“Il mio sogno era fare la libraia”: Liliana Segre parla dei libri della sua vita

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Mi sento una libraia mancata. La vita mi ha portato verso altre strade, ma avrei desiderato tantissimo avere una libreria. Non tanto per il negozio in sé, ma per il gusto di stare in mezzo ai libri, di toccarli. È indescrivibile il piacere di sfogliare le pagine”. In occasione dell’uscita dell’audiolibro “La sola colpa di essere nati” (a cui ha prestato la voce – e tratto dal libro scritto con Gherardo Colombo), ilLibraio ha incontrato Liliana Segre, senatrice a vita e testimone della Shoah, con cui ha parlato della sua grande passione per la lettura. “Ho imparato a leggere molto presto. Ho avuto la fortuna di vivere in una casa in cui c’erano tantissimi volumi e in cui, soprattutto, c’era la libertà di sceglierli”. Dai ricordi d’infanzia, alle letture preferite, passando per quelle estive e quelle che l’aspettano sul comodino: un dialogo sul piacere di “sfogliare le pagine”.

“Di libri potremmo parlare per quindici giorni di fila”. Liliana Segre ci accoglie nel suo salottino e ci offre una tazza di tè caldo con un goccio di latte.

Da poco ha dato voce al suo primo audiolibro La sola colpa di essere nati, letto insieme a Gherardo Colombo, e vogliamo cogliere l’occasione per chiacchierare con la senatrice a vita e testimone della Shoah di quello di cui ci occupiamo ogni giorno sul nostro sito: i libri e la lettura. Che sono, o quantomeno possono essere, strumenti di vita e di salvezza.

Sarebbe bello poterlo fare per quindici giorni di fila, ma il tempo che ci ha già dedicato ci sembra prezioso. Quindi iniziamo subito, partendo dalla prima cosa che abbiamo davanti agli occhi: una grande libreria in legno scuro, dove spuntano numerosi volumi antichi. I libri sono perfettamente allineati e ordinati per casa editrice. E, se è vero che la disposizione di una libreria è una questione sentimentale, siamo curiosi di sapere di più su questa scelta. “Questa? Ma no, non è la mia vera libreria, questo è solo un assaggio“, svela Segre, posando la sua tazza di tè sul tavolino e sfiorando con un dito il dorso di qualche volume.

Ne estrae uno e lo soppesa tra le mani. È Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nella prima pagina, con una grafia sottile e appuntita, è segnata a matita la data di lettura: 1959. “È uno dei miei libri preferiti, ricordo di averlo letto subito, appena uscito”. Poi lo ripone, ne cerca un altro con lo sguardo: L’isola di Arturo di Elsa Morante. “L’ho amato tantissimo. È un romanzo stupendo”.

Di Liliana Segre, 92 anni, ciò che colpisce di più è la voce. Una voce piena e ferma, che ha iniziato a farsi sentire solo dopo molto tempo. Per metà della sua esistenza, infatti, la senatrice ha taciuto la tragedia che aveva vissuto da bambina nei campi di concentramento nazisti. Poi, come ha raccontato molte volte, anno dopo anno era impossibile continuare a restare in silenzio: Segre ha così scelto di farsi testimone attiva della Shoah, andando per le scuole a raccontare la propria esperienza, fino a quando, nel 2020, ha tenuto il suo ultimo incontro a Rondine Cittadella della pace.

La sua testimonianza, oggi, rimane nei libri: testi in cui ripercorre la Storia, gli eventi vissuti sulla propria pelle, ma soprattutto riflette sulla profonda differenza che intercorre tra giustizia e legalità, sottolineando la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie.

Libri, voce, memoria. Partiamo da qui e dall’esperienza della realizzazione dell’audiolibro (uscito per Audiolibri Salani e tratto dal volume pubblicato da Garzanti, ndr).
“È stata un’esperienza nuova e unica. Sono felice di averla vissuta”.

A chi pensava mentre leggeva?
“Alla mia amica Marisa. Lei ha perso quasi completamente la vista, per questo ogni mia parola era rivolta a lei. Un tempo è stata una lettrice avida, ma adesso che non può più leggere, che non può più trovare conforto nella lettura, credo che gli audiolibri siano una consolazione preziosa”.

Siete legate da molto?
“Ci conosciamo fin dall’infanzia, era la mia vicina di casa. I nostri nonni erano amici e così io me la sono trovata servita. Sai, all’epoca le amicizie non si sceglievano, ma capitavano. Erano i genitori a dirti: ‘ora stai con questa bambina’. E così nasceva il legame. Noi ci siamo volute sempre un sacco di bene. È una donna fantastica, non si lamenta mai”.

