Enzo Bianchi - Ritiro Avvento "L’incarnazione di Dio"

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Enzo Bianchi fondatore di Bose,
2 meditazioni, CD formato mp3, 2h15'.
disponibile anche come file scaricabile.

Ritiro di Avvento predicato da fr. Enzo Bianchi
a Bose il 2 dicembre 2018.

L’incarnazione di Dio

Dio l’eterno si è fatto mortale. Dio il tre volte Santo si è fatto il Dio con noi. Il Dio che è Dio si è fatto uomo in Gesù: ecco l’incarnazione, ecco l’umanizzazione di Dio. Con l’incarnazione Dio e l’uomo si sono legati indissolubilmente. Egli ha assunto non solo il corpo, ma anche tutta la condizione umana: la nostra storia, i nostri sentimenti, le nostre fatiche, i nostri dolori, le nostre gioie.
È alla luce di questo mistero che vengono riletti i racconti dell’annunciazione e della visitazione, per comprendere cosa significa il “prendere carne” di Dio in mezzo a noi. Dio si è fatto carne e questo ci deve richiamare con forza alla concretezza della vita umana, al riscoprire la quotidianità delle nostre vite come luogo di salvezza e in cui riconoscere la presenza del Signore che viene.

2 dicembre 2018

Anche quest’anno, in occasione dell’inizio del tempo di Avvento, fratel Enzo ha tenuto il consueto ritiro per la nostra Comunità e per circa 500 persone presenti per l’occasione.

La mattinata si è aperta con una spiegazione di quel che è il tempo di Avvento.

Durante l‘Avvento i credenti sono invitati a predisporre tutto per un evento atteso che deve accadere. Questo eventoè la venuta del Signore che ”viene”, non che “verrà”. È questa la buona notizia per eccellenza! L’avvento quindi è un tempo per ravvivare la fede e la speranza nella venuta del Signore, ma anche per riaccendere la carità verso i fratelli senza la quale non c’è né vera fede, né vera speranza.

La venuta del Signore era già annunciata in modo martellante dai profeti dell’Antico Testamento e, con l’incarnazione, il Signore è venuto nella storia in un tempo preciso e ha modificato la storia dell’umanità tutta. Con l’incarnazione, Dio ha preso corpo, anzi si è fatto carne, e cioè ha assunto non solo il corpo ma anche i bisogni, la sofferenza, la gioia, la sensibilità umana. Con l’incarnazione Dio e l’uomo si sono legati indissolubilmente: non si può parlare di Dio senza parlare dell’uomo ma non si può nemmeno parlare dell’uomo senza nominare Dio. Nell’uomo Gesù di Nazareth, Dio è venuto tra noi una volta e, in questo tempo di Avvento, riscopriamo l’attesa del suo ritorno.

Fratel Enzo ha poi proseguito analizzando due testi del vangelo di Luca che hanno aiutato l’ampia platea a comprendere cosa significa il “prendere carne” di Dio in mezzo a noi.

La pericope evangelica dell’Annunciazione (Lc 1,26-38) racconta di Maria che vive l’irruzione di Dio nella sua vita (il testo parla della visita dell’angelo Gabriele, ma forse ci basta pensare che questo sia un tentativo di dire l’indicibile, di parlare della visita di Dio che il credente sperimenta nel proprio cuore). Maria è una ragazza della Galilea, vive cioè alla periferia di Israele e, proprio lì, Dio manda il suo messaggio. Il Signore viene ad abitare nel suo grembo, ed è già Signore, solo nel concepimento, non bisogna attenderne la nascita. Questo è molto importante perché ci mostra come “la carne non è l’utensile usato da Dio e lasciato il prima possibile”, Dio ha assunto la carne fin dal concepimento, quando era solo un embrione e l’ha assunta totalmente, portandola addirittura in cielo. Maria è anche figura collettiva della “Figlia di Sion”, il quartiere periferico di Gerusalemme dove vivevano i poveri, gli umili, gli anawim, il piccolo resto che sperava nella venuta del Signore e a cui i profeti (Gioele, Sofonia, Zaccaria) più volte si sono rivolti invitandoli alla gioia. Maria è una donna di fede, capace di ciò che è davvero essenziale: abbandonarsi all’ascolto e all’obbedienza della parola del Signore.

I versetti successivi all’Annunciazione, raccontano della Visitazione (Lc 1,39-56), cioè dell’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta, ma anche dell’incontro tra Giovanni, ricolmo di Spirito Santo, portato in grembo da Elisabetta, e Gesù, figlio di Dio, concepito per opera dello Spirito Santo, embrione nel grembo di Maria. Maria si muove con fretta e decisione e raggiunge l’anziana cugina, ormai al sesto mese di gravidanza. È un incontro quotidiano e semplice ma, al saluto di Maria ad Elisabetta, il bambino, Giovanni, sussulta, danza, esulta di gioia, profetizza la presenza del Signore, fa già ora quello che poi farà in vita indicando ai suoi discepoli, Gesù come Messia. Ecco quindi che Maria, anzi il suo grembo, è diventata il sito in cui è visibile il Dio invisibile.

Dio si è fatto carne e questo ci deve richiamare con forza alla concretezza della vita umana, al riscoprire la quotidianità delle nostre vite come luogo di salvezza e in cui riconoscere la presenza del Signore che viene.
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