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Rosanna Virgili "I can’t breathe"

Non posso respirare

Fa’ di noi la tua eredità” osa dire Mosè a Dio, chiedendogli perdono (Es 34,9). Son state fatte faide, guerre, màrtiri e campi di concentramento per accaparrarsi quell’eredità. L’eredità di Dio nel mondo.
All’inizio della storia cristiana Paolo dovette sudare sette camicie per intestare alle chiese la loro parte nell’eredità del Dio biblico, per innestare quel pasticcio di gente spuria che erano, allora, i “venuti” alla fede, nella discendenza legittima. Doveva essere stato lo Spirito che, come il “vento soffia dove vuole (…) ma non sai da dove viene e dove va” (Gv 3,8) a convincere coloro che si ritenevano unici beneficiari del “testamento” di Dio, sacerdoti e mediatori della Salvezza, per il resto del mondo, a costringerli a cambiare idea.

Pochi giorni fa su Avvenire è apparso un articolo importante di Pierangelo Sequeri. Egli dice che: “La Chiesa sapeva già da tempo che la parrocchia (Dio la benedica sempre) non è certamente più in grado di contenere neppure tutti i suoi figli battezzati: né tutti i credenti o tutti i lontani e gli estranei che il Signore chiamerebbe”. Un’intelligenza davvero preziosa che aiuta a leggere quanto sta accadendo.

Per un amaro gioco della sorte ci siam trovati, in questi ultimi mesi, da un’esperienza di “mancanza di respiro” a un’altra: il lockdown (“confinamento”) è iniziato come reazione per evitare il contagio di un virus che si manifestava come una “fame d’aria” e che veniva raccontato – da chi riusciva a guarirne - con queste parole: “Non lo augurerei neppure al mio peggior nemico”. La fine del lockdown viene, in questi ultimi giorni, segnata da un'altra denuncia di “fiato mozzato”: I can’t breathe in cui non c’entrano i pipistrelli ma la malvagità umana e il razzismo. Ma vengo al punto: quel che colpisce è il modo di reagire a quest’ultimo tipo di “soffocamento”: gli otto minuti e quarantasei secondi in ginocchio e in silenzio. La vittima che si “veste” del carnefice e trasforma un atto di sopraffazione e di morte (il ginocchio sul collo fino a spegnere il respiro di un uomo) in un atto di denuncia, di supplica, di speranza, di riscatto per quella vita. Perché mai più nessuno si inginocchi se non per convertirsi (lett.: “cambiare radicalmente mentalità”). Quale gesto è più cristiano di questo, che i cattolici fanno in ogni solenne liturgia dove mai può mancare il pentimento e l’intento di convertire il cuore? Paragonabile a quello di Gesù che sale sulla croce “vestendo” la carne del malfattore per trasformare quella croce di morte in braccia alzate che supplicano: “Perché”? Perché un uomo uccide un suo fratello? Per trasformare quell’ingiustizia in querela: “Perché ci hai abbandonato?”. E per chiedere perdono: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Per reclamare a tutti la resurrezione.

La mia parrocchia si estende, oggi, fino a Piazza del Popolo. E molti cristiani erano lì, a mezzogiorno di questa Domenica, Festa della Trinità. Con la mascherina, rispettando le regole. C’ero anch’io.

E pensavo a quante situazioni nella nostra vita ecclesiale, nelle comunità, nelle diocesi, nei monasteri, nelle famiglie, nelle guerre tra fratelli e sorelle, nell’uso oppressivo dell’autorità, nei cavilli dottrinali, nelle omertà delle sacrestie, nelle Banche cattoliche, nelle miopie, nelle menzogne, nella corruzione, nell’ignavia che calca sui nostri ginocchi a soffocare lo Spirito di Dio, ci fanno dire: “Non posso respirare”!

Dobbiamo prendere aria da tanti figli “naturali” che non hanno titoli di sorta per reclamare di essere “eredità” del Padre, ma sono ricchi di doni morali e spirituali. Dobbiamo trovare il coraggio di fermarci, di interrompere il nostro mediare di mestiere e restare in silenzio, per otto minuti e quarantasei secondi.

Ci sarà Chi aliterà una supplica per noi, un sacramento di conversione. Perché l’eredità è dei nostri figli.

Vorrei condividere e rispondere, quindi, all’invito fiducioso e profetico di Sequeri: “L’opportunità di trarre dal segno apocalittico, che ha fermato il mondo per una buona "mezz’ora" (Apocalisse 8, 1), un cambio di passo ormai quasi obbligato, apre il verso per un tempo favorevole. Deve essere voluto, naturalmente” .

1) Da: “Questa Pentecoste. Fare un altro mondo, essere davvero Chiesa”, Avvenire 30 maggio 2020.

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