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Lidia Maggi Attendere l'inatteso di Dio




in “Riforma” 
settimanale delle chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi 
del 22 dicembre 2017





Il Cantico dei Cantici di Salomone.
Mi baci egli dei baci della sua bocca,
poiché le tue carezze sono migliori del vino.
I tuoi profumi hanno un odore soave; il
tuo nome è un profumo che si spande;
perciò ti amano le fanciulle!
Amica mia, io ti assomiglio alla mia
cavalla che si attacca ai carri del
faraone.
Le tue guance sono belle in mezzo alle
collane, il tuo collo è bello tra i filari di
perle.
Noi ti faremo delle collane d’oro con dei
punti d’ argento.
Mentre il re è nel suo convito, il mio
nardo esala il suo profumo. Il mio
amico è per me come un sacchetto di
mirra, che passa la notte sul mio seno.
Il mio amico è per me come un
grappolo di cipro delle vigne d’EnGhedi.
Come sei bella, amica mia, come sei
bella! I tuoi occhi sono come quelli dei
colombi.
Come sei bello, amico mio, come
sei amabile! Anche il nostro letto è
verdeggiante.
Le travi delle nostre case sono di cedro, i
nostri soffitti sono di cipresso.
(Cantico dei Cantici 1, 1-17)

La storia è gravida di Dio. Non puoi non accorgertene. Colui che ha partorito il mondo si lascia generare da questa vita, si fa corpo... per dare corpo alla fede. La storia è gravida di Dio. Non ne senti i gemiti? Non scorgi il ventre gonfio dietro agli abiti liturgici, logorati o impreziositi dal tempo?
Il tempo dell’attesa si fa breve. Dio viene. Lo hai già sentito annunciare: Dio viene. I cieli si lacerano come una donna mentre partorisce. E la storia, la tua storia, si prepara ad accogliere Dio in mezzo a noi. Dio si fa vicino. Lo puoi toccare: ha mani, occhi, piedi. Questo è il mio corpo, dirà...sarà profumo di pane, frutto della terra e del lavoro umano, segno di relazione e di cura, memoria di un Dio corpo, venuto al mondo come tutti gli altri corpi.
Prepararsi ad attendere questo Dio, che viene al mondo come ogni bambino, è molto di più che ritrovare la tenerezza e il calore degli affetti che il Natale veicola. È lasciarsi sorprendere da un modo inatteso con cui Dio si rivela, attraverso un corpo umano.
Ma che cosa c’è di inatteso in questo corpo che ogni anno celebriamo? Che evochiamo nella liturgia domenicale, di cui facciamo memoria nel Natale? Pensiamo Dio come altro da noi e non sbagliamo, poiché egli è differente. Dio è Dio... ha pensieri e giudizi diversi dai nostri («Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie»). Dio abita in una dimora inaccessibile («Dio è in cielo e tu sei sulla terra...»). Ma ecco l’inaudito: il lontano si fa vicino, il totalmente altro diviene come noi. Il Dio prende corpo. Si fa toccare, scorgere, udire. Ha fame, sete, cammina e si siede, conosce la stanchezza e la paura, la gioia e l’amicizia, È un Dio vicino, messo al mondo. I suoi tratti sono unici, e insieme così simili a quelli di ogni corpo.
Singolarità e universalità che caratterizzano ogni essere umano...
Ogni figlio, ogni figlia è speciale per la propria madre; ogni amato è unico per chi è innamorato.
Gesù, l’uomo di Nazareth nato da donna, è unico perché Dio si rivela in modo inedito in lui; ma è anche unico perché umano.
E questa sua singolarità dice che tu pure sei unico, sei unica, creatura irripetibile. Parola necessaria nella frase del mondo. Tu sei unica perché amata: in te prende corpo l’amore di Dio.
Mi baci con i baci della sua bocca, le tue carezze sono più dolci del vino...
Ma se Dio si rivela come corpo, allora come non celebrarlo proprio con quel libro biblico che parla del corpo, anzi lo canta ed è il cantico più bello, il cantico dei cantici?
Qui non viene celebrato il corpo in astratto, ma il corpo in relazione, il tuo corpo, quello dell’amata, dell’amato, unico, insostituibile.
Corpo redento da un Dio corpo. Perché il corpo ha bisogno di essere salvato, e non solo dalle malattie e dalla morte, ma pure da quella fede che lo ha sequestrato negandolo, disprezzandolo, strappandolo al sacro. La sessualità non è più bella e buona, come al principio... l’amore corporeo è inopportuno, da rifuggire, preferendogli quello spirituale.
A Natale risuona un cantico: nel corpo abita Dio, un Dio messo al mondo e che mette tutti noi al mondo, con i nostri corpi liberati. Sei libera di amare e di essere amata, di accarezzare e di baciare...
Mi baci con i baci della sua bocca.
Ma il giardino del corpo diventa deserto, quando la sua singolarità non è più custodita. Il corpo non è più cantato ma solo esibito, saccheggiato da consumatori di piacere dozzinali.

Il Corpo di Dio, donato per noi, ci libera dalla negazione del corpo come anche dal suo uso strumentale. Tu sei questo corpo, un corpo unico, sacro, amabile. Oggi, attendere l’inatteso di Dio significa aprirsi alla sapienza dei corpi e cantarli:
«Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi sono come quelli dei colombi. Come sei bello, amico mio, come sei amabile! Anche il nostro letto è verdeggiante. Le travi delle nostre case sono di cedro, i nostri soffitti sono di cipresso».
Il cielo si apre e partorisce il corpo divino. Allo stesso modo i nostri corpi, nella relazione amorosa, si aprano e partoriscano il cielo!

La meditazione biblica della pastora Lidia Maggi è andata in onda domenica 17 dicembre durante il «Culto evangelico», trasmissione di Radiouno a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.




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