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Violenza contro le donne: segno della postura di una civiltà, non malvagità di singoli individui

venerdì 25 novembre 2022


La violenza sulle donne è un segno della postura di una civiltà, non è qualcosa che nasca come un fungo o che si possa spiegare con la malvagità o la patologia di singoli individui. La violenza sulle donne, ieri come oggi, anche in Europa, nasconde il retaggio di una cultura in cui le donne non sono considerate pari agli uomini adulti, né per dignità né per diritti. Ed è proprio la loro differenza che le accomuna ad altre categorie di persone lo stesso “im-pari” come i bambini, i vecchi, i poveri di ogni sorta. Le nostre istituzioni, per questo, dedicano una giornata alla donna – l’8 marzo – contro le discriminazioni nel mondo del lavoro – e una giornata – quella di oggi, 25 novembre – contro la violenza che le donne subiscono da fidanzati, mariti, ex-compagni, e – non dimentichiamolo – dai mostruosi mercanti di prostituzione e di tratta. 

Donne che prima sono state volute e scelte e che si sono fidate e affidate ai mariti fino a renderli padri dei loro bambini e che, poi, vengono minacciate, pretese in possesso nell’anima e nel corpo, massacrate ed uccise da chi, spesso, distrugge anche sé stesso. 

Nel mondo biblico non mancano gli orrori della violenza sulle donne, al contrario, vasta è la gamma dei casi narrati atta a mostrare i tanti modi in cui le donne – nella società androcentrica e patriarcale – erano oggetto di violenza. Un primo caso è quello dell’abuso del loro ruolo di madri che era il principale, il più importante. La donna sterile era considerata colpevole e, quindi, era diritto del marito prendere un’altra moglie, giacere con la sua schiava, o ripudiare la donna che aveva sposato se non gli avesse dato la discendenza. Anche la poligamia è una violenza contro la donna e così pure le leggi del ripudio che, non per nulla, Gesù andrà a criticare (cf Mt 19,3ss). Per non parlare dell’adulterio per cui la moglie veniva addirittura lapidata. Che dire poi delle figlie su cui i padri potevano tutto, persino offrirle “in sacrificio”? È la storia della figlia di Iefte che fu abbattuta sulla soglia della giovinezza, in adempienza della sciagurata idea di suo padre di fare un voto a Dio? (cf Gdc 11,29ss). Abuso di potere paterno sulle figlie, fatto passare per volontà di Dio. Nei casi appena descritti, la violenza più grave era, forse, quella della Legge che permetteva stabiliva tutto ciò. 

Ma ci sono anche casi di violenza che, invece, la Legge, fortunatamente, puniva. 

Tutti ricordano il delitto di David su Betsabea nel quale il re abusa del suo potere per usare la moglie di un altro. Talis pater, talis filius: Amon – primogenito di David – si incapriccia per sua sorella Tamar e rifiuta di mangiare, fingendosi ammalato. Per farsi tornare l’appetito voleva le frittelle fatte da sua sorella! E così avvenne. Amòn si scapricciò, la violentò e, in men che non si dica: “concepì verso di lei un odio grandissimo: l’odio verso di lei fu più grande dell’amore con cui l’aveva amata prima” (cf 2Sam 13,15). Le donne non solo erano facile preda della violenza e dell’arbitrio maschile ma non avevano neppure il diritto di esprimere i loro sentimenti, di amare a loro volta: anche questa è violenza contro le donne! 

Ma c’è di più. Il “giusto” Lot, nipote di Abramo, mise a diposizione dei Sodomiti le sue figlie vergini purché non violentassero i suoi ospiti (cf Gen 19,8-9), così come il levita di Efraim gettò il corpo di sua moglie fuori di casa, al posto del proprio (cf Gdc 19,25). Ma se i sodomiti non vollero violentare le figlie di Lot, i figli di Israele violentarono la donna tutta la notte fino a farla morire. Quanto neppure Sodoma era riuscita a fare, lo fece, invece, il popolo di Dio! (cf Gdc 19,25). 

In Israele alle donne era precluso entrare nelle stanze intime e sacre del Tempio e da questa esclusione tante altre violenze derivavano contro di loro. Nonostante i Vangeli, dove si riconosce e si esalta la dignità assoluta della donna, la Chiesa ha continuato a praticare le distanze sacrali e specialmente quando – dopo il Concilio di Trento – s’è fortemente clericalizzata. Quello che il Medioevo non faceva venne fatto in età moderna contro le donne. Vale la pena ricordare, infatti, la storia bella di Jacopa dei Settesoli, amica amata di frate Francesco, per la quale, venuta ella ad Assisi, egli disse: “fatela entrare e conducetemela, perché per frate Giacoma non va osservata la clausura stabilita per le donne” (dalla Leggenda Maggiore).

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