E lei che lettrice è stata da bambina?
“Non ero una scolara brillante in prima elementare, ma ho imparato a leggere molto presto. Ho avuto la fortuna di vivere in una casa in cui c’erano tantissimi libri e in cui, soprattutto, c’era la libertà di sceglierli”.

Cioè?
“Si lasciava che i bambini entrassero in libreria e scegliessero da soli i libri che preferivano, senza nessuna costrizione”.

Le sue scelte su cosa ricadevano?
“A parte Il GiornalinoIl Corriere dei PiccoliL’Avventuroso – giornalini che i miei mi compravano quando ero piccolissima – ricordo che avevo iniziato a tenere una biblioteca personale, che poi ovviamente è andata perduta come tutto il resto, in cui c’erano questi romanzetti, che all’epoca mi sembravano storie straordinarie”.

Quali?
“Erano principalmente libri della Salani. Tra i miei preferiti c’era la storia di una bambina, forse si chiamava Marie Gold, che stava sempre a guardar passare i treni. Un altro si intitolava Euro, ragazzo aviatore, pensa te… un protagonista che si chiamava già Euro! Era l’inizio della Seconda Guerra Mondiale”.

Ora che tipo di lettrice è?
“Compro tanti libri per il piacere di averli. E ne ricevo anche tantissimi. Ma purtroppo adesso leggo poco. O, meglio, sono obbligata a leggere cose che non leggerei. Però ho sempre amato la lettura. I primi soldi che ho avuto li ho spesi per i libri”.

Aveva una libreria del cuore?
“In realtà sì. C’era in via San Michele del Carso, angolo Piazza Baracca, una signora libraia, che era la mia fonte principale. Non ero abituata ad andare in quelle che oggi sono le grandi librerie… forse allora nemmeno esistevano. Era meraviglioso recarsi dal tuo libraio di fiducia, una persona che aveva letto e che sapeva anche cosa consigliarti”.

Oggi da chi si lascia consigliare?
“Ho ancora qualche amicizia con i librai. Con uno in particolare. Lavora nella città in cui vado in vacanza d’estate. È un negozio a misura d’uomo e, quando arrivo, andare lì è una tappa d’obbligo. Mi piace farmi consigliare, ma a volte sono perfino io a dare consigli…”.

Per esempio?
“Se trovo qualche chicca che mi ha colpito la suggerisco sempre. È capitato diverse volte. In fondo mi sento una libraia mancata. La vita mi ha portato verso altre strade, ma avrei desiderato tantissimo avere una libreria. Non tanto per il negozio in sé, ma per il gusto di stare in mezzo ai libri, di toccare i libri. È indescrivibile il piacere di sfogliare le pagine”.

A proposito d’estate: letture estive che l’hanno intrattenuta durante le vacanze?
“L’estate scorsa ho letto I Leoni di Sicilia e il suo seguito, L’inverno dei Leoni“.

Quali sono i suoi autori e le sue autrici di riferimento?
“I grandi autori classici. Quelli che si devono leggere. I russi, gli israeliani, ma anche la letteratura moderna americana e quella dell’Europa del Nord. Devo dire la verità, meno gli italiani”.

Tra le ultime uscite, una che l’ha particolarmente colpita?
Tre piani di Eshkol Nevo”.

Libro sul comodino?
“Ora sto leggendo un libro di Andrea Riccardi, La guerra del silenzio. Pio XII, il nazismo, gli ebrei. È un libro che mi interessa perché ho personalmente conosciuto Pio XII e sono curiosa di scoprire come è stato descritto”.

Quello che le ha cambiato la vita?
“Per come è andata la mia vita, ti direi Se questo è un uomo di Primo Levi, non posso prescindere da questo libro. Ma la verità è che esistono tanti libri che possono cambiare una vita. Dipende sempre dal periodo che si sta attraversando”.

Lei ha sempre parlato con i ragazzi, nelle scuole. Se adesso dovesse consigliare un libro ai più giovani quale sarebbe?
“Sono andata nelle scuole perché non potevo fare altrimenti. Sono stati trent’anni importantissimi. Qualche volta mi sembra di essere riuscita a seminare qualcosa. Molte altre volte mi sembra di non essere servita a niente. Sono molto realista, non sono un’ottimista tanto per esserlo. Il mondo è molto duro, crudele e spietato. Ora c’è una guerra alle porte. Spero solo che resti il messaggio che ho voluto sempre mandare: parlare di pace e non di odio, né di violenza, né di vendetta”.

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