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G. Ravasi "I capitoli 12-50 del libro della Genesi"




Gianfranco Ravasi presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura
2 meditazioni, CD formato mp3, 2h.
disponibile anche come file scaricabile.

Meditazioni tenute dal card. Gianfranco Ravasi a Bose il 24 marzo 2019.


I capitoli 12-50 del libro della Genesi presentano un fitto intreccio narrativo, costituito dalla storia dei patriarchi e delle loro famiglie, e quindi da avventure, benedizioni, adulteri, inganni, furti, violenza, stupri, vendette e tradimenti. Ma è proprio da questa densità di eventi che si può cogliere un importante punto di vista che può essere usato come chiave di lettura dell’intero libro: Dio si rivela all’interno del quotidiano, anche quello più oscuro e contradditorio; l’esperienza di fede non è mai lineare e semplice e i dubbi possono sopraggiungere lungo il cammino della vita.


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Domenica 24 marzo il cardinale + Gianfranco Ravasi ha tenuto a Bose una giornata sulla seconda parte del libro della Genesi. È ormai tradizionale l’appuntamento primaverile con lui che, da parecchi anni, viene a visitare la comunità e fa dono ad essa e ai suoi ospiti di una giornata di introduzione a un libro biblico. Dopo l’incontro dello scorso anno, in cui erano stati affrontati i primi undici capitoli del libro della Genesi, quest’anno la riflessione ha preso avvio con la vocazione di Abramo al capitolo 12.

La giornata è stata introdotta da fratel Enzo che ha ringraziato il cardinal Ravasi per la sua fedele amicizia e per il dono di questi incontri che consentono di mettersi in ascolto della parola di Dio, andando al cuore del Vangelo anche attraverso le pagine dell’Antico Testamento. Prima di iniziare a trattare il tema del giorno, il cardinale ha sottolineato come, nell’arrivare a Bose, ogni volta sperimenti il convergere e la connessione tra il concetto di limen (l’oltrepassare un confine di solitudine e silenzio) e di limes (il varcare la soglia di una casa accogliente).

Riuscire a fare una introduzione esaustiva ai 38 capitoli del libro della Genesi che rimanevano da trattare non era cosa semplice. Il fitto intreccio narrativo, costituito dalla storia dei patriarchi e delle loro famiglie, e quindi da avventure, benedizioni, adulteri, inganni, furti, violenza, stupri, vendette e tradimenti, rende questi capitoli difficilmente riassumibili in poche parole. Ciò nonostante, è proprio da questa densità di eventi che si può cogliere un importante punto di vista che può essere usato come chiave di lettura dell’intero libro: Dio si rivela all’interno del quotidiano, è presente anche nella quotidianità più bieca dell’uomo.

Il cardinale Ravasi ha quindi scelto cinque scene, cinque quadri narrativi che potessero aiutare il pubblico, composto da circa cinquecento persone, a entrare nella logica di questo testo per poterne poi affrontare una lettura integrale.

La vocazione di Abramo, che si trova in Gen 12, 1-4, è stato appunto il primo testo affrontato. Qui è messo in risalto il credere limpido di Abramo il quale, ricevuto l’ordine di partire da parte del Signore, lascia immediatamente la sua terra.

Eppure, l’esperienza di fede non è mai lineare e semplice e i dubbi possono sopraggiungere lungo il cammino della vita. È quanto accade ad Abramo in Gen 15, quando chiede a Dio garanzie sul suo futuro (dal punto di vista dell’avere un erede e una terra), e Gen 18, quando Sara ride all’idea che da lei possa nascere il figlio della promessa. In Genesi 15 vediamo come Dio promette ad Abramo un erede e la terra promessa e stringe con lui un patto unilaterale in cui Dio si prende l’impegno el’uomo deve affidarsi ad esso e avere fede.

Il terzo quadro presentato è quello del capitolo 22, noto come “Sacrificio di Isacco” o come “Legatura di Isacco”. Molte teorie sono state presentate per interpretare questo capitolo, ma il tema reale è quello del credere e della scelta libera della fede. Nell’esperienza sul monte Moria, Dio ridona ad Abramo il figlio Isacco, ma è un “nuovo figlio” perché ora Isacco è libero dal rapporto paterno e Abramo discende dal monte non più con il suo figlio carnale, ma con il figlio che Dio gli ha donato.

La lotta di Giacobbe con Dio, narrata in Gen 32, 23-33, è stata la quarta scena analizzata. La lotta con Dio è qualcosa di estremamente quotidiano, che ogni credente sperimenta nella propria vita. La lotta con Dio esalta la grandezza dell’uomo e, insieme, celebra il primato di Dio nella vita dell’uomo, tant’è che Dio può cambiare il nome all’uomo: “Non ti chiamerai più Giacobbe ma Israele perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!” (Gen 32, 29).

La vicenda di Giuseppe e dei suoi fratelli, narrata nei capitoli 37-50, è stata la conclusione di questo percorso. Il cardinal Ravasi ha sottolineato come, in questi capitoli, ci sia la proposta di una nuova teologia, di un nuovo concetto di Dio. Dio, infatti, non interviene in modo esplicito in questa storia, non parla, non si fa sentire, eppure è lui che conduce la storia in modo sotterraneo, che provvede a mettere sulla giusta via anche le azioni peggiori dei suoi figli. È l’idea di Dio-Provvidenza che compare per la prima volta nella Bibbia.

Al termine della giornata, il cardinale Ravasi ha esortato i presenti ad accostarsi alla lettura del libro della Genesi, e di tutta la Bibbia, riproponendo le parole di Dietrich Bonhoeffer nel suo La Vita Comune:

“Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola,
perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola.
Facciamo silenzio dopo l'ascolto della Parola,
perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi.
Facciamo silenzio la mattina presto,
perché Dio deve avere la prima Parola,
e facciamo silenzio prima di coricarci,
perché l'ultima Parola appartiene a Dio.
Facciamo silenzio solo per amore della Parola.”

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