Clicca

Aggiungici su FacebookSegui il profilo InstagramSegui il Canale di YoutubeSeguici su X (Twitter)   Novità su Instagram

Manicardi - 17 febbraio 2013 I Quaresima

stampa la pagina
domenica 17 febbraio 2013
Anno C
Dt 26,4-10; Sal 90; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13


Con questa domenica si apre la serie delle domeniche quaresimali dell’annata C in cui viene proposta al credente una catechesi penitenziale: nell’ordine, le tematiche della fede, dell’alleanza, della conversione, del perdono e della misericordia saranno al cuore delle cinque domeniche quaresimali.


Il tema della fede traversa le letture odierne. La prima lettura presenta una professione di fede con cui Israele fa memoria delle meraviglie operate da Dio in suo favore: Israele dice la fede narrando una storia, non con astratte affermazioni teologiche. La seconda lettura contiene la professione di fede cristiana: professione di fede che non è un momento puramente verbale o intellettuale, ma coinvolge “bocca” e “cuore” (cf. Rm 10,8-10), interiorità ed esteriorità, tutta la persona nella sua corporeità. Il vangelo presenta la fede di Gesù come lotta contro il tentatore e principio di decisione e di scelta. La fede non è, se non tentata: questo dice il brano delle tentazioni di Gesù.

Le “tre” tentazioni di Gesù, che Luca ha dislocato in tre luoghi diversi che rappresentano sinteticamente il cammino di Gesù nel terzo vangelo (nel deserto; in alto – a Gerusalemme “si sale” – e a Gerusalemme), indicano il carattere ripetuto e intenso dell’offrirsi a Gesù della possibilità di vivere la propria vocazione non in obbedienza a Dio e alla sua Parola (e questo è la tentazione).

La forza della tentazione si manifesta proporzionalmente alla essenzialità in cui Gesù si situa. Il digiuno, la solitudine e il silenzio del deserto, così come il ricorso esclusivo alla parola della Scrittura senza alcuna parola propria, sono elementi dell’essenzialità e della radicalità cercate da Gesù. Ovvero del suo abitare il proprio cuore e del suo far regnare Dio solo sul proprio cuore. Gesù vince le tentazioni custodendo la sua umanità senza scendere nel subumano e senza innalzarsi nel sovrumano. E così custodisce anche l’immagine rivelata di Dio senza pervertirne o deturparne il volto.

La prima tentazione mostra Gesù che non assolutizza il proprio bisogno e non ne cerca una soddisfazione immediata. Gesù non evade dalla condizione creaturale dell’uomo per cui il pane viene tratto dalla terra con la fatica e il sudore del lavoro e non ricorrendo a espedienti magici o tecnici di manipolazione della realtà. Nella seconda tentazione Gesù non si sottrae ai limiti spazio-temporali della condizione umana: Luca afferma che il diavolo gli mostrò, in un impressionante accorciamento temporale e in una smisurata dilatazione spaziale che ben esprime la vertigine e il delirio dell’onnipotenza, “in un istante” “tutti i regni della terra”. Gesù non cede al fascino del tutto, ma resta abitante del limite, custodisce l’unicità di Dio e la distanza da lui: “Solo al Signore tuo Dio ti prostrerai” (Lc 4,8; cf. Dt 6,13).

Nella terza tentazione Gesù non cede al fascino del prodigioso, dello spettacolare e non si sottrae ai limiti della propria corporeità. Gesù non impone la sua messianicità con gesti stra-ordinari che costringano a dargli l’adesione. Gesù custodisce la limitatezza e la mortalità della condizione umana.

Ovvero, la tentazione è vinta custodendo l’umanità, che è ciò in cui consiste l’immagine e la somiglianza della creatura con il Creatore, ed è vinta con l’obbedienza a Dio nell’umanità concreta, fragile e mortale. Gesù, per onestà verso Dio, si rifiuta di porre Dio là dove facilmente l’uomo lo situerebbe, cioè nel miracolistico, nel prodigioso, nello spettacolare, nel rassicurante, nel sacro, in ciò che si impone. Ma allora gli spazi per Dio si restringono e viene il momento in cui l’immagine di Dio viene avvolta dal buio, dal silenzio, dalla non-evidenza. Sulla croce, nella debolezza, anzi, nell’impotenza di chi è crocifisso, nel buio che avvolge la terra e nel silenzio di Dio, Gesù ormai narra la presenza di Dio nella sua nuda persona: egli è “l’immagine del Dio invisibile” (Col 1,15). Sulla croce Gesù rivela il volto paradossale di Dio e apre la speranza della salvezza a ogni creatura, a ogni uomo. Lì, la definitiva vittoria contro le tentazioni.


LUCIANO MANICARDI
stampa la pagina


Gli ultimi 20 articoli