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Rosanna Virgili "La donna nella Chiesa. Il Ministero del catechista"

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di Rosanna Virgili, biblista

Papa Francesco, col Motu proprio Antiquum ministerium, ha istituito il Ministero laicale di catechista, pubblicato il 10 maggio scorso in occasione della memoria di san Juan de Avila che, nel 1554, compose un catechismo ben compaginato, in un linguaggio semplice e musicale.

 

Quella che era, da decenni, un’esigenza conclamata della Chiesa cattolica, vale a dire l’urgenza di riconoscere e dare un nome al servizio che milioni e milioni di donne e uomini, nel mondo, volgono con impegno e generosità, viene finalmente corrisposta. E’ certo che nei continenti dell’Africa o del Sud America la presenza dei catechisti sia più vistosa e preziosa di quella che non si viva noi in Europa e, quindi, in Italia. Ma anche noi abbiamo un numero enorme di persone – nella stragrande maggioranza donne – che offrendo il loro tempo e la loro fatica, portano avanti l’opera del Vangelo, istruendo alla fede, formando i catecumeni adulti, preparando le coppie al matrimonio e, specialmente, i bambini e i ragazzi ai sacramenti dell’eucarestia e della cresima.

E se è vero quanto il Papa scrive che il primo catechista è il vescovo e poi intervenga la responsabilità della famiglia, pure è innegabile che i catechisti si trovano a dare, spesso, i rudimenti della fede cristiana anche ai genitori, specialmente i più giovani.

Un ministero, dunque, molto antico ma anche attualissimo, per cui la sua istituzione segna una grande e importante novità. Si tratta di un ministero laicale che si oppone a una clericalizzazione dei laici, riconoscendo come: «Non si può dimenticare l’innumerevole moltitudine di laici e laiche che hanno preso parte direttamente alla diffusione del Vangelo attraverso l’insegnamento catechistico. Uomini e donne animati da una grande fede e autentici testimoni di santità che, in alcuni casi, sono stati anche fondatori di Chiese, giungendo perfino a donare la loro vita. Anche ai nostri giorni, tanti catechisti capaci e tenaci sono a capo di comunità in diverse regioni e svolgono una missione insostituibile nella trasmissione e nell’approfondimento della fede» (AM3).

Nella Chiesa delle origini, l’attività dei catechisti – specialmente rivolta ai catecumeni, era così stimata da meritar loro quell’”essere mantenuti” che, secondo la prima lettera ai Corinti, era un diritto degli apostoli. Una ricchezza che Paolo VI aveva evocato, quasi cinquant’anni fa, nell’Evangelii nuntiandi avvertendo che i laici potessero essere chiamati a collaborare con i loro pastori, nella comunità ecclesiale, esercitando diversi ministeri. Come ha spiegato il Delegato per la catechesi del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, Franz Peter Tebartzvan Elst: «Il catechista ha una vocazione laicale per tutta la Chiesa e, nell’istituire il ministero, Francesco si propone di rafforzare il profilo catechistico nella Chiesa non facendolo derivare dal ministero della gerarchia ma orientandolo verso la gerarchia». Davvero una buona notizia per i laici, donne e uomini, e per la Chiesa tutta. (Tratto da Vita pastorale, il mensile per la Chiesa italiana, Edizioni San Paolo, n. 6, giugno 2021, p. 73).

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