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Enzo Bianchi "In dialogo con tutte le persone"

Vita Pastorale  
dossier sull' Enciclica "Fratelli tutti"
Gennaio 2021
per gentile concessione dell'autore

Sintesi del magistero di Papa Francesco 

Se l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium (24 novembre 2013) era donata alla chiesa quale messaggio che indicava in modo nuovo i cammini intravisti dal vescovo di Roma come urgenti per l’evangelizzazione e la vita dei cristiani nella compagnia degli uomini; se l’Enciclica Laudato si’ (24 maggio 2015), di taglio sociale, si rivolgeva a tutti per risvegliare la loro responsabilità verso la terra, casa comune; la recente Enciclica Fratelli tutti (3 ottobre 2020), “in dialogo con tutte le persone di buona volontà” (§ 6), appare come il punto di confluenza e di sintesi del magistero di papa Francesco. 

La parola “fraternità-fratellanza” è molto presente negli interventi di Francesco, come se fosse da sempre l’orizzonte di ogni sua visione. 
Accanto a questo termine è stato posto nel titolo dell’Enciclica anche quello di “amicizia sociale”, per sottolineare che la fraternità include i rapporti sociali, li plasma e li sostiene nella ricerca del bene comune e nell’edificazione di una società di cittadini con uguali diritti e doveri. 

La Lettera è corposa (287 paragrafi) e, benché articolata in una struttura chiara, non offre tuttavia un discorso sistematico, ma riprende “a spirale” alcuni temi, arricchendoli lungo la trattazione. Come negli altri testi magisteriali di papa Francesco il linguaggio è semplice, spontaneo e facilmente comprensibile: non occorre neppure essere cristiani formati per capirlo, basta l’attenzione e il voler fare proprio ciò che si legge. Anzi, a due mesi dalla sua pubblicazione, abbiamo verificato che questa Enciclica è forse più facilmente accolta dai non cristiani che dai cattolici abituati ad “ascoltare la dottrina”. 

Francesco scrive con chiarezza all’inizio che “queste pagine non pretendono di riassumere la dottrina sull’amore fraterno, ma si soffermano sulla sua dimensione universale, sulla sua apertura a tutti” (§ 6), anche alla terra, al cosmo, a ogni creatura. D’altronde, per ben cinque volte in questa meditazione cita il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale si è incontrato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019, elaborando insieme a lui l’importante Documento sulla fratellanza umana. Questa è dunque una Lettera che vuole raggiungere e intrigare tutti, per intraprendere un dialogo, percorrere vie di conoscenza reciproca e impegnarsi ad attraversare conflitti, pervenendo alla riconciliazione e alla pace, segni della fraternità. 

Impossibile percorrere in questa sede tutti gli otto capitoli dell’Enciclica. Rischierei tra l’altro di ripetere interventi che mi hanno preceduto. Preferisco invece mettere in evidenza come Francesco sappia cogliere la triade della rivoluzione francese “libertà-uguaglianza-fraternità” e, nel contempo, sappia indicare i limiti della sua comprensione successiva: la fraternità è infatti la promessa mancata. Il papa afferma con chiarezza che “la fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali, e nemmeno di una certa regolata equità” (§ 103). Libertà e uguaglianza, infatti, appartengono alla sfera dei diritti, mentre la fraternità a quella dei doveri, dell’etica! In verità la fraternità è sempre stata difficile. Non a caso era assente dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789 e si temeva a nominarla, anche perché nell’Ancien Régime era usata come giustificazione di un ordine ineguale e oppressivo. 

Ma senza la fraternità la libertà e l’uguaglianza si fanno deboli. Non si può essere soltanto “soci”, perché così si creano mondi chiusi, cerchie ristrette (cf. § 104), e ci si colloca in un “individualismo” che “non ci rende più liberi, più uguali, più fratelli” (§ 105). Ecco dunque la necessità della solidarietà, che è responsabilità di fronte alle persone più fragili: i poveri, i malati, i vecchi, gli ultimi. Certamente la comunità cristiana, il cui nome è “fraternità” (adelphótes: 1Pt 2,17; 5,9), ha sempre indicato come prassi essenziale alla realizzazione del Vangelo la solidarietà con i più poveri; dagli Atti degli apostoli, ai padri della chiesa, ai santi “sociali”, la testimonianza al riguardo è stata continua e altamente eloquente. C’è un magistero che sempre ha indicato il bene comune come ispiratore dell’azione politica, al cui servizio devono porsi l’economia e la tecnica. In questa scia, la critica presente nell’Enciclica al paradigma liberale dominante e all’idolo del mercato è profetica, tagliente e controcorrente. È un vero e proprio esempio di lotta anti-idolatrica, contro l’alienazione e l’asservimento degli umani, dei poveri e degli oppressi del mondo. 

L’Enciclica si conclude con l’affermazione che, in ogni caso, per i cristiani la fraternità trova assoluto fondamento in Gesù Cristo, nostro fratello e Figlio di un Dio che è Padre di tutti gli umani (cf. § 277). Citando Benedetto XVI, papa Francesco dice anche che “la ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità” (Enciclica Caritas in veritate, 29 giugno 2009, § 19). Io credo che neppure là dove si confessa una verità trascendente la fraternità sia assicurata, come ci testimonia la travagliata storia dei credenti, tutti figli del Dio di Abramo. 
È vero, noi cristiani siamo chiamati dalla fonte del Vangelo alla fraternità e ci viene data la grazia di poterla vivere (cf. § 277). Ma siamo sempre in viaggio come pellegrini, accanto ad altri viandanti da ritenere fratelli e sorelle. Leggendo questa Enciclica, non dimentichiamo dunque la dimensione escatologica della fraternità: saremmo degli illusi!

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