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Ernesto della Corte Natale è incontro con Dio

Natale è Cristo, Figlio di Dio, l’Uomo realizzato. In Lui solo possiamo diventare umani.
Cosa insegnano i Vangeli cosiddetti dell’Infanzia di Gesù? Rivolgiamo al Vangelo secondo Matteo e secondo Luca.

I Vangeli dell’Infanzia: «La nascita del Risorto» in Matteo e Luca


Potremmo intitolare questi episodi «la nascita del Risorto», perché ciò che interessa a Matteo e a Luca è il Risorto, non la cronaca della natività, ma la teologia del Risorto, che viene proiettata all’inizio; è il senso finale che illumina i fatti iniziali, ovvero i fatti iniziali sono raccontati nella stessa luce degli eventi finali. Il narratore sa come va a finire la storia, sa qual è il senso della storia e lo lascia trasparire nel testo.
Ora il nostro modo abituale di leggere i vangeli dell’infanzia consiste nel ricostruire i fatti, nel ricreare la cronaca di quei giorni, come hanno tentato di fare molti romanzieri, poeti, narratori, i quali poi hanno aggiunto tanti particolari, rendendo verosimile, aggiungendo i sentimenti, le emozioni, cose non dette nei testi biblici che possono essere di aiuto per una comprensione.
Questo è un metodo, ma non è certamente il migliore. Restiamo nel campo del Natale sentimentale.
Questa sera non dobbiamo cercare di ricostruire i fatti, cercando cioè di raccontare una vita di Gesù bambino. Vogliamo seguire il metodo più serio che è quello della lettura del testo biblico, cercando di rispondere a questa domanda: che cosa ha voluto dire l’autore biblico?
Non fatevi la domanda, e soprattutto non fatemi la domanda: Ma è successo o non è successo? Ma sono andate proprio così le cose?
Sono domande oziose. L’elemento storico fondante è necessario, indispensabile negli eventi determinanti: la morte e la Resurrezione di Gesù e tutto ciò che ha portato a questo evento nei particolari, ma non dobbiamo neppure ostinarci sulla storicità grezza, dobbiamo invece e anche cercare di cogliere il senso teologico dei Vangeli. Posso dirvi tranquillamente che nei Vangeli esistono dei testi di altissimo grado storico e degli altri testi in cui il livello di storicità è basso.
I Vangeli dell’infanzia sono proprio testi in cui il livello di storicità è il più basso, perché l’intento non era quello della cronaca, della documentazione, ma quello della teologia; allora se il livello storico è
basso, il livello teologico è altissimo. Si tratta cioè di testi nati per ultimi e sono frutto di un ripensamento teologico molto approfondito, contengono un messaggio maturo, frutto della riflessione piena della Comunità cristiana già avanti negli anni tant’è vero che Marco negli anni 60 non ha niente di tutto questo e non appartiene alla triplice tradizione.
È una ricerca che inizia dopo il 60 nelle ultime produzioni evangeliche, anche se contiene dei testi che probabilmente sono arcaici.
La domanda quindi che ci facciamo è: Che cosa vuol dire l’autore biblico?

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