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R. Virgili "Le piaghe d’Egitto, orizzonte di libertà"




Sui passi dell’Esodo
a cura di 
5 gennaio 2020

Le dieci piaghe d’Egitto sono divenute proverbiali come pochi altri luoghi biblici. Oltre ai segni che ha dato a Mosè – la mano lebbrosa e il bastone che si trasforma in serpente – il Dio del roveto mostra la sua presenza al cospetto dell’Egitto con quella serie di segni, prodigi e flagelli con cui vuole colpire e convertire Faraone. Nella lunga narrazione – più di quattro capitoli – le piaghe sono trama della gelosia di Dio nei confronti degli ebrei e della gara che Egli ingaggia con il re d’Egitto volendo reclamare la sua signoria su questi ultimi. Dinanzi alle tante vessazioni subìte la reazione di Israele era stata, infatti, quella di gridare a Dio; ora quel Dio doveva agire concretamente per liberarlo dalla schiavitù. E mentre Mosè e Aronne usano la diplomazia, Dio in persona è costretto a mettersi in gioco contro il cuore coriaceo di Faraone.

Ciò che possiamo recepire ancor oggi è l’importanza di credere nella libertà, oltre ogni ostacolo, oltre ogni tenace condizione d’impotenza. Le piaghe con cui Dio colpisce l’Egitto hanno, innanzitutto, un valore simbolico per affermare che dev’esserci una via per «rovesciare i potenti dai troni» e per ridare respiro a chi è oppresso. E ciò anche quando non ci sarebbe alcuna ragionevole possibilità di pensarlo e neppure di sognarlo! Dev’esserci da qualche parte uno spiraglio di speranza per tutti i figli di Dio. Ed ecco l’audacia dell’Esodo: nei fenomeni in cui la natura scatena tutte le sue potenzialità distruttive, il credente cerca un’occasione positiva. Una pedagogia divina per sottrarre a Faraone il potere di vita e di morte sui suoi sottoposti. Le piaghe d’Egitto possono sembrare il segno di un Dio violento e ingiusto, Lui che dovrebbe essere buono e imparziale verso Israele come verso ogni altra nazione della terra. Dobbiamo capirne il messaggio ed evitare d’intendere il racconto alla lettera. Esso serve ad aprire la mente a un orizzonte di libertà, a scuotere chi si senta destinato a chinare per sempre la testa. Qualsiasi tirannia può essere sfidata, ieri e oggi. La Bibbia consente la libertà a tutti gli umani.

Le prime nove piaghe che si abbattono sul paese d’Egitto coinvolgono prepotentemente quella che oggi chiameremmo l’“ecologia globale”. Alcune sono descrizione di fenomeni frequenti nelle regioni egiziane, come le acque che diventano color del sangue, rosse a causa dei detriti argillosi, o l’invasione delle zanzare e delle rane che affligge il Paese in autunno, quando le onde del Nilo si ritirano. Dio colpisce l’Egitto proprio attraverso la fonte della sua florida economia che è il suo grande fiume. In un crescendo pedagogico vengono, poi, colpiti la terra e gli animali con la peste e le ulcere finché non «morì tutto il bestiame degli Egiziani (…) Ma il cuore del faraone rimase ostinato e non lasciò partire il popolo» (9,6–7). C’è un danno intrinseco al successo del “sistema” economico dell’Egitto che, però, Faraone si rifiuta assolutamente di capire. E di correggere. Molto simile a tanta miopia degli attuali governanti del mondo.

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