). Un episodio che lo sguardo penetrante di Giovanni, cogliendone nel tempo il senso sempre più profondo, ha convertito in evento a voler dire che l’incontro con Gesù apre sempre a inediti orizzonti, introduce sempre in pascoli di vita.

2. Il tutto inizia con un Gesù mendicante di acqua: «dammi da bere» (Gv 4,7), «ho sete» (Gv 19,28), una sete fisica ma senza esaurirsi in essa che coincide con la sua fame: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 4,34). Nell’adempiere la volontà del Padre stanno la fame e la sete di Gesù, e tale volontà è che la creatura pervenga alla sua solarità. Non a caso l’incontro con la samaritana e in lei con la Samaria avviene «verso mezzogiorno» (Gv 4,6), tempo di piena luce, e non a caso avviene presso il «pozzo di Giacobbe»(Gv 4,5), il cui fondo è alimentato da una perenne sorgente d’acqua zampillante. La letteratura giudaica legata al «ciclo del Pozzo» asserisce che quest’ultimo è di origine misteriosa e che aveva accompagnato i patriarchi e Giacobbe fino a Sicar. E il suo nome era «Dono». Il tutto a voler dire che quel pozzo è Gesù dono di Dio venuto a portare il dono di Dio, l’acqua che rigenera a vita nuova quanti la bevono costituiti essi stessi pozzi in cui zampilla l’acqua della parola e dello Spirito (Gv 4,13;8,51; 12,50; 7,37-39). A questa sete  Gesù vuole risvegliare il desiderio della samaritana: «Se tu conoscessi il dono di Dio» (Gv 4,10) conosceresti me e l’acqua della tua fioritura (Gv 4,10-14); desiderio a cui essa perviene: «Dammi quest’acqua» (Gv 4,15), dammi te stesso e la tua parola intrisa di Spirito e il tuo Spirito intriso di parola e sarò una nuova creatura finalmente libera. Da che cosa? Dalla «separazione» per motivi religiosi, la Samaria è scismatica nei confronti del giudaismo, una inimicizia reciproca vinta dal gesto di un Giudeo che chiede da bere a una samaritana. Dio in Gesù è buon rapporto con gli scismatici (Gv 4,9). In secondo luogo la liberazione è dalla «idolatria».<7>p<
La samaritana, e in lei la Samaria, è invitata a fare luce sulla propria condizione idolatra di sposata a cinque idoli-mariti (Gv 4,16-18; cf 2 Re 17,29-41), in realtà senza uno sposo vero e unico che è colui che le sta davanti. Siamo al cospetto di un incontro sponsale sulla scia dei grandi incontri  sponsali attorno ai pozzi, ove l’acqua che disseta è rimando all’acqua dissetante degli amori. Pensiamo agli incontri al pozzo tra il servo di Abramo e Rebecca (Gen 24,11-27), tra Giacobbe e Rachele (Gen 29,1-21) e tra Mosè e le figlie di Raguel (Es 2,15-21). Liberazione in terzo luogo da ogni «pseudo-religiosità»: «Viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv 4,23). Gesù dichiara conclusi il conflitto dei templi, nel caso tra quello costruito sul monte Garizim in opposizione a quello di Gerusalemme, e una religiosità puramente esteriore (Gv 4,20-22). L’uomo è il tempio di Dio e adorazione gradita a Dio è quella che nasce da un cuore riconoscente che nell’amore lo loda, lo ringrazia e lo ascolta. Liberazione infine da una «lettura dimezzata di donna». La samaritana diventa soggetto di ascolto della parola e di annuncio (Gv 4,28-30) di Gesù profeta (Gv 4,19) e Messia (Gv 4,25-26).
3. Samaritana è ciascuno di noi, e nel noi leggi Chiesa e umanità, risvegliati dalla pagina all’incontro con un Tu nel cui profondo zampilla un’acqua a lungo attesa dalla nostra sete profonda. L’acqua della Parola e dello Spiritiche, ove accolta, introduce a una sublime conoscenza di sé stessi come templi di un Dio la cui sete à l’apparizione dell’uomo nuovo che adora, che ama e che annuncia che le separazioni, le guerre e le discriminazioni per motivi etnici, di genere e di religione non appartengono né alla sua verità né alla sua volontà. Ove ciò accade la mezzanotte diventa mezzogiorno.  
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