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Natoli: Creazione in Grecia e Israele

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Conferenza di Salvatore Natoli di sabato 14 dicembre 2013 nella Galleria San Fedele Milano, 
LA CREAZIONE La generazione in Grecia e la creazione in Israele 

Riassunto: In tutte le culture, religioni -- e anche filosofie - è presente il motivo dell'origine e, più in generale, dell'inizio e della fine di tutte le cose. Se e quanto questo corrisponda ad una cogente istanza logica o, la contrario, sia frutto di una proiezione antropomorfica è già di per sé tema di discussione. Ma, tra le diverse modalità di concepire l'origine vi sono due modelli alternativi: 1. la generazione 2. la creazione Queste due concezioni contraddistinguono rispettivamente la cultura greca e quella giudaica prima e cristiana dopo. Per stare fermi all'occidente. Nel primo caso l'origine è in qualche modo un da sempre e per sempre o meglio all'origine si appartiene ( origine grembo); per questo paralare di inizio non è del tutto proprio. Nel secondo caso si può parlare di inizio in senso stretto perché il mondo -- o più in generale l'universo -- è posto in essere a partire dal proprio nulla. In questa visione, tutto il creato è avvolto dal nulla della sua provenienza. Questa visione nel cristianesimo si mescolerà con ontologia greca dando luogo ad un' ellenizzazione della Bibbia e ad una cristianizzazione della Grecia: nasce quella che Heidegger chiama l'ontoteologia. Da qui la domanda fondamentale: " perché l'essere piuttosto che il nulla?". Il tratto proprio della creazione è, come si vede la provenienza dal nulla: di qui la possibilità immanente di precipitare nuovamente nel nulla. Ma che vi è nel nulla dell'inizio? Dio? E Dio chi è? In questo caso, si può a giusto titolo parlare di "mistero dell'inizio" e perciò dell'esistenza stessa del mondo. Perché è stato creato? L'inizio, infatti, è inattingibile perché la creazione non può risalire al suo antecedente e di qui uno iato incolmabile. Si capisce allora perché il pensiero speculativo giudaico abbia interpretato la creazione come un ritrarsi di Dio. Né, dall'altra parte, questo mondo non sembra bene riuscito gran che bene, ma come ritiene la tradizione rabbinica è il frutto di un ultimo tentavo - alla fine ratificato ( e vide che era buono ) -- dopo ben ventisei creazioni abortite. Tutto ciò che esiste e quindi implicato con il nulla: adottando categorie etiche, ciò significa che quel che esiste è implicato inevitabilmente con il male. Per i Greci, originaria è la physis da cui le cose si generano ed ivi ritornano: l'essere coincide perciò con una prodursi continuo forme che così come si generano periscono, senza che la natura esca mai fuori di sé, ma riposa eternamente in se stessa. In questo caso, l'inizio e la fine sono tenute insieme dall'anello del ritorno. Ma in questo ritorno a non tornare sono le cose nella loro singolarità: in questo senso sono fatte per il nulla che però non coincide e non può mai coincide con il nulla assoluto. Il tratto comune tra grecità e giudaismo è quindi dato dal fatto che in ambedue i casi gli enti sono ritenuti finiti, anche se nel primo caso si deve parlare di finitudine creaturale nel secondo di naturalità del finito. A partire da qui per i Greci quel che gli uomini devono fare - e che possono al meglio ottenere - è valorizzare al meglio le loro potenzialità per il tempo loro assegnato. Questo vuol dire vita felice.
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