CARTA EDUCATIVA (1) Paola Radif

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Paola Radif
CARTA EDUCATIVA
Introduzione

Parlare ai ragazzi con le loro stesse parole: questa sì che è una premessa valida per sperare di essere ascoltati!
Infatti la Carta Educativa, nata a coronamento dell’iniziativa dal titolo “Che cosa cercate?”, è stata redatta proprio facendo tesoro delle risposte date dagli adolescenti stessi agli interrogativi emersi durante il cammino di un anno.
Proponiamo, quindi, un approfondimento dei dieci temi contenuti in questo sussidio perché possano essere utilizzati da catechisti e ragazzi come ulteriore riflessione nel corso di questo Anno della Fede.


  1. ASCOLTARE CHI MI PARLA SERIAMENTE DEL MIO FUTURO

Gli adulti vanno a gara nel dare consigli ai giovani, un po’ in forza della loro maggiore esperienza, un po’per il desiderio di vedere andar meglio le cose, un po’ forse per proiettare sui figli i sogni non realizzati della propria giovinezza…
Tuttavia, di fronte alle tante proposte che vengono non solo dalla famiglia ma anche dagli ambienti esterni, è indispensabile saper discernere ciò che è il vero bene per ciascuno e in questo senso le due fonti più genuine e affidabili per i giovani restano pur sempre sul piano umano la famiglia e sul piano spirituale la Parola di Dio.
Se la famiglia si affida nella preghiera per esserne illuminata nelle decisioni che riguardano i figli i consigli dei genitori trovano conferma nei testi sacri per cui tra i due piani c’è uniformità.  
Nel film della vita che scorre davanti agli occhi dei giovani e di cui sono co-protagonisti è importante che essi possano leggere sempre in trasparenza lo sforzo dei genitori di testimoniare quei valori che si propongono di trasmettere ai figli.
È prezioso l’esempio di un padre che sa perdonare, di una madre che sa accettare un’umiliazione, è convincente se in famiglia si concretizzano iniziative di condivisione e se ai principi enunciati fa seguito la loro attuazione.
I ragazzi hanno bisogno di constatare gli effetti di quanto viene loro indicato a parole. Quando la teoria si esprime in gesti visibili, allora questi gesti potranno positivamente “contagiare” i giovani, spingendoli a fare altrettanto, se non addirittura di più. E non sarebbe la prima volta che i genitori potranno imparare dai figli in fatto di coerenza e generosità.

La Parola di Dio
“Chiedi il parere ad ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. In ogni circostanza benedici il Signore e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poiché nessun popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene”. (Tb 4, 18-19)

Per la riflessione
Un vero amico può darmi dei buoni consigli. Se mi vuole bene può dirmi qualcosa di valido, anche se è giovane, perché lo fa col cuore.
I genitori cristiani, per loro natura e per il ministero di sposi consacrati dal matrimonio, offrono consigli che non sono sicuramente perfetti ma di certo disinteressati e orientati al bene dei figli.
Quando non esistevano calcolatrici e computer si verificavano le operazioni facendo quella che si chiamava la “prova del nove”. Per riconoscere se i consigli sono validi la prova del nove è confrontarli con la Parola di Dio: lì si verifica quanto di buono c’è nei discorsi umani ed è così che si possono fare delle scelte sagge.
                                                                                           Paola Radif
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