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Enzo Bianchi "L’unico popolo della Chiesa"

La Repubblica 
  26 febbraio 2024
per gentile concessione dell’autore. 

Ho vissuto in Israele e vi sono andato più volte tanto da poter dire che conosco abbastanza quella terra: Israele che la abita e i palestinesi presenti nei confini dello Stato e nei territori occupati.

Ho conosciuto anche i cristiani palestinesi arabi e gli altri cristiani (greci, armeni, copti, cattolici, luterani, anglicani) che vivono da tempo in quella terra che per loro è “terra santa”. Così ho dovuto prendere atto della complessità dei rapporti tra Israele e i palestinesi, sovente segnati da manifestazioni di violenza, ma anche da una guerra come l’attuale, scoppiata dopo il massacro perpetuato da Hamas il 7 ottobre scorso. Per ora non vediamo sbocchi al conflitto, mentre da parte israeliana si continua a operare perché i palestinesi lascino la loro terra e trovino collocazione in altre nazioni. Questo è un conflitto anche religioso? Israele è entrato in quella terra più di tremila anni fa, uscendo dalla schiavitù dell’Egitto, e ha goduto di un’autonomia che è durata quattro secoli, da David fino alla distruzione di Gerusalemme da parte dei babilonesi (587 a. C.). Ma successivamente non è quasi mai vissuto nell’indipendenza, occupato da potenze mondiali prima orientali e poi occidentali. 

Così la terra di Israele ha visto un aumento della popolazione palestinese fino al ritorno degli ebrei nel secolo scorso e alla fondazione dello Stato di Israele. 

Sì, ora gli ebrei abitano la loro terra e credono, sulla base della Scrittura (Tanakh) che questo evento sia voluto da Dio. Di fronte a tale convinzione i cristiani possono solo avere rispetto perché condividendo con gli ebrei la Bibbia ebraica, che essi chiamano Antico Testamento, conoscono l’alleanza di Dio con Israele e il dono della terra. Ma resta vero che, come indica la Lettera agli Ebrei, questa promessa non riguarda i cristiani, che sono senza patria qui sulla terra e aspettano una patria promessa nel cielo. Per questo non possono avere pretese di possesso né su Israele né su Gerusalemme. 

Costantino chiama questa terra “Santa” per i cristiani, secoli dopo anche l’Islam la chiamerà “la santa” credendo che in essa sia avvenuta l’ascensione di Maometto al cielo. 

Così Israele oggi ha la sua terra e questo è un segno escatologico anche per i cristiani. Ciò non esclude una convivenza con i palestinesi. Per uscire da questa concorrenza nel possesso della terra occorrerà da un lato la creazione di uno stato palestinese nei territori ora occupati e una convivenza in Israele di ebrei e palestinesi. Bisognerà però che i palestinesi smettano di pensare che generando molti figli potranno espellere gli ebrei dalla terra, mentre gli ebrei dovranno rinunciare al disegno di cacciare i palestinesi dalla terra comune. 

Quanto al dialogo teologico, la Chiesa deve condurlo con gli ebrei credenti perché non può fare a meno di dialogare con l’Israele di Dio, l’Israele delle alleanze e delle benedizioni che vive accanto a lei e con lei dovrebbe essere benedizione per tutta la terra, fino la giorno dell’unità in un solo popolo del Signore.


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