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La missione, il servizio, la Chiesa: tanti i suoi fronti d'impegno

Riccardo Maccioni 
giovedì 8 maggio 2025 

Papa Leone XIV è stato prefetto del Dicastero per i vescovi che Francesco gli ha affidato nel 2023. «La mia vocazione è annunciare il Vangelo là dove uno si trova»

In Conclave era entrato con la nomea del meno statunitense tra i cardinali Usa. Una definizione quasi paradossale ma che fa capire bene come Robert Francis Prevost sia lontano dalle divisioni, alimentate dai media, tra conservatori e progressisti o, meglio, oggi tra avversari e sostenitori del presidente Donald Trump. 
Il nuovo Pontefice, infatti è comunemente conosciuto come uomo del dialogo, capace di ascolto e di mediazione. Una caratteristica che ben si addice al ruolo, prestigioso e delicato, di prefetto del Dicastero per i vescovi che papa Francesco gli ha affidato nel gennaio 2023. A guidarlo la consapevolezza che i compiti di vertice vadano vissuti nel segno del servizio, a Dio e agli altri. 
L’autorità che abbiamo, disse alla vigilia della sua creazione a cardinale, «è per servire, accompagnare i sacerdoti, per essere pastori e maestri. Spesso ci siamo preoccupati di insegnare la dottrina, il modo di vivere la nostra fede, ma rischiamo di dimenticarci che il nostro primo compito insegnare ciò che significa conoscere Gesù Cristo e testimoniare la nostra vicinanza con il Signore». Un compito che lungi dall’annacquarsi deve invece rafforzarsi a mano a mano che si sale nella gerarchia ecclesiastica. 
Emblematico, in questo senso, l’indirizzo di saluto che Prevost rivolse a papa Francesco a nome dei nuovi porporati durante il Concistoro del 30 settembre 2023. «Non possiamo nascondere la consapevolezza del peso di questo nuovo servizio – disse il neo cardinale Prevost nell’occasione -. Sappiamo che una carica porta con sé un carico, ciò che i latini sintetizzavano con l’espressione «Honos habet onus», ogni onore comporta un peso, per dirlo con sant’Agostino: «Magis onus est quam honor» (serm. 355). Chi lavora manualmente sa, che per portare un peso in sicurezza è meglio non alzarlo troppo da terra, da quell’humus che ci porta all’origine di ciò che è fondamentale per ogni discepolo di Cristo: l’umiltà. 
Questo compito – aggiunse Prevost - è allora una chiamata all’umiltà; è Cristo che ci interpella attraverso la sua persona, Santo Padre, e cogliamo l’occasione per implorare con maggior impegno l’assistenza dello Spirito Santo di Dio, per servire se fosse necessario, usque ad effusionem sanguinis (fino all’effusione del sangue)». E a rendere ancora più evidente questo impegno a rinunciare a sé stesso per dare spazio al Vangelo c’è il costante richiamo agli anni trascorsi in Perù, nelle missioni agostiniane, svolgendo anche il compito di vescovo. «Io mi considero ancora missionario» ha ribadito più volte Prevost, sottolineando come sia artificiosa la divisione tra azione pastorale ad gentes e incarichi di governo. 
«La mia vocazione come quella di ogni cristiano è l’essere missionario, annunciare il Vangelo là dove uno si trova – ha spiegato il 4 maggio 2023 in un’intervista all’Osservatore Romano -. Certamente la mia vita è molto cambiata: ho la possibilità di servire il Santo Padre, di servire la Chiesa oggi, qui, dalla Curia romana. Una missione molto diversa da quella di prima ma anche una nuova opportunità di vivere una dimensione della mia vita che semplicemente è stata sempre rispondere “sì” quando ti chiedono un servizio. Con questo spirito ho concluso la mia missione in Perú, dopo otto anni e mezzo come vescovo e quasi vent’anni come missionario, per incominciarne una nuova a Roma»
Alla luce di questo profilo si capisce molto bene la scelta, fatta da papa Francesco, di affidare a Prevost la presidenza della Pontificia Commissione per l’America Latina. Un incarico che per sua natura evidenzia anche l’aspetto più popolare delle fede, quello legato alla devozione semplice, che percorre le strade del mondo lasciando a parlare il cuore. Il neo Pontefice l’ha conosciuta da vicino e fatta propria nei vent’anni peruviani. Quel lungo tratto di vita papa Prevost l’ha vissuto su sollecitazione dell’Ordine agostiniano di cui fa parte, nel segno del vescovo di Ippona che ne ha ispirato la sequela di Cristo. È risultato evidente all’inaugurazione del Capitolo Generale del 2013 quando priore generale uscente, accolse la visita di papa Francesco. 
Nel suo saluto di benvenuto risuonò con forza la vocazione a un cammino condiviso di tutte le componenti della Chiesa. Per evidenziarlo Prevost si rifece a un sermone di sant’Agostino, il 306 B: « … se per dei compagni di viaggio è motivo di reciproca gioia fare insieme il cammino, quale gioia non avranno nella patria! Lungo questo cammino i testimoni (martyres) lottarono e avanzarono sempre nella lotta, nel procedere non si arrestarono mai. Infatti, quanti amano, vanno sempre avanti … e la via che noi percorriamo vuole dei viandanti». Ma questo stile di cammino, questa vocazione, presuppone la scelta di guardare avanti. «Essa detesta – scrive sant’Agostino - tre categorie di uomini: chi si ferma, chi torna indietro, chi devia. Con l’aiuto del Signore, il nostro andare sia protetto e difeso contro queste tre categorie negative. Ora, in realtà facendo insieme il cammino, uno va più a rilento, un altro si affretta; tuttavia vanno avanti entrambi». Dove la sottolineatura centrale è al “fare insieme”, come non potrà che essere la comunità al seguito e con il nuovo Papa.



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