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Camminando s’apre cammino. Riflessioni sul post-teismo

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Claudia Fanti 
Tratto da: Adista Documenti n° 26 del 13/07/2024 

ROMA-ADISTA. Diventa sempre più difficile ignorare il post-teismo, il nuovo (ma anche antico) cammino di ricerca rivolto al superamento dell’immagine tradizionale di Dio. Un paradigma rivoluzionario a cui si riconducono o con cui si confrontano in vario modo diversi nomi: solo per citarne alcuni, José Arregi, Judith Ress, José María Vigil, Santiago Villamayor, gli italiani Paolo Gamberini, Paolo Scquizzato, Gilberto Squizzato, Ferdinando Sudati, ma anche Federico Battistutta, Augusto Cavadi, Annamaria Corallo, Paolo Zambaldi e tanti altri/e, oltre naturalmente ai compianti Roger Lenaers, Bruno Mori, John Shelby Spong. 

Ma anche un percorso che, al di là di articoli e libri, pubblicati da case editrici come Gabrielli e Massari, sta dando vita a momenti di riflessione collettiva – il primo convegno internazionale sul post-teismo organizzato il 2 aprile 2022 da Gabrielli editori in collaborazione con Adista sul tema “Quale Dio? Quale cristianesimo?” è stato preceduto e seguito da un gran numero di incontri (in presenza e on-line), presentazioni di libri, corsi e convegni (come quelli ricchissimi organizzati dall’associazione Liberare l’Uomo) – e, cosa forse ancor più importante, a realtà e gruppi impegnati a tradurlo nella loro vita quotidiana. Basti pensare ai “cenacoli” promossi dalla Scuola diffusa del Silenzio animata da Paolo Scquizzato e ormai diffusi in tutta Italia: luoghi in cui – come si legge nel loro manifesto – è possibile intraprendere in compagnia di amiche e amici «un viaggio alla scoperta di un modo diverso di dire Dio e vivere l’esperienza di fede», ambienti familiari come la propria casa in cui «ciascuno può portare se stesso senza la paura di essere giudicato per il proprio modo di pensare, sentire e vivere la propria fede o comunque il proprio mondo interiore» (per informazioni: sddsilenzio.org/cenacoli/). 

Non sorprende allora che al post-teismo abbia rivolto la propria attenzione anche chi, pur non riconoscendosi in tale percorso di riflessione, ritiene importante avviare con esso un confronto anche decisamente critico, ma sempre aperto e pacato. Ne offre un ottimo esempio l’ampio e dettagliato articolo scritto per la rivista Il Regno (numero 10/2024) dal filosofo e teologo Giovanni Ferretti, il quale – cogliendo alla perfezione «la natura magmatica del movimento», con le sue «posizioni e sensibilità teologiche differenti» – individua «due forme teoriche di post-teismo, una più mitigata e l’altra più radicale», ma accomunate dalla «critica alla concezione di Dio come ente supremo separato dal mondo» e «che vi interviene dall’esterno con azioni puntuali soprannaturali». Ma anche dalla «convinzione che la fine della religione teista (considerata mero costrutto storico) non significhi la fine della spiritualità (invece essenziale all’essere umano)», da cui «discende l’intento teologico-pastorale del movimento: svestire il cristianesimo del suo rivestimento mitico teista per esprimerne l’essenza in termini post-teisti: unica via per salvaguardarne il futuro in epoca moderna e metterne a frutto il nucleo essenziale, considerato capace di offrire anche oggi un importante contributo alla maturazione umana». 

A questo «movimento di vera e propria decostruzione e ristrutturazione radicale del cristianesimo» Ferretti riconosce almeno tre meriti: quello «di aver posto la questione di Dio al centro del ripensamento globale del cristianesimo nell’attuale fase culturale» dominata dalla secolarizzazione; quello di avere «in tale contesto, evidenziato e criticato alcune visioni arcaiche e distorte di Dio presenti nella tradizione religiosa, anche cristiana» e quello di «aver richiamato alla necessità di porre l’esperienza spirituale e mistica al centro della vita cristiana» insieme al tentativo, «certamente più problematico ma apprezzabile, di collegare l’universalità unificante del pensiero scientifico con la presunta universalità unificante della spiritualità mistica di tipo cosmico-ecologico». 

Discutibile è invece per Ferretti «il fatto che i post-teisti estendano arbitrariamente a tutta la tradizione religiosa, anche ebraico-cristiana» la loro definizione di teismo» e che, nella loro critica alla visione di un Dio separato dal mondo, ne mettano «espressamente o implicitamente in discussione sia la distinzione dal mondo sia la libertà e la personalità». Ma problematico è anche «il posto che il post-teismo attribuisce alla scienza in teologia», «fino a elevarla a fonte di conoscenza unica o comunque determinante anche in campo teologico-religioso», come pure «ritenere che la scienza come tale, con il suo metodo ipotetico-sperimentale, possa essere un’alleata nella visione mistica o sacrale della natura, ovvero possa cogliere il mondo come Mistero divino». Mentre uguali riserve Ferretti nutre per «la sacralizzazione o risacralizzazione della natura, di cui parla il postteismo» – «sia per come la oppone alla cosiddetta desacralizzazione della natura operata dal teismo con la dottrina della creazione, sia per come la propone quale visione religiosa della natura da ricuperare o a cui tornare» – e per il «posto preferenziale che i post-teisti danno alla mistica unitiva o fusionale, di matrice metafisico-religiosa prevalentemente orientale, in cui l’io umano scompare o si annulla nel divino della natura». Tutti rilievi, quelli dell’autore, su cui sarebbe auspicabile portare avanti il dibattito. Come pure su quelli espressi, in un altro articolo di analisi del post-teismo, dal docente di Filosofia e Teologia presso la Facoltà Cattolica dell’Amazzonia di Manaus Paolo Cugini – apparso sulla rivista Rassegna di Teologia (65/2024) legata alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale – di cui riportiamo qui di seguito ampi stralci

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