La Bibbia ha la forza profetica del mandorlo in fiore a primavera

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Cristina Vonzun intervista Rosanna Virgili 
24 gennaio 2021 

Papa Francesco ha istituito un anno fa con la lettera apostolica in forma di Motu proprio «Aperuit Illis” la domenica della Parola di Dio. Il 26 gennaio 2020 la Chiesa l’ha celebrata per la prima volta. Ad un anno di distanza, che pare un secolo per quello che il mondo ha vissuto e sta vivendo nella pandemia, domenica 24 gennaio torna questo appuntamento. Rosanna Virgili, biblista e scrittrice italiana, voce nota anche al pubblico ticinese perché interviene non di rado nella nostra trasmissione ecumenica «Chiese in diretta», ci offre alcune chiavi di lettura dell’intreccio inatteso tra l’iniziativa del Papa e l’avvento della pandemia. «Le restrizioni per contenere la pandemia non da ultimo anche il lockdown della scorsa primavera, con l’impossibilità delle Messe con il popolo, hanno indubbiamente fatto riscoprire a molti fedeli la centralità della Parola di Dio, anche con tante iniziative in rete», ci dice. «Le Messe a Santa Marta -spiega la biblista – celebrate in quel periodo da papa Francesco hanno attirato l’attenzione di credenti e non credenti su una riscoperta della Parola di Dio». Una riscoperta passata successivamente per molteplici iniziative di lettura online sorte come conseguenza delle restrizioni pandemiche, con la nascita di gruppi web di lettura e commento al testo sacro, a volte anche frequentati da non praticanti che si sono così riavvicinati ad un cammino cristiano. Esperienze in Italia ma anche in Ticino che manifestano la necessità di avere «un approccio non solo intellettuale, ma anche esistenziale, morale, spirituale e culturale con la Parola», sottolinea la Virgili. 

Professoressa Virgili, lei ha sottolineato la necessità di una lettura esistenziale, morale, spirituale e culturale della Parola di Dio. Ci sono testi che capaci di offrire una parola di vita attuale per questo tempo particolare della pandemia? 
Ho commentato in questo periodo spesso il libro dei Numeri dove si racconta di Miriam, la sorella di Mosè che contrae una malattia infettiva e per questa ragione viene isolata. Nei capitoli 11 e 12 del libro dei Numeri ci sono molte indicazioni su come comportarsi in caso di epidemia. Oltre evidentemente alla richiesta di stare isolati per chi è infetto, si legge che tutto il popolo si fermò ad attendere che Miriam fosse guarita. Questo fa pensare ad un atteggiamento comunitario forte ed attuale: cerchiamo di evitare il contagio con le diverse restrizioni messe in atto nei vari Paesi, in attesa che chi è malato rientri nella vita comunitaria. 

La Bibbia cosa ci suggerisce per interpretare l’oggi? 
La diocesi di Milano ha scelto per un cammino formativo previsto nel 2021, l’inizio del libro di Geremia: «Il ramo di mandorlo». Questo ramo del primo albero che fiorisce a primavera è indicato dal profeta come speranza di rinascita dopo e durante una crisi. Il libro di Geremia narra, attraverso la carne del profeta, la distruzione di Gerusalemme. Penso che presto ci accorgeremo che tante strutture della nostra vita, sociale e politica, oltre che personale sono e vengono demolite da questa pandemia. 
Geremia è altamente simbolico: Dio lo manda a demolire e costruire. Di fronte a tutto ciò che è caduto e distrutto, Geremia vede «un ramo di mandorlo», vede il primo albero che fiorisce a primavera. C’è quindi l’invito a ricostruire, che tra l’altro Dio stesso affida a Geremia. La profezia biblica è sempre un movimento in avanti, un cambiamento, mai un ritorno al passato. Il mondo che ci sarà dopo, sarà comunque inedito. Di fatto, tutta la Bibbia è un libro che spinge sempre in avanti, non è un testo conservativo. 

Dal Nuovo Testamento quale spinta in tal senso troviamo? 
San Paolo è il personaggio che incarna più di altri il cambiamento, oltre ad essere l’autore che spiega la necessità di cambiare e la provvidenzialità da cogliere nei travagli della vita. Per Paolo un travaglio è sempre un atto di nascita, quindi l’apostolo è un ottimo compagno di speranza in questo periodo. 

Lei ha affermato la spinta in avanti insita nel testo biblico. La Bibbia è anche memoria e tradizione. 
Come si concilia il rapporto tra memoria e cambiamento? 
La Bibbia è sapienza profetica, quindi è arte del ricominciare. La sapienza è la custode della vita. Nella Bibbia, la vita di Israele, la vita del giusto, la vita dell’innocente, la vita del povero è sempre sospesa e quindi spessissimo è minacciata, altrettante volte è calpestata e schiacciata e quasi sempre in crisi, nel senso etimologico del termine: quindi è una situazione che apre al futuro. È una sapienza profetica che scava il futuro, un’eredità della memoria che è la prima grande risorsa: memoria di futuro. Il passato diventa memoria perché diventa profezia.

Il Papa lo scorso 11 gennaio con il Motu proprio «Spiritus domini” ha ammesso ufficialmente e formalmente le donne al ministero non ordinato del lettorato. Cosa comporta, oltre al riconoscimento di un servizio svolto da tempo? 
Le donne leggono da tempo la Parola di Dio come guidano alla lettura della Bibbia gruppi e comunità parrocchiali. In Asia, Africa e in America latina ci sono tante comunità che si ritrovano attorno alla Parola di Dio commentata da laici e donne. San Paolo ci ricorda che i carismi devono essere riconosciuti come tali per edificare la Chiesa. C’è poi anche l’aspetto della lettura femminile che è diversa da quella maschile. Conosciamo bene cosa dicono le diverse teorie linguistiche di interpretazione del testo sull’importanza del lettore. Ma già papa Gregorio magno ha affermato: «la Scrittura cresce con chi la legge». La lettura di una donna ha una sua caratteristica come quella di qualsiasi altro, e quindi è bene per il bene di tutti, che ora sia stata formalmente riconosciuta.
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