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Mariapia Veladiano "Fare casa con Maria, pane dell'accoglienza"

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1 maggio 2022 
 
"Fare casa con Maria, pane dell'accoglienza"

Piccolo viaggio della condivisione nelle abitazioni di cui il Vangelo non parla, considerando che ella stessa fu, come tutte le madri, la dimora del Figlio

Il desiderio del popolo dei fedeli di sapere, di vedere le tracce della presenza storica della Vergine si รจ rivolto anche a quelle 'reliquie' che sono le abitazioni di Maria, a cominciare dal luogo dell’Annunciazione, Nazareth, e dalla Santa Casa a Loreto fino all’ultima dimora di Efeso. Le racconta 'Luoghi dell’Infinito' numero 272, in edicola da martedรฌ, e dal quale anticipiamo in questa pagina l’editoriale della scrittrice Mariapia Veladiano. Il secondo editoriale รจ della monaca benedettina Maria Ignazia Angelini, mentre i servizi dello speciale sono firmati da Ermes Ronchi, Franco Cardini, padre Giuseppe Santarelli, Enza Ricciardi. Da segnalare l’inedito poema in prosa in cui Davide Rondoni immagina gli ultimi anni di Maria a Efeso, tra ricordi e attesa.


Della casa di Maria i Vangeli non ci raccontano nulla. Di sicuro Maria abita in famiglia quando riceve l’angelo dell’annuncio, ma la parola casa nemmeno c’รจ. Prima รจ nominata la casa di Davide, come casato, l’appartenenza di Giuseppe. Non una parola sulla casa in cui abiterร  per trent’anni dopo la nascita di Gesรน. Solo un cenno (Mt 2,11) alla 'casa' in cui entrano i Magi per riconoscere Gesรน. Ma รจ Betlemme, non Nazareth. Eppure la devozione associa in mille modi Maria alla casa. E anche l’arte. Quante case fanno da sfondo all’Annunciazione. A volte sono case-palazzi, case-cittร , come nella preziosa Annunciazione di Carlo Crivelli, tavola che chiama a raccolta l’intera bellezza del mondo. Maria รจ un giunco, elegantissimo profilo che si china a leggere le Scritture, mentre gli oggetti quotidiani nella stanza si trasfigurano in simboli: il vetro รจ la purezza, la candela รจ la fede, la pianta nel vaso รจ l’hortus conclusus della perfezione immacolata di Maria. A volte invece la casa รจ casa quotidiana, come nell’Annunciazione di Recanati di Lorenzo Lotto, dove Maria รจ una meravigliosa comune incantevole ragazzina stupita e spaventata dall’evento, e con lei il gatto domestico che scappa sorpreso dall’irrompere del Divino nella storia del giorno comune vissuto insieme alla sua padrona. Niente colonna fra l’angelo e Maria, a significare la separazione. Dio รจ con noi. E la casa c’รจ sempre, multiforme, povera, ricca, trasfigurata, e a ragione. Perchรฉ รจ probabile che Maria abbia trascorso buona parte della vita a casa, come tutte le donne del suo tempo. Gli storici ci dicono che gran parte del giorno le donne di Palestina la dedicavano al pane: pane e olive era la colazione, pane e verdure a pranzo e per cena pane, zuppa e formaggi. E a Pasqua, il pane azzimo, custode della memoria della schiavitรน e della liberazione. Possiamo immaginare Maria che fa il pane e possiamo ben immaginarla condividere col suo bambino questo gesto di impastare la farina, cuocere. Possiamo immaginarla con accanto Gesรน. I bambini adorano impastare. La materialitร  di un gesto che non si esaurisce nel gioco ma diventa cibo, cibo condiviso. Possiamo anche immaginare come il pane sia stato, nei trent’anni di vita familiare, anche il pane donato ai poveri e agli stranieri, perchรฉ lo straniero รจ Dio, a volte anche in senso strettissimo, come capita ad Abramo che ricevuti i tre viandanti messaggeri «andรฒ in fretta nella tenda, da Sara, e disse: 'Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce'» (Gen 18,6). La casa, insieme al pane, entra nel miracolo piรน parlante che Gesรน compie: la guarigione della figlia della donna siro-fenicia (Mc 7,25-35). Gesรน addirittura qui cambia opinione sulla sua missione. Dopo una discussione serratissima tenuta in casa, dove la donna straniera nemmeno avrebbe dovuto entrare, intorno al pane dell’abbondanza e alle briciole che possono sfamare anche chi non รจ invitato, cioรจ anche i non ebrei, Gesรน dร  un’apertura che non immaginava. Possiamo chiederci quanto la memoria affettiva della sua vita con Maria lo abbia potuto aiutare in questo passaggio, la generositร  praticata, l’accoglienza del figlio piรน inaspettato, pronta a essere lei unica casa del figlio. La prima casa di un figlio รจ sempre il corpo di una donna. Maria รจ stata casa del Figlio come tutte le donne sono casa dei figli che generano. Come tante donne espulse per le loro maternitร  non canoniche, a volte frutto di violenza. Ma come si puรฒ? E ancora, il pane lo invochiamo ogni giorno nell’unica preghiera che Gesรน ci lascia, e il pane lo facevano le donne, e Gesรน lo fa diventare divino, dono di Dio all’uomo, consegnato dalle donne all’umanitร  intera. Esattamente come il Figlio. Alla fine, quando tutto si va a compiere, Gesรน dice: «Io sono il pane della vita» (Gv 6,35). Pane dono di Dio, che rende casa la casa, distribuito al povero e allo straniero. L’atto piรน mariano, potremmo dire oggi con linguaggio teologico, restituito alla sua dimensione di materiale consistenza, รจ diventare pane e fare casa, casa che Maria rappresentata con il manto aperto, yurta, tendamondo- cosmo dei popoli nomadi, luogo dell’accoglienza. Fare casa vuol dire avere fede che la vita continua, che il futuro c’รจ. Che possiamo consegnarci alle realtร  eterne.

Mariapia Veladiano

Mariapia Veladiano, scrittrice, laureata in filosofia e teologia, ha lavorato per piรน di trent’anni nella scuola, come insegnante e poi come preside. Collabora con la Repubblica e con la rivista Il Regno.
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