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Paolo Ricca Che cosa significa la Pasqua oggi

Che cosa è successo a Pasqua? Che significato ha la resurrezione di Gesù? A queste e altre domande risponde il teologo valdese Paolo Ricca, una delle voci più autorevoli del mondo protestante in Italia, noto anche per essere stato consulente di Roberto Benigni in occasione del programma RAI sui Dieci comandamenti, e recentemente ospite del programma "Storie" in onda su RSILa1.


Proviamo a guardare alla Pasqua in modo critico. Che cosa è effettivamente successo? Gesù è realmente risorto?

Questo nessuno lo sa perché non c´erano testimoni. Questa è la grande differenza tra la Pasqua e la morte di Gesù. La morte di Gesù è stata vista da molte persone, sia discepoli, sia poi il centurione che fa la sua confessione di fede quando vede morire Gesù. Quindi ci sono tanti testimoni: quello è un fatto sicuramente, storicamente accertato. Ma la resurrezione non ha testimoni e questa è la sua forza e la sua debolezza. È la sua forza perché è, appunto, una sfida aperta alla fede, nel senso che noi crediamo ciò che non vediamo. E questo è lo statuto proprio della fede. La fede è proprio questo credere nell´invisibile, nel Dio invisibile, nel Cristo invisibile. In definitiva la cosa che induce a dire che la Pasqua non è un´invenzione dei discepoli è proprio il fatto che nessuno se l´aspettava: quando vedono Gesù dicono: non è Gesù perché Gesù è morto. E allora il fatto che loro non ci hanno creduto è il motivo per cui noi ci crediamo.

Che cosa possiamo apprendere su questa vicenda attraverso le scritture del Nuovo Testamento?

Possiamo apprendere che la resurrezione è stata la grande sorpresa. Al venerdì santo non è solo morto Gesù, è anche morta la fede in lui. E quindi dopo il venerdì santo tutti erano pronti a ritornare ai loro mestieri. C´è addirittura una parola molto significativa dell´apostolo Pietro che in sostanza dice: io torno a pescare. Cosa devo fare? Ormai il sogno è finito, la realtà non è quella che io ho seguito per tre anni, la realtà è la mia pesca, il mio mestiere di prima. Ma la Pasqua ha questa caratteristica: di smentire la realtà, che vorrebbe tutto finito, un capitolo chiuso. E invece no, Dio lo riapre. Naturalmente i testi balbettano, ma anche questo è un segno positivo per la fede, perché dimostra che la Pasqua è la sorpresa assoluta, ciò che nessuno immaginava. La resurrezione è il messaggio meno credibile, questo è il punto. Eppure è questo messaggio meno credibile di qualunque altro che ha fondato, o meglio, rifondato la fede che era morta, ha risuscitato la fede. A Pasqua non risuscita solo Gesù, risuscita anche la fede in Gesù.

L´annuncio della Pasqua sfida la nostra razionalità: la tomba vuota e poi le apparizioni di Gesù, narrate nella Bibbia, sembrano indicare che in Gesù la morte sia stata realmente sconfitta. Ma questo potente messaggio di speranza, come può armonizzarsi con gli aspetti più razionali della nostra esistenza? Possiamo, anche noi, credere nella resurrezione?

Non possiamo fare altro. Sì, certo, potremmo anche fare altro: possiamo dubitare, possiamo negare, possiamo dire che queste sono favole infantili, che la realtà è la morte, possiamo dire questo e avremmo mille ragioni per dirlo. Ma, appunto, la sfida di Dio non è una sfida che viene dall´uomo, perché dall´uomo viene la razionalità, l´evidenza. Io parlerei invece di un segreto, di un mistero: anche noi siamo un mistero, la nostra vita, i nostri giorni, tutto è anche un mistero. E questo credo che sia un elemento che ci aiuta a raggiungere quel confine nel quale incontriamo Dio.

Ma che cosa significa esattamente la Pasqua? E´ un messaggio che riguarda il nostro futuro oppure la nostra vita presente?

Riguarda l´uno e l´altro. Riguarda il nostro presente nel senso che la Pasqua è un annuncio di vita, anzi di vita eterna. Noi conosciamo la vita mortale, ma c´è una vita immortale, c´è una vita eterna, è quella che si inaugura, secondo la fede cristiana, con la risurrezione di Gesù. C´è Barth che ha una bellissima espressione "che cos´è la resurrezione? E´ la tangente di Dio che sfiora il nostro mondo". Allora questo sfiorare accende una luce e la luce qual è? Che la morte non è l´ultima parola né della vita individuale delle persone, né della storia dell´umanità, e neanche di tutto ciò che esiste perché ci sono anche gli animali, c´è il mondo, ci sono i fiori, c´è la natura, gli alberi ecc., tutto ciò che vive ha ora una speranza di durare. Quindi presente e futuro sono legati, la resurrezione significa che c´è un futuro. Il presente non finisce con la morte e quindi la Pasqua è sulla soglia del presente e del futuro e ci accompagna dal presente al futuro.

Possiamo leggere la realtà della resurrezione come liberazione da ciò che angustia l´essere umano? liberazione dalla morte, dalla paura, dalla violenza, da ogni "potere" che ci schiaccia?

Sì, certamente, assolutamente. E´ proprio questo la bellezza. La risurrezione è un principio di costruzione, un principio di vita, un principio di creazione, di ri-creazione, seconda creazione. E´ un atto creativo che sta sulla stessa bilancia della creazione, della creazione dal nulla. E quindi certamente la risurrezione ci libera da tutte le ombre. Dovrebbe essere la fonte quotidiana della nostra gioia. Perché nel cristianesimo, ma forse anche in altre religioni, c´è questa insistenza profonda continua, sul "rallegratevi", sulla gioia? Perché Gesù è risorto e questo è l´unico motivo vero e permanente per cui noi possiamo essere e vivere nella gioia. Quindi il frutto maggiore della risurrezione nella nostra vita è proprio la gioia.

Quale senso assume oggi, nel tempo presente, l´annuncio cristiano della Pasqua?

Gesù risorto viene chiamato il secondo Adamo, cioè l´uomo secondo i piani di Dio, l´uomo così come Dio lo vorrebbe. Quale uomo? Quell´uomo che Gesù è stato. Quindi noi dobbiamo recuperare attraverso la resurrezione tutta la vita di Gesù. E qual è la vita che ha vissuto Gesù? Una vita per gli altri, una vita che si ferma davanti a chi sta male, che si lascia interpellare, che si lascia fermare, che soccorre, che aiuta, che perdona, che risuscita. Una vita non violenta: Gesù è un profeta disarmato, l´unica arma che ha è la parola. Sarebbe un paradiso se, ad esempio, il messaggio di Pasqua significasse che le armi cadono dalle mani dell´uomo: sarebbe una vera risurrezione dell´umanità, perché sarebbe una risurrezione della fraternità.

scritto da Luisa Nitti - Voce Evangelica CH

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