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P. Sequeri - A. Arbib "Dio educatore"

La sera di lunedì 5 Marzo 2018 presso la sala Tramogge di Molini Marzoli in Busto Arsizio, sì è svolto, all’interno del Festival di filosofia “FilosofArti”, il seminario di studio per il dialogo interreligioso ebraico-cristiano avente come tema “Dio educatore – oltre le conflittualità per far crescere potenzialità e risorse”, con relatori d’eccezione Mons. Pierangelo Sequeri (preside dell’Istituto Giovanni Paolo II di Studi sulla Famiglia e Membro della Commissione Teologica Internazionale nonché musicologo di acclarata fama) e il Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo della comunità ebraica di Milano, formatosi alla scuola dell’insigne Elio Toaff.



A introdurre e a porgere il benvenuto agli illustri ospiti, alla presenza di Cristina Boracchi, direttore artistico del Festival, ha provveduto, in qualità di moderatrice della conferenza, la professoressa di religione Franca Sesto. L’intervento del Rav Alfonso Arbib ha evidenziato i due elementi fondamentali della dimensione educativa quali il “costruire” e il “far germogliare”: la relazione educativa, quale quella esemplare di un Dio pedagogo del suo popolo, non presuppone una tabula rasa quale punto di partenza ma richiede il riconoscimento di una dimensione pregressa già esistente che richiede accoglienza, dedizione e cura per una sua corretta valorizzazione e crescita nel tempo attraverso la nostra responsabilità. Questa dimensione che precede e giustifica l’intervento educativo è la creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio, non come replicante ma desiderato e voluto quale partner di una relazione promettente e interlocutore con cui confrontarsi in grado di fronteggiarlo: lo stesso Nome di Dio che esige rispetto è il luogo dove è custodito questo mistero d’origine.

Queste suggestioni sono state poi riprese a approfondite da Mons. Sequeri che ha sottolineato come Dio medesimo con la creazione ex nihilo consente autonomia al mondo e permette all’uomo di fare la propria esperienza di vita in quella libertà che trova radice e fondamento in questa secolarizzazione primaria: tale distanza è indicativa dell’alterità necessaria per qualsiasi relazione e dialogo che non vogliano tradursi in morbosa egoticità. Il noto Teologo ha così denunciato la cura ossessiva di sé che ammorba la società contemporanea quale fonte di frustrazione e aggressività nonché come principale ostacolo alla piena realizzazione di un individuo sempre più idolatricamente autocentrato: la crescita e la maturazione dell’uomo comincia e fiorisce con l’adozione di un atteggiamento propriamente creativo che lo porta ad uscire da sé per essere sempre più sé stesso attraverso una serie di “rotture benedette” in alcuni momenti significativi della vita, rispetto ad esempio alla madre e alla famiglia, che lo costituiscono in quella alterità e differenza custodita da quel Dio che è riconosciuto come il miglior antidoto alla coltivazione narcisistica di sé che porta all’infelicità e alla morte.

La riflessione è stata ulteriormente sviluppata dal Rabbino Capo il quale, secondo una prospettiva tipicamente ebraica, ha rimarcato l’importanza nell’insegnamento di un’azione che preceda e informi il pensiero rifuggendo i rischi di una sterile teorizzazione che non trovi il conforto di un’ortoprassi adeguata alla sua concettualizzazione: come attraverso la benevolenza e cura del prossimo arriva anche l’amore per il prossimo, così anche il nostro modo agire è indicativo e corrispettivo del nostro modo di pensare. La serata culturale è stata una preziosa occasione per ripensare alla sfida di un’educazione come azione all’altezza dei tempi, riformulando un lessico e una grammatica educativa in grado di articolarla e che ha, secondo lo specifico apporto della tradizione religiosa ebraico-cristiana, in Dio l’Educatore e il Pedagogo per eccellenza, garante di una relazione che garantisce e promuove l’uomo in quanto tale attraverso la sua azione graziosa e paziente.

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