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Nathalie Sarthou-Lajus "L’arte di trasmettere"

Qual è l’importanza del gesto di trasmettere nella vita umana? Questo atto profondo si esplicita in varie situazioni: filiazione, iniziazione, educazione... Ma trasmettere non significa solo educare o insegnare; è qualcos’altro: è passare l’essenza dell’esistenza, come si passa una palla da rugby, come si condivide una ricetta per cucinare. La trasmissione diventa lo spazio vitale di un incontro al di là di culture e generazioni, un’esperienza che apre alla conoscenza di se stessi e degli altri.
Un libro brillante e profondo sull’eredità, necessaria ma a volte terribilmente ingombrante oppure assente, un libro che è anche testimonianza intima sulla connessione tra generazioni, famiglie e comunità.

Nathalie Sarthou-Lajus, filosofa, dopo aver insegnato nei licei francesi, dal 2007 è vice-direttrice della rivista di spiritualità e cultura Études, curata dai gesuiti di Francia.







Indice
  • 7 Prefazione
  • 17 Il gusto di trasmettere
  • 29 Sulla soglia
  • 47 Il posto e il passaggio
  • 67 Figure di “passeurs”
  • 83 Cucinare e raccontare
  • 99 La violenza di non trasmettere nulla
  • 113 La parte dell’infanzia


Alcuni estratti

(...) L’atto di trasmettere è un processo sempre aleatorio. Sfugge e oltrepassa la nostra volontà.
Noi non cessiamo di rintracciare le somiglianze che ci rassicurano nel perpetuarsi di un’eredità o di una linea genealogica, e constatiamo con stupore misto a perplessità quanto la ricezione di un’opera possa essere diversa e contraddittoria, quanto un figlio possa essere differente dai suoi genitori o dai suoi fratelli e sorelle.

(...) I primi incontri con gli educatori, quali che siano, genitori o insegnanti, lasciano delle impronte indelebili nel nostro rapporto con la trasmissione e con il gusto di trasmettere. Essi propongono delle passioni. Indicano delle porte che ciascuno può aprire, se non vi è impedito da una carenza di amore.

(...) Il gioco del passaggio è una rappresentazione del gesto di trasmettere che ne allevia il peso ineluttabile, il potere negativo e mortifero. Non solo libera gli individui dall’obbligo di attenersi alla rigidità dei posti attribuiti fin dalla nascita secondo l’eredità – il sesso, l’ordine di successione –, ma imprime anche un nuovo slancio alla vita collettiva.

(...) In quanto cristiana impegnata in un mondo secolarizzato, ho sempre avuto la percezione che si dovesse esercitare in permanenza questo ruolo di traghettatore tra due mondi: per lottare, all’esterno della propria comunità, contro le stigmatizzazioni di cui sono regolarmente vittima le religioni e, all’interno della propria comunità, contro gli irrigidimenti identitari che la fanno incancrenire.

(...) Il passeur è una persona-fonte, il cui incontro è salutare nella traversata delle prove. Il rinnovamento di senso può avvenire all’interno di noi stessi, basarsi su un rafforzamento dei nostri desideri, della nostra fiducia. Ma necessita di un rilancio attraverso lo sguardo di un altro che ci ridia la capacità di crederci quando non ci crediamo più.

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