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Enzo Bianchi "Mangiare insieme rende umani"

La Repubblica - 2 agosto 2021
per gentile concessione dell’autore.

Per molti questi sono giorni di vacanza contraddistinti dal viaggiare, dall’oziare, dal vivere i riti del bagno in mare e delle camminate in montagna. 

Abbiamo sostato insieme sulla necessità del contemplare, dello stare insieme rinnovando amicizie e amori in questi giorni di ferie caratterizzate dalla presa di distanza dal quotidiano, ma nell’arte del vivere non dobbiamo dimenticare il mangiare, soprattutto il mangiare insieme. 

Siamo saturi e anche un po’ annoiati dal tema del cucinare, dalle ricette delle cucine stellate che vogliono dare l’impressione che la vita si riduca solo al bere e al mangiare, rimuovendo il dramma di uomini e donne per i quali il cibo non è piacere ma angoscia di provvederlo. Quasi un miliardo di persone soffre di sottoalimentazione, mentre noi non sappiamo cosa significhi la fame e continuiamo a buttare cibo nella spazzatura. Per cambiare l’ottica che ci impedisce di vedere che i poveri vanno verso il pane e non viceversa occorre comprendere che mangiare è molto più che nutrirsi. Attorno alla tavola, questo luogo magisteriale per chi viene al mondo, si vive il gesto sociale per eccellenza, si creano le relazioni che formano il tessuto di una comunità e ci si umanizza. Per noi umani, mangiare è un’azione naturale ma soprattutto culturale: non solo “dimmi ciò che mangi e ti dirò chi sei”, del gastronomo francese Anthelme Brillat-Savarin, ma anche, dimmi come mangi, dimmi quanto mangi, dimmi con chi mangi e ti dirò chi sei! Le vacanze sono l’occasione per mangiare i cibi offerti dalle terre in cui siamo ospiti, è l’occasione di conoscere cibi diversi e sconosciuti. Sia se invitiamo sia se siamo invitati, stare a tavola è celebrazione di un legame. In questo dobbiamo ancora imparare molto dagli ebrei, perché nella sacralità che riconoscono al pasto e nella circostanza per la quale il pasto si celebra, ci insegnano verso il cibo e i commensali l’esercizio dell’attenzione per mobilitare i sensi, della meraviglia per suscitare stupore, del rispetto per riconoscere la maternità della terra, del ringraziamento per aprirci alla condivisione. 

Vale per chi cucina e per chi mangia. Se si mangia con questo spirito non è difficile comprendere che “non di solo pane vive l’uomo”, ma vive anche della parola che gli viene rivolta e della quale si nutre proprio a tavola mangiando insieme agli altri. Nella mia terra del Monferrato, la cui sapienza tramandata è solo quella contadina, si dice: “ciò che si impara a tavola fin da piccoli aiuta il mestiere del vivere fino alla fine”. Anche in queste vacanze non dimentichiamo dunque di esercitare la convivialità nella consapevolezza del mangiare e del cucinare per gli altri: preparare un piatto per gli ospiti è cosa seria, è il dono dei doni! 

Dice la tradizione buddista che il più bel dono che il Buddha faceva agli amici era cucinare per loro.

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