Sabino Chialà "Né per convenienza né per costrizione"

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2 gennaio 2021
Dal Vangelo secondo Matteo -
Mt 19,9-12 (Lezionario di Bose)
dal sito del Monastero di Bose

In quel tempo, Gesù disse ad alcuni farisei: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio». 10Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Nella memoria di Basilio di Cesarea, uno dei più grandi padri della chiesa, monaco e vescovo vissuto nel IV secolo, ascoltiamo questa parola dell’evangelo, rivolta innanzitutto a chi ha sentito di aver ricevuto il dono della vita celibataria, “eunuchia” nel testo di Matteo, ma adatta anche a ogni cristiano, e a ogni essere umano. Una parola che ha a che fare con la libertà, con l’uscita sia dal calcolo utilitaristico sia dalla costrizione. Una parola di libertà che risponde a un dono. 

L’intero brano si muove intorno a un’obiezione dei discepoli: “Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi” (v. 10). Non conviene… Al di là del caso specifico, sul quale non mi soffermo, è l’atteggiamento che ci dovrebbe far pensare: quel calcolo di convenienza in base al quale una cosa vale o non vale. E la vita a volte va avanti così: camminiamo tra possibilità che si presentano e tra le quali decidiamo cosa ci conviene. Essendo noi stessi gli arbitri, e sentendoci gli unici protagonisti della scena, come se gli altri non ci fossero. In questo caso, l’uomo pensa solo a sé, la donna non ha alcuna importanza, non esiste! 

Se non conviene sposarsi, si resta celibi… E Gesù, prendendo le mosse da quell’affermazione, affronta, con grande discrezione, ciò che nella tradizione cristiana assumerà, proprio da questa pagina, il nome di “celibato per il Regno”. 

Inizia elencando due situazioni in cui il fatto di non coniugarsi è imposto dalla natura o dagli uomini: “Vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini”. A queste ne aggiunge una terza, frutto di libera scelta: “Ci sono alcuni che si sono resi tali per il regno dei cieli” (v. 12). 

Né per convenienza, né per costrizione, ma nella libertà! Ecco la via del celibato autentico. Ma questa è anche la via della sequela autentica. Perciò anche questa parola di Gesù è per tutti: non perché conviene, né perché si è impediti a fare altro, ma perché lo si sceglie. E lo si sceglie perché si riconosce il dono ricevuto. Gesù infatti conclude con quell’affermazione enigmatica: “Chi può capire, capisca” (v. 12). Cosa c’è da capire? Cosa vuol dire capire? Vuol dire riconoscere un dono, quel qualcosa che si porta dentro e cui non si è disposti a rinunciare perché sarebbe come rinunciare a una parte di sé. 

Il celibato per il Regno resta una follia, come anche la sequela del Signore. E ciò che è folle lo si persegue solo se si avverte di non poterne fare a meno. Non se ne può fare a meno, perché un dono è stato riconosciuto e accolto. Non è qualcosa che si può vivere per calcolo o per costrizione, per mancanza di alternative, ma solo nella libertà di chi vi ha scorto, pur tra mille contraddizioni e tanta inadeguatezza, la propria verità. La verità di un dono ricevuto. 

Di questa libertà Basilio è stato un grande maestro, ragione per cui è considerato tra i maggiori padri del monachesimo. Il suo insegnamento, raccolto nelle cosiddette Regole, che in realtà sono risposte alle domande postegli dai monaci suoi fratelli, hanno ispirato generazioni di monaci perché hanno proprio questo pregio: sono indicazioni tese a sbaragliare le false ragioni, per far risplendere ogni volta la via regale dell’amore nella libertà.

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