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La Chiesa Cattolica e Sinodale: le nuove frontiere dell’evangelizzazione

Universale e comunitaria. Su questi due tratti propri della Chiesa si è sviluppato l’incontro del 2 febbraio 2022, promosso dalla parrocchia San Pio X, in zona Balduina, e intitolato “La Chiesa cattolica e sinodale: le nuove frontiere dell’evangelizzazione”. Aprendo la serata, il parroco don Andrea Celli ha spiegato che «si tratta di una bella occasione per approfondire con due relatori di eccezione un tema di grande attualità, rispetto al quale Papa Francesco ci spinge a riflettere per un vero cambiamento ecclesiale» affinché non si rischi di proporre «una Chiesa bella ma vuota, piena di passato ma poco di avvenire».

Affidate a padre Massimo Fusarelli, ministro generale dell’Ordine dei frati minori, le considerazioni sul primo dei due aggettivi presi in esame. «La Chiesa cattolica è una Chiesa universale – ha detto il religioso -, dunque una realtà diffusa in modo capillare» laddove «la cattolicità può essere intesa come una tensione tra il particolare e l’universale, appunto, per dire che non c’è uniformità; non si tratta di conservare una realtà monolitica ma di tenere insieme e mettere in relazione i diversi elementi che la costituiscono, in una tensione creativa». Da qui la domanda che ha guidato la riflessione di Fusarelli: «Come riusciamo oggi a essere Chiesa secondo il tutto e non secondo il particolare?» e dunque guardando «non solo alla nostra comunità o parrocchia ma alla Chiesa di Roma, d’Italia e del mondo». Interrogativo necessario perché, «come ricorda Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti” – ha continuato -, la cattolicità non si declina solo all’interno della Chiesa ma nel dialogo con tutto ciò che è umano». Ed ecco allora la definizione di “frontiera” «non come trincea ma come limen ossia come soglia tra ambienti e mondi diversi» che devono contaminarsi. Per Fusarelli sono 4, oggi, «le soglie sulle quali sostare e insieme da attraversare per annunciare il Vangelo» e che «possono divenire davvero dei varchi se sappiamo intercettare e leggere l’oggi, rendendo possibili sguardi diversi».

In primo luogo il religioso ha auspicato un’attenzione e un’apertura ai diversi linguaggi, da intendersi in senso lato come «culture e approcci alle realtà», per non «sentire solamente ridetta la nostra dottrina in un’altra lingua» ma sapendo «restare aperti a culture altre, permettendoci immagini e immaginazioni diverse». A seguire, l’invito a considerare “soglia” «lo spostamento di popoli, una situazione diffusa oggi», che è «il segno dei tempi» e insieme l’insegnamento e il monito che «la Terra è di tutti, per noi cristiani, cioè ci è stata data solo in prestito». Ancora, “soglia” sono «le nuove spiritualità – ha spiegato Fusarelli -, molte di marca orientale e molte anche senza Dio» e che tuttavia «ci fanno capire che c’è nell’uomo una ricerca e che la persona umana si rende conto di non bastare a se stessa». Infine, l’invito del superiore dei Frati minori a vivere «gli squilibri» ossia a «ripensare il “come” della pastorale» per «superare i nostri confini, lasciandoci evangelizzare anche da Chiese altre, dove lo Spirito continua a soffiare».

Il secondo aggettivo preso in esame è stato “sinodale”. Ne ha proposta una lettura vivace ma anche critica, spingendo alla riflessione, don Armando Matteo, sottosegretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede, che ha sottolineato «il cambiamento e l’emancipazione di cui la nostra generazione è protagonista», parlando di una società longeva, ricca e benestante, al cui benessere hanno contribuito «lo sviluppo farmaceutico e tecnologico e la diffusione dell’informazione oltre che la possibilità di studiare e di formarci». Da qui il richiamo a «quel cambiamento d’epoca di cui parla Papa Francesco», che «va accostato dalla Chiesa positivamente», certi di «non poter rispondere alla domande di oggi con le risposte di ieri». Ecco allora il richiamo al Magistero, e in particolare all’esortazione apostolica Evangelii gaudium, «nella quale il Papa al numero 27 ci dice che ogni cosa deve essere cambiata – ha affermato don Matteo -, dimostrando che la Chiesa ha qualcosa da dire all’uomo di oggi che morde e azzanna la vita», che equivale «non ad adeguarsi ai tempi moderni» ma a offrire «un approccio consolante» perché «noi cristiani nel Vangelo abbiamo parole straordinarie sulla gioia, che sono da mettere a disposizione di tutti».



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