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A. Mainardi La Leggenda del Grande Inquisitore

Conferenza di Adalberto Mainardi sul tema La Leggenda del Grande Inquisitore di Fëdor Dostoevskij.

Lugano, giovedì 28 novembre 2013





La Leggenda del Grande Inquisitore, contenuta nel romanzo I fratelli Karamazov, è il manifesto del pensiero religioso di Dostoevskij. Un pensiero che non procede dalla libertà a Dio (come fa Kant), ma da Dio alla libertà.
Nella leggenda, raccontata dall’ateo Ivan Karamazov al fratello Aloşa, Gesù riappare sulla terra a Siviglia ai tempi della Santa Inquisizione e viene imprigionato come eretico. Il Grande Inquisitore si reca da lui nella notte e lo apostrofa lungamente sul problema del valore della libertà per l'uomo.
Alla libertà, dono terribile che Dio ha voluto fare agli uomini, il Grande Inquisitore oppone il miracolo, il mistero e l’autorità. Una “correzione” dell’opera divina più compassionevole nei confronti degli uomini deboli, i non eletti, quelli che non “hanno la forza di disprezzare il pane terreno per quello celeste”, gli uomini schiacciati dal determinismo delle condizioni, quelli che non riescono a rovesciare il quadro. Paradossalmente, il Grande Inquisitore denuncia una mancanza d’amore nel dono di questa terribile libertà. La salvezza perché sia davvero pietosa deve riguardare tutti gli uomini, i forti e i deboli. E invece “due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato” (Matteo 24:40). E i deboli? E chi tra le troppe vie, più o meno plausibili non ha saputo scegliere la fede? Forse l’amico lasciato nel campo, liberamente non ha voluto alzare la testa… o non ha potuto.
La terribile libertà che denuncia il Grande Inquisitore o una teologia del miracolo e della predestinazione. Di entrambe è difficile comprenderne la giustizia.
La leggenda del Grande Inquisitore termina così: Gesù, che ha ascoltato fino in fondo e in silenzio il suo vecchio accusatore, lo bacia dolcemente. Come a suggerire nell’amore, comunque, la risposta. Una terza via, tra la libertà e il mistero.
Il problema più spinoso per il credente è Unde Malum? Da dove viene il male, e perché? Il paradosso della presenza di Dio e del male portò il filosofo Leibniz, nel 1700, al conio del termine “teodicea”, la filosofia che indaga il rapporto tra Dio e la giustizia.
Il filosofo ebreo Jonas, dopo la follia dell’Olocausto in alcune sue riflessioni arriva ad affermare che l’uomo deve rassegnarsi ad accettare che l’Onnipotente o è privo di bontà o è totalmente incomprensibile, proprio alla luce dell’ingovernabilità del libero arbitrio.
La Leggenda del Grande Inquisitore solleva temi che non smettono di interrogare l’uomo perché hanno a che fare con la sostanza dell’esercizio della libertà e con il senso stesso dell’esistenza e del suo esito nella morte.

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Il dialogo fra i due fratelli Karamazov nello sceneggiato andato in onda nel 1969.

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