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Massimo Recalcati "Diritti, mamma e papà non bastano"

La Repubblica, 31 marzo 2023 

Il ritornello è martellante: un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà per crescere bene. 
Ma cos’è una mamma e cos’è un papà? La natura eterosessuale dei genitori sarebbe sufficiente a garantire una buona educazione e, dunque, una buona crescita della vita del figlio? Una mamma e un papà, ovvero i genitori naturali, sarebbero davvero la condizione necessaria e sufficiente per dare alla vita del figlio la cura e l’amore indispensabili al suo sviluppo? Davvero la cura e l’amore dipendono dalla differenza anatomica dei genitori? 
Significherebbe che una coppia di genitori dello stesso sesso non sarebbe in grado per principio di fornire cura e amore? Non c’è qualcosa di brutalmente sommario in questo sillogismo che data la premessa che ogni figlio ha bisogno di una mamma e di un papà necessariamente eterosessuali, conclude che senza questa presenza i diritti del figlio, insieme alla sua stessa vita, verrebbero ingiustamente lesi? Mi chiedo sempre quando ascolto questo ritornello quale film abbiano visto coloro che lo pronunciano. Se fosse possibile inviterei costoro a stare al mio fianco in una mia comune giornata di lavoro perché possano ascoltare gli innumerevoli disastri che molto frequentemente la mamma e il papà eterosessuali, ovvero i genitori biologici del figlio, possono provocare sulle loro creature. La gamma è vasta e spazia dalla totale indifferenza all’intrusione più o meno violenta. Le sfumature tra questi due poli (indifferenza e intrusione) sono variegate: arroganza, irresponsabilità, litigi quotidiani con il coniuge e separazioni burrascose che coinvolgono senza alcuna tutela i figli, soprusi, ricatti, assenza di rispetto, abbandoni, abusi, maltrattamenti, umiliazioni, imposizioni autoritarie, dipendenza affettiva, ecc. Sono cose talmente note, frequenti, quasi abituali... Basta solo guardarsi attorno, magari proprio nelle famiglie di coloro che si fanno promotori di quel ritornello... La realtà è che un legame famigliare generativo, al di là del sesso dei genitori, non è affatto la norma, ma una difficile e impegnativa costruzione alla quale la differenza anatomica dei genitori non abilita affatto. Un legame famigliare generativo non dipende dal sangue, né dalla generazione biologica. Come danno dimostrazione spesso esemplare i genitori adottivi, mamma e papà non sono tali in quanto genitori naturali dei loro figli, ma solo in quanto hanno scelto di aderire con responsabilità illimitata alla cura dei loro figli. 
Bisogna dunque distinguere con attenzione l’atto naturale della generazione di un figlio da quello della sua adozione simbolica. Il primo è dettato dalle leggi della natura ma può lasciare vacante la funzione genitoriale necessaria al figlio, mentre il secondo è condizione necessaria di ogni legame famigliare ma non dipende affatto da quelle leggi. Sappiamo bene che non tutti i papà e le mamme naturali hanno assolto il compiuto di questo secondo atto. Generare un figlio non significa di per sé essere una madre o un padre. Madre e padre si diventa attraverso un gesto infinitamente ripetuto di adozione simbolica della vita del figlio. Questo significa che la cura non scaturisce dal sangue ma dal dono della cura, dalla pazienza e dal decentramento del proprio Io che fanno spazio alla vita del figlio. L’eterosessualità dei genitori biologici garantisce questo spazio? Un bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà che nonostante la loro eterosessualità e la loro consaguineità si rivelano dannosi per la sua crescita, oppure ha diritto ad essere amato da chi si assume davvero il difficile compito simbolico della sua cura? Possiamo davvero pensare che la differenza anatomica tra i sessi sia la condizione necessaria e sufficiente per garantire la presenza di una madre e di un padre degni di questo nome? La sostanza del legame famigliare non è il sangue, ma la capacità di amore e di cura nei confronti del figlio. 
Non dovremo allora avere pregiudizi sul fatto che una coppia omoparentale, unita da un profondo sentimento amoroso, possa cimentarsi nell’impresa di provare ad essere dei genitori sufficientemente buoni. Non sarà certo l’assenza di eterosessualità a minare questa possibilità, né, del resto la sua esclusione. La difficoltà che incontra ogni genitore nell’esercizio del suo mestiere impossibile vale anche per nuove coppie di genitori omoparentali. Come diceva saggiamente un mio vecchio professore, quando ancora il dibattito politico sull’omogenitorialità non era all’orizzonte: “Lasciamo che sbaglino anche loro”.



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