La figura di Maria nei Vangeli

stampa la pagina

Non esiste né del resto è mai esistito un unico volto di Maria. Fin dalle prime tradizioni a noi note, la sua figura risulta poliedrica, molteplice e ricca. Una pluralità presente già nei quattro racconti evangelici e che in seguito, molto presto, subisce ulteriori diversificazioni a partire da altri punti di vista. Di lei solo alcuni tratti restano a tutt’oggi definiti. Per il resto, la sua figura ha subito un processo di amplificazione e di diversificazione; grande è la distanza che intercorre tra l’inizio della vicenda di Maria di Nazareth e tutta la storia successiva. Qui mi limito a considerare solo la dimensione biblica della diversità e della pluralità di volti di questa figura perché è quanto conferisce un’interessante e spesso sconosciuta intensità a un personaggio evangelico che a prima vista risulta sobrio e di poche parole rispetto ad altri. È uno di quei casi in cui non è la quantità di citazioni che fa lo spessore del personaggio narrativo, perché la sua profilatura dipende da altri parametri come il posto che occupa nel racconto, le relazioni con altri personaggi, la sua funzione e la specificità di ciascun autore evangelico e del suo contesto. Centro dunque la mia attenzione sui vangeli facendo solo un rapido riferimento ad altri testi del Nuovo Testamento. Recuperare la Maria di Nazareth biblica a partire dalle narrazioni evangeliche significa per me sottrarla al patriarcato, cioè a duemila anni di interpretazioni che hanno preso le distanze dalle fonti bibliche interdicendole così anche alla gente e, in modo tutto particolare, alle donne.

Vangelo di Marco


Marco collega l’importanza di Maria con la crisi della famiglia patriarcale ebraica provocata da Gesù. Leggiamo in Mc 3,21-31-35: Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «È fuori di sé». Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre». In soli cinque versetti il narratore condensa il processo evolutivo del personaggio che prende le mosse da una posizione scontata, patriarcale e obbligata, nei confronti del figlio considerato pazzo, e arriva a una posizione frutto di una libera scelta, rivoluzionaria rispetto a un grande pilastro della società e della religione israelitica. A partire da questa crisi, Maria progredisce fino a entrare a far parte, non sappiamo se in modo costante o solo sporadicamente, del gruppo delle donne che seguono Gesù e aderiscono al suo progetto. A partire da un modo d’intendere la tradizione religiosa ebraica l’attuazione del progetto divino si pone in alternativa alla famiglia israelitica e alle sue implicazioni. Il breve racconto di Mc 6,1-6 ( Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?» ) e i due momenti pasquali della presenza delle donne alla crocifissione (15,40-41) e al sepolcro vuoto (16,1-8) confermano l’ipotesi di questa evoluzione.

Vangelo di Matteo


Matteo presenta Maria in modo diverso. Utilizza generi letterari, simboli ed elementi mitici nei racconti dell’infanzia di Gesù: l’infanticidio e la persecuzione del re Erode costringono alla fuga la madre con il bambino e il padre. Risalta l’immagine della diade mitica divina della madre con il bambino (suo figlio). A conferire però maggiore intensità al personaggio è il suo background biblico, che inizia nella genealogia, dove Maria è l’ultima della significativa lista di quattro donne «irregolari» — che creano una diversità nella continuità stessa — e prosegue nel midrash [n.d.t.: metodo di esegesi biblica seguito dalla tradizione ebraica dei racconti dell’infanzia]. Se non si tiene presente la Bibbia ebraica, tale intensità non viene percepita. Inoltre occorre vedere la Maria di Matteo in stretto rapporto con il Giuseppe di Matteo, poiché il modo in cui viene presentato Giuseppe modifica e illumina Maria in quel contesto sociale e storico. Senza questo rapporto non si comprende il fatto che nel Vangelo di Matteo Maria sia meno patriarcale di quanto appare, e ciò vale anche per Giuseppe.

Vangelo di Luca


Luca usa il genere letterario dell’annunciazione della nascita dell’eroe alla futura madre (2,26-38), che si basa sui miti greco-latini e rimanda a vari testi della Bibbia ebraica. Luca propone Maria come una donna giovane, consapevole, intelligente e indipendente, e la libera dal presunto destino inappellabile della maternità delle donne. A molti passa inosservato il momento in cui Maria, che non capisce quello che le dice l’angelo, gli fa domande per avere chiarimenti, e anche quello in cui lei accetta senza consultare il promesso sposo, fatto che rompe con la tradizione del rapporto uomo-donna. Luca è il narratore più patriarcale, e nonostante il profilo narrativo luminoso con cui presenta Maria nell’annunciazione, nella visitazione a Elisabetta e nel testo sul primato dell’ascolto della Parola sulla dignità materna (11,27-28), è anche quello che cerca di ricollocare le donne nel posto preassegnato loro dal patriarcato.

Il quarto vangelo (Giovanni)


L’autore del quarto Vangelo conferisce alla figura di Maria un posto strutturale nella sua opera sulla base di solidi fondamenti biblici. La presenta che inaugura la vita pubblica di Gesù (Gv 2,1-8), sotto il simbolo della nuova umanità, sulla base evocativa di una Eva fondamentale nella nascita dell’umano, porta della vita, libera perché può scegliere, e portatrice di novità. Maria è donna per Gesù e madre di Gesù. La relazione tra questi due modi di menzionarla (mai con il suo nome) condensa simboli, miti e significati teologici innovatori nel Vangelo. La Maria di Giovanni non si può comprendere senza una lettura liberatrice di quanto avviene alle nozze di Cana: Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino» (Gv 2-3). L’evangelista torna a mostrarla alla fine della vita di Gesù (19,25-27), aprendo e chiudendo il suo ciclo vitale e storico. È nuovamente porta di nuova umanità e di una storia comunitaria innovatrice.

Altri testi

Ci sono altri scritti del Nuovo Testamento che evocano Maria. Il più vicino ai racconti evangelici è quello degli Atti degli Apostoli (At 1,14) che la nomina nel contesto della Pentecoste, a capo della famiglia di Gesù in un quadro di lutto e di conflitto per la leadership della sua eredità. Luca non le dà la parola, ma un posto molto significativo. Purtroppo la sua menzione è stata intesa come eccezione: lei sola tra uomini. Il testo invece include uomini e donne, seguaci, familiari...

Maria e la Bibbia

La Maria che conosciamo dalle catechesi, la predicazione, le devozioni popolari e spirituali, i libri di esaltazione, l’arte… ha poco a che vedere con quella biblica. Maria fa parte della Bibbia, ma la tradizione l’ha separata da essa decontestualizzandola. Il Concilio Vaticano II ha cercato di demistificarla e di riconsegnarla alle fonti, per reinterpretarla, ma la sua figura ha subito un processo semplicistico. Le sono stati tolti gioielli e corona, è stata fatta scendere dalle nuvole, trasformandola in una contadina ebrea senza quasi significato evangelico e teologico, con scarsa capacità di animare e conferire potere alle donne e a tutta l’umanità con il progetto di Gesù. La sua forza liberatrice è stata ridotta al Magnificat e oggi Maria continua a essere una figura scarsamente biblica. Ha recuperato di gran lunga il suo posto nel patriarcato.

di Mercedes Navarro Puerto
Docente di Antico Testamento, cofondatrice dell'Associazione delle teologhe spagnole e psicologa

Fonte: L'Osservatore Romano

stampa la pagina