Enzo Bianchi Una Chiesa moderna capace di amore

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ARCIDIOCESI DI NAPOLI
UFFICIO DELLE AGGREGAZIONI LAICALI

INCONTRO CON ENZO BIANCHI
Fondatore della Comunità di Bose

Una Chiesa moderna capace di amore. L'Evangelii Gaudium di Papa Francesco.

Lunedì 23 ottobre 2017 ore 18,30

Basilica di S. Lorenzo Maggiore Napoli



Introduzione
L’esortazione apostolica Evangelii gaudium (24 novembre 2013), “La gioia del Vangelo”, è il primo documento magisteriale di papa Francesco, perché l’enciclica Lumen fidei (29 giugno 2013), da lui firmata, era stata scritta da Benedetto XVI, senza che però lui stesso la giudicasse terminata e dunque pubblicabile. È vero che questa esortazione di Francesco vuole essere una pagina di magistero, a seguito del sinodo su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, ma in realtà è un testo che indica il programma del suo pontificato e vuole essere una traccia per una nuova stagione della chiesa. Per questo non reca nell’intestazione l’aggettivo “post-sinodale”.
Evangelii gaudium non è un documento sull’evangelizzazione del mondo di oggi, come voleva essere ed è stata l’esortazione apostolica di Paolo VI Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), ma, come indica il sottotitolo, è un’esortazione sull’annuncio del Vangelo. Non dunque sull’evangelizzazione in generale, che è attività multiforme della chiesa (annuncio, catechesi, liturgia, formazione, ecc.), ma sull’annuncio, sul kérygma: “La bellezza dell’amore di Dio che dà salvezza manifestato in Gesù Cristo morto e risorto” (EG 36).
Francesco cita le proposizioni sulla nuova evangelizzazione espresse dai padri sinodali, ed essendo stato lui stesso uno di loro non ignora i lavori di quell’assemblea (7-28 ottobre 2012), ma nell’Evangelii gaudium espone il suo pensiero, che chiede a tutti nella chiesa “una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno” (EG 25). Egli va oltre l’esperienza sinodale, rendendo presente nell’esortazione la sua lunga esperienza pastorale e l’urgenza da lui avvertita di inaugurare una nuova tappa dell’impegno missionario della chiesa. Siamo di fronte a un testo che sorprende per la sua forma fresca, performativa, anche se a volte, proprio perché vuole essere eloquente e diretto, può apparire poco ordinato, con riprese di temi e di considerazioni, con ripetizioni dello stesso lessico.
Il testo è “pastorale” ma non si insista su questa qualifica per diminuirne l’autorità e l’importanza, perché le indicazioni in esso contenute – seppur formulate con il linguaggio semplice, diretto e caldo tipico di papa Francesco, il quale crea espressioni ad effetto, neologismi che richiamano l’attenzione, conia frasi che rimangono impresse nel lettore – sono determinanti per la vita della chiesa e appaiono ispirate da una visione teologica profonda, dall’assiduità con i padri della chiesa e dal magistero precedente, soprattutto quello del concilio Vaticano II e di Paolo VI. Più in particolare, “conversione pastorale” significa convertire una chiesa preoccupata di autoconservarsi in una chiesa che con coraggio incontra la società di oggi. Significa invertire il cammino: non chiedere agli altri di venire ma andare verso gli altri, raggiungerli là dove sono, senza giudicare le loro qualità di fede o morali. Significa lasciare le sicurezze e le protezioni del porto per inoltrarsi in acque profonde, in mare aperto, alla ricerca di altri lidi e di altre terre. Significa per la chiesa “uscire”, in un movimento di ék-stasis, per non guardare a se stessa ma a quelli che Dio ha tanto amato da dare loro il suo Figlio amato (cf. Gv 3,16). Significa non voler stare al centro o al di sopra degli altri, ma chinarsi umilmente ai loro piedi per lavarli, averne cura, servirli. Significa smettere di avere paura ma rischiare l’incontro con quelli che sono diversi o addirittura sono “contro di noi”, perché solo l’incontro può mutare situazioni paralizzate.


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