Lidia Maggi "Le donne si prendano un ruolo nella Chiesa"

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Le donne si prendano un ruolo nella Chiesa

 di Lidia Maggi 
Bari Repubblica
26 novembre 2022
di Antonella W. Gaeta

"Pastora", “discepola", "padre queer”, “gabbie di genere”: le parole sono importanti e insieme rivelatrici di un futuro che s'avvicina. E' bello ascoltarle da Lidia Maggi, pastora battista, ospite ieri di un incontro molto importante, intitolato:“Le donne nei Vangeli, riflessioni sulla promozione della donna operata da Gesù". Com’è importante che a ospitarla sia stata una chiesa cattolica, la parrocchia dell'Immacolata di via Abbrescia a Bari, su invito di un cappuccino, padre Mariano.

Pastora Maggi, Gesù è sempre accompagnato da donne, è a loro che si rivela risorto.

"Le donne che sceglie come discepole,o che scelgono di diventare sue discepole, vengono da lui liberate. Fin dall'inizio ci sono i 12 e poi ci sono alcune donne come Maria la grande (di Magdala vuol dire proprio questo,non un luogo), svincolate dalle catene del patriarcato, delle malattie, dagli stereotipi sessuali,donne che Gesù libera anche dall'ignoranza. C'è Maria di Betania che si arroga il diritto di imparare, in una società in cui era appannaggio solo dei maschi, che sceglie di essere discepola. Le donne sono presenti dalla prima ora con i 12, per cui un discepolato che nomina solo i 12 é amputato di questa presenza molto forte: le discepole che lo servivano e seguivano fin dalla Galilea, ci dice Marco. Donne da cui Gesù impara, come la cananea, che gli mostra quanto la misericordia di Dio sia molto più grande di quello che lui credeva, facendogli vedere le cose dal punto di vista della misericordia femminile. Ci sono diverse donne che interpellano Gesù e lo sollecitano».


A cominciare da sua madre durante le Nozze di Cana.

"Secondo Giovanni è una madre che forza il figlio a fare un gesto, Gesù pensa che la sua ora non sia ancora arrivata, ma lei non è d'accordo. Quello che voglio far comprendere che una Chiesa che non racconta Dio anche con voce femminile è amputata. Gesù racconta Dio con immagine maschile e femminile, senza problema. La grande parabola del Padre Misericordioso si compone di un pastore,di una amministratrice e di un padre, per dire Dio occorrono almeno questi tre sguardi: uno esterno, una interna e poi questo padre che diremmo un po’ queer, con attributi maschili e femminili. Le gabbie di genere rischiano di essere solo sociali. Chi l'ha detto che solo le donne sono misericordiose o accoglienti gli uomini no? E chi l’ha detto che solo gli uomini devono amministrare i beni e mantenere la famiglia e le donne no? Allora ecco che Dio è un'amministratrice. Entrare nelle donne dei Vangeli non significa solo riflettere sulle quote rosa, la posta in ‘gioco’ molto più alta, si tratta di quale Dio noi annunciamo e quale Chiesa. A una Chiesa che non permette alle donne di glorificare Dio e di predicare manca qualcosa. Una Chiesa non è un club ma è una comunità che raccoglie persone diverse per provenienza sociale, culturale, sessuale".

Parla di discepole, ma il racconto evangelico dopo Gesù è stato fatto da maschi e la subalternità ne è stata conseguenza: la donna, salvo eccezioni, è sparita. Siamo andati avanti così per secoli e, nella Chiesa cattolica, ancora non si parla di donne prete, di certo non convintamente.

"Nella mia tradizione e in quella valdese sin dagli anni Venti veniva messo all'ordine del giorno il tema, fino ad arrivare al 1964, al riconoscimento della prima donna pastora. accaduto per la tenacia delle donne che hanno studiato e per la complicità di uomini intelligenti con ruoli importanti, che hanno perorato a loro causa. lo mi rammarico del tono lamentoso che spesso sento nelle donne nelle nostre Chiese; è vero che a volte non ci viene data la possibilità, in alcune Chiese, di predicare negli amboni, ma possiamo farlo nelle strade, nelle piazze, Gesù predicava dappertutto. Dobbiamo uscire da una cultura della delega, sentirsi vittime è pericoloso, diventa quasi uno stato ontologico, e non é sano perché noi siamo molto di più di vittime di una Chiesa che non riconosce le donne, siamo parte della Chiesa, per cui siamo parte del problema".

Come fare?

"Nel mondo cattolico, ad esempio, alcune donne si sono costituite in un coordinamento delle teologhe, hanno studiato Teologia per fare le disoccupate, ma poi hanno cominciato a insegnare nelle Università, nei Seminari,a scrivere sulle riviste; si è dunque rivelata una scelta creativa, astuta, per non rimanere nell'impasse dell'attesa che qualcosa cambi, hanno messo in moto il cambiamento, pensando che fosse giunta l'ora".

Una pastora battista che parla in una Chiesa cattolica: che significato ha?

"Per me è sempre un'esperienza spirituale, mi ricorda che la Chiesa è molto più grande della mia confessione e che questa unità che si invoca già c’è, la riconosco, sento che apparteniamo allo stesso Signore. Ogni cosa buona che succede nella Chiesa cattolica avviene anche nella mia Chiesa. Questa diversità che porto avanti con il mio essere donna nella Chiesa, si estende anche alle altre diversità necessarie perché la Chiesa sia questa sinfonia delle differenze".

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