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Wim Wenders Una lettera personale


Conversazioni sulla "Laudato si'" a un anno dalla pubblicazione 

L'Osservatore Romano 15 giugno 2016

Mentre leggo l’enciclica Laudato si’ sono pienamente consapevole che si tratta di uno dei documenti più importanti di questo XXI secolo ancora giovane, sia a causa del suo autore, Papa Francesco, sia per il tema: l’insopportabile sofferenza del pianeta.
Mi coinvolge nel profondo, tanto che non riesco a interrompere la lettura. E poi mi rendo conto che ciò che mi colpisce, ciò che mi tocca di più in questo testo è il tono!

Il modo in cui penetra con dolcezza nella mia mente trascinandomi pian piano... Non è come leggere un testo teorico o pedagogico, somiglia molto più a una lettera personale, che mi è stata indirizzata da un amico intimo (e molto competente). Vado avanti a leggere e riesco quasi a sentire la voce pacata dell’autore, una voce che non ha niente di pedante, lontanissima dal tono di chi tiene una conferenza, piuttosto la voce di qualcuno che parla come se stesse pensando a voce alta, la voce gentile di chi vuol condividere con me i suoi pensieri.

Continuo a dimenticare che è il Papa a parlare (o meglio a scrivere)... A volte l’autore scende su un terreno familiare, senza mai pretendere di sapere più di quello che già sappiamo, ma lo fa con tale passione e convinzione che il semplice flusso dei pensieri, la complessità e la determinazione del ragionamento sono trascinanti e ci uniscono in un’unica convinzione: ora o mai più! Il danno arrecato alla Terra è un danno fatto a noi stessi. È a noi stessi che stiamo facendo del male, nel lungo periodo. (E anche nel breve).
Sì, è il tono del messaggio a renderlo così potente e convincente, ben al di là di qualsiasi saggio o tesi sull’argomento. Non è che quando finisci di leggere l’enciclica ne saprai necessariamente più di prima. Non è un testo ricco di nuovi dati e intuizioni sorprendenti, eppure, da quella lettura esci arricchito e in realtà sai di più. Con molte cose di cui prima eri consapevole ora hai un rapporto diverso: d’ora in poi apparterranno alla tua vita in senso profondamente esistenziale.
Sei più convinto che mai, perché l’anima stessa ha inteso che proteggere il pianeta è una delle questioni più scottanti del nostro tempo. Spesso le questioni ambientali che in certi momenti ci appaiono importantissime e urgenti, vengono relegate in secondo piano dalla routine e dalle emergenze della quotidianità. Questa volta è diverso. Papa Francesco ha soprattutto messo in chiaro una cosa, a voi, a noi, a me: la sofferenza dei poveri non può essere disgiunta e considerata una questione separata dalla sofferenza del pianeta. Le due cose si appartengono e devono essere risolte insieme! Invece generalmente sono considerate questioni separate. Le organizzazioni che le combattono sono impegnate sull’uno o sull’altro fronte.
Non così Papa Francesco e la fede che rappresenta. Quindi non è solo il tono di questo libro a porlo al di sopra di qualsiasi messaggio politico. È anche la fonte da cui proviene. Il titolo stesso, Laudato si’, ci ricorda il motivo per cui Jorge Mario Bergoglio ha scelto il nome di san Francesco e perché scrive tutto questo rivolgendosi a noi come “Francesco”.
Nella lunga storia tra l’umanità e la natura quest’uomo, questo santo, con la sua vita e le sue convinzioni occupa indiscutibilmente una pagina a sé.
È stato il primo a identificare la propria vita con quella di ogni altro essere vivente sul pianeta, e la sua compassione per i poveri non conosceva limiti. Questa enciclica è scritta nel suo spirito da un altro uomo di Dio pieno di amore e compassione e saggezza, che ha assunto il nome di Francesco come un segno, un’indicazione della sua missione: la riconciliazione della fede cristiana con la realtà contemporanea e le sue questioni più scottanti: da un lato la lotta alla povertà, dall’altro quella contro l’abuso dei preziosi tesori del pianeta: la sua acqua, la sua aria, le sue piante, i suoi animali, le sue risorse.
I nostri principi cristiani, (non c’è certo bisogno di insistere su questo punto, è talmente ovvio ed evidente) non sono solo compatibili, ma identici con la compassione per i poveri e per il pianeta!
Siamo i custodi dei nostri fratelli e abbiamo il compito di aver cura della natura, degli animali e della vita sulla Terra, non di sfruttarli. Per una volta, in questa enciclica, la fede non è qualcosa che porta i cristiani a trascendere in qualche modo il mondo e lasciarselo alle spalle, ma qualcosa che conduce dritto nel mondo, spingendo ad abbracciarlo e a difenderlo.
E per una volta, sei impaziente di condividere un testo di Chiesa con persone che non sono credenti o che pregano un altro Dio.
Dopotutto viviamo sullo stesso pianeta, siamo fratelli gli uni agli altri, e sì, anche i diversi nomi di Dio, nello spirito di compassione e di amore che emana da questo testo, non possono che essere un ulteriore motivo per rispettare l’altro e aver cura di ciò che è stato in dono a tutti noi: il pianeta Terra.

di Wim Wenders

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