Lisa Cremaschi "L’insidia dell’ipocrisia"

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6 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,5-8 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: «Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 7Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate».


“E quando pregate non siate simili agli ipocriti”. Il termine “ipocrita” ricorre dieci volte nel vangelo secondo Matteo a fronte di un’unica volta nel vangelo di Marco e di tre volte in quello di Luca. Matteo è molto sensibile al tema dell’ipocrisia, sa che essa può avvelenare la vita intera. Chi è l’ipocrita? Nel greco antico tale termine definisce l’attore; si può essere dei bravi attori, recitare bene la propria parte, ricevere gli applausi di chi vede e ascolta, ma una volta terminata la recita, l’attore ritorna alla vita reale che è ben diversa da quella che recita sul palco. Quella dell’attore è una professione pagata e remunerata, accompagnata a volte dal successo, dalla fama, dagli onori e dalle lodi della gente. Anche il cristiano può essere un bravo attore, può “recitare” con un certo talento le parole del vangelo, celebrare belle liturgie, ben curate, fors’anche incantare e sedurre gli ascoltatori con omelie e discorsi ispirati al vangelo ma, terminata la recita, torna alla vita reale e forse nella vita reale il suo modo di agire non si ispira al vangelo. La Didaché (12,5) questo antichissimo catechismo giudeo-cristiano, dice che per riconoscere il vero profeta non si devono semplicemente valutare le sue parole, i suoi discorsi, ma vedere se “ha i modi del Signore”, se si comporta come il Signore si è comportato. La comunità cristiana cui Matteo si rivolge conosce l’insidia dell’ipocrisia; dapprima l’evangelista ha messo in guardia dall’ipocrisia nel prestare aiuto ad altri (cf. Mt 6,2); ora avverte che anche la preghiera, luogo in cui ci dovremmo porci in verità e sincerità davanti al Padre come figli amati e perdonati, può trasformarsi in occasione di ipocrisia. Scrive Origene (II-III sec.): “Nessuna cosa è bella solo per l’apparenza, come se esistesse solo in apparenza e non nella realtà. Come nei teatri gli attori drammatici non sono quello che dicono né quello che appaiono con la maschera che devono portare durante la recita, così anche tutti quelli che simulano la rappresentazione della bellezza non sono giusti, ma buffoni della giustizia”. Si può simulare una bella preghiera, ma non essere altro che “buffoni”! Continua Origene: “Chi invece entra nella propria cameretta prega il Padre, il quale vede e non abbandona questo luogo nascosto, anzi vi pone la sua dimora insieme al Figlio unigenito. Dice Gesù: ‘Io e il Padre verremo a lui e porremo la nostra dimora presso di lui’ (Gv 14,23)” (La preghiera 20,2). 

Gli ipocriti “hanno già ricevuto la loro ricompensa”: l’essere visti dagli altri, lasciare che il loro agire sia determinato da quello che la gente potrebbe pensare di loro. A volte la ricompensa ce la diamo da soli; è il sentirsi giusti, fino a sentirsi autorizzati a giudicare gli altri (cf. Mt 7,4-5), o a manipolare la parola di Dio a proprio vantaggio (cf. Mt 15,4-9). A chi prega nella stanza nascosta del proprio cuore e prega nel segreto, il Padre “che vede nel segreto, restituirà nel segreto”: in che cosa consiste questa “restituzione”? Non nell’esaudimento delle nostre richieste, della nostra pretesa che Dio faccia la nostra volontà, ma nella gioiosa scoperta che, come dice il vangelo di Giovanni, siamo dimora del Padre e del Figlio (cf. Gv 14,23). Del resto il vangelo di Matteo si conclude con le parole di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20); e se il Signore è con noi di chi, di che cosa avere paura? (cf. Rm 8,35-39).  

sorella Lisa Cremaschi

Fonte: Monastero di Bose

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