Christine Pedotti: «A noi donne dona il colore rosso porpora»

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Le straniere - Voci di donne che prendono la parola nella Chiesa
CHRISTINE PEDOTTI: «A NOI DONNE DONA IL COLORE ROSSO PORPORA»
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di Federica Tourn

È battagliera, creativa e comunicativa, Christine Pedotti: editrice, scrittrice e attivista, ha forse imparato dalla letteratura l’arte di vivere più di una vita. Soltanto chi scrive sa, infatti, che ciò che non sei puoi immaginarlo: e la spinta creativa, l’osare nuove possibilità e nuovi mondi, viene spesso dalla fantasia, dalla capacità di inventare, meglio ancora se unite alla sveltezza nell’usare le parole. Ecco allora che l’improvvida frase del cardinale André Vingt-Trois, all’epoca arcivescovo di Parigi – «Difficile trovare delle donne adeguatamente formate. Il problema non è avere una gonna ma qualcosa nella testa» – trova una nuova declinazione, del tutto opposta, nel “Comité de la jupe”, il Comitato della gonna, associazione che Pedotti fonda nel 2008 insieme alla teologa Anne Soupa per denunciare le discriminazioni di genere nella Chiesa. «Con quella frase il cardinale esprimeva la misoginia di tutto il sistema cattolico, maschilista e patriarcale, che non può immaginare di condividere la responsabilità con le donne e con i laici», spiega oggi Pedotti.
Una consapevolezza che per la scrittrice ha la forza di un’epifania: «Non che fosse una cosa nuova per me, in fondo ero una femminista da quando avevo diciotto anni, ma fino ad allora, con una sorta di schizofrenia, avevo tenuto separate la vita di militanza civile dal mio essere cattolica. In quel momento le due anime si sono riconciliate». Pedotti e Soupa si mettono all’opera per smontare i meccanismi di potere nella Chiesa ma si trovano davanti a un muro: «Prima del MeToo mettere insieme femminismo e Chiesa suonava come un’eresia. Non ci rendevamo conto di quanto fosse forte la questione dell’obbedienza e dell’unità interpretate come uniformità all’interpretazione delle gerarchie: ogni parola dissonante era vissuta come dannosa per la Chiesa».
Sempre insieme ad Anne Soupa, l’anno successivo Pedotti fonda la “Conférence Catholique des Baptisé-e-s francophones”, per promuovere la parola e l’autorevolezza dei laici nella Chiesa; ed è sempre con questo spirito che, di fronte al dramma della violenza clericale sui bambini, dà il via a una campagna mediatica che porta alla costituzione della Commissione Sauvé, forse la più accurata e approfondita indagine sugli abusi nella Chiesa promossa da una Conferenza episcopale. «Sono le donne a voler muovere le cose, perché non hanno nulla da perdere», commenta la scrittrice. Cresciuta in una famiglia di cattolici liberali, sempre con le idee chiare sulla libertà di coscienza – «nel 1967 mia madre faceva catechismo ai bambini e prendeva la pillola anticoncezionale», racconta –, è impegnata in parrocchia come responsabile dei giovani, crea libri per bambini. «Non ci sono stati momenti di rottura nella mia formazione, in chiesa ero a mio agio; ora invece non sopporto più la separazione fisica fra uomini e donne e fra clero e laici», dice. Scrive, e con la scrittura fa emergere le donne nascoste fra le pieghe dei libri sacri, mai adeguatamente raccontate: «Dopo venti secoli nella Bibbia troviamo ancora cose nuove da imparare: bisogna leggere quelle pagine con occhi di donna», sottolinea. Ecco che vediamo figure femminili forti, che evangelizzano, profetizzano e si riconoscono discepole di Gesù: c’è Maria Maddalena, «apostola degli apostoli», la Samaritana, «la migliore teologa». «Gesù parla alle donne, ha con loro conversazioni profonde e non le riduce alla biologia, non le invita mai a essere mogli o madri, come faranno letture posteriori», spiega.
Con un altro scarto della fantasia, Christine Pedotti, all’epoca redattrice di Témoignage Chrétien, si “traveste” da uomo e per sette anni scrive romanzi di ambientazione ecclesiastica con uno pseudonimo maschile, Pietro De Paoli. Quando alla fine si rivela, è uno choc: «Tutti erano convinti che fossi un arcivescovo, ho ricevuto decine di lettere di preti che si riconoscevano nelle mie storie, non potevano credere che una donna conoscesse tutti quei retroscena sul Vaticano», ride. «Gli uomini erano imbarazzati, le donne contente e al contempo un po’ deluse nello scoprire che non avevano di fronte un uomo – un religioso – di vedute aperte, come avevano creduto».
Christine ha affidato alle pagine anche l’amore e il dolore per la perdita del marito Claude, scomparso improvvisamente nel 2019. «Raccontare una cosa così personale ha stupito anche me ma non potevo fare diversamente: per me scrivere è come mangiare, bere o dormire», confessa. E aggiunge: «Volevo essere davvero una scrittrice e non soltanto una militante che scrive: forse la letteratura è questa strana capacità di mettere in relazione due intimità, quella di chi scrive e quella di chi legge».
Ora un altro libro è pronto, scritto a quattro mani con l’alleata di una vita, Anne Soupa: si intitola Espérez! Manifeste pour la renaissance du christianisme e uscirà per l’editore Albin Michel il 28 settembre. Un’opera in cui le autrici si chiedono se domani esisterà ancora un posto per il cristianesimo o se è destinato a diventare un oggetto da museo, ignorato dagli uni e rimpianto dagli altri, che sospirano pensando a quando era il motore del mondo. Una sfida non da poco, immaginare un manifesto per la rinascita del cristianesimo, ma Pedotti ancora una volta punta in alto: «Siamo in uno stato d’emergenza, in cui il mondo laico è entrato in crisi e ha perso la speranza. Noi pensiamo invece che questa idea dell’umanità capace di darsi per l’altro, in cui Dio si rivela, tipica del cristianesimo, sia ancora un messaggio valido per il futuro».
Un cristianesimo in cui ci sia posto per tutti e tutte, neanche a dirlo; anche per le donne sacerdote nel caso. Anche se Christine Pedotti non si vede prete, tutt’al più cardinale: «Perché possono essere laici, eleggono il Papa e oltretutto», chiosa con una risata, «il rosso mi dona».
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Questo articolo è tratto dal numero di settembre di Jesus
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