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Avete sentito l'ultima di Odifreddi? (Giacomo Samek Lodovici)

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Domenica scorsa, sul suo seguitissimo blog ospitato dal sito di La Repubblica Pierluigi Odifreddi ha comparato la figura del fondatore di Facebook a quella del fondatore del cristianesimo. Sproloquiando per l’ennesima volta su Gesù e sul cristianesimo, il matematico di Cuneo ha fatto l’ennesimo buco nell’acqua. Mi limito solo alla discussione di alcune sue tesi.

Per Odifreddi, «sembra che Gesù non avesse un gran senso dello humour: secondo san Giovanni Crisostomo, piangeva spesso, ma non rise mai».
Ora, se è vero che nei vangeli il verbo ridere non viene mai a lui riferito esplicitamente, nondimeno in questi testi ci sono altri verbi, che designano azioni di Gesù, che possono benissimo indicare implicitamente anche il suo ridere, come ha illustrato di recente Gianfranco Ravasi. Ed Helmut Gollwitzer, in La gioia di Dio, si è concentrato sul Vangelo di Luca rilevandovi la frequente presenza di verbi relativi alla gioia e all’esultanza, anche di Gesù. Di certo egli interveniva alle feste (si pensi alle nozze di Cana) e, in generale, apprezzava il mangiare ed il bere, tanto che anche per questo motivo veniva stigmatizzato dai moralisti di quell’epoca: «È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve e dicono: “Ecco un mangione e un beone, amico di pubblicani e di peccatori”» (Mt 11,19). Che poi l’iconografia e la filmografia abbiano frequentemente rappresentato un Gesù sempre severo e ieratico (una lodevole eccezione è una splendida scena di The Passion di Mel Gibson, in cui il giovane Gesù e sua madre scherzano e ridono), non deve far cadere nel riduzionismo odifreddiano.

Veniamo a Giovanni Crisostomo e ad altri teologi che hanno negato la possibilità del riso di Gesù: essi hanno dimenticato che Cristo ha assunto tutto della condizione umana ad eccezione del peccato, cosicché l’unione delle due nature, umana e divina, ha sicuramente comportato la presenza del riso, dello humor e del buonumore nella vita terrena di Gesù, dato che, per dirla con Aristotele, l’uomo è l’unico vivente mortale che ride.

Naturalmente, questo argomento teologico non può valere per Odifreddi; che però appoggia la sua tesi all’autorità del Crisostomo, invece che ad un’analisi critica dei testi evangelici, proprio lui che accusa i cristiani di essere cretini (ha scritto che il cristianesimo è «una religione per letterali cretini […] indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo») perché non critici e sottomessi all’autorità.

Veniamo a un’altra tesi di Odifreddi: «la religione dei Vangeli ci mise secoli per attecchire nel mondo occidentale, mentre quella di Facebook ha avuto presa istantanea. In sette anni esatti, dalla sua consacrazione nel febbraio 2004, ha già conquistato seicento milioni di utenti: cioè, più di metà dei cattolici che la Chiesa può vantare nell’intero mondo, dopo due millenni di indaffarata predicazione. Io non so chi se ne andrà prima: se i Vangeli o Facebook».

Qui il pensiero di Odifreddi è piuttosto risibile (tanto per tornare al tema di prima e per dimostrargli che almeno il cattolico che qui scrive riesce a ridere).
Intanto, è evidente che l’iscrizione a Facebook è facilissima e si fa in pochi minuti, non richiede alcun impegno di vita (che poi uno viva attaccato a questo social network è un altro discorso), mentre l’adesione alla vita cristiana, che pur è fonte di gioia, implica anche impegni faticosi e talvolta difficili da onorare.

Inoltre Facebook non comporta, di per sé, alcun cambiamento delle proprie convinzioni profonde, non richiede di andare contro la mentalità corrente, non implica (come invece a volte succede a chi si converte) l’ostilità dei propri amici, né la condanna da parte dei propri genitori, e men che meno il martirio, laddove invece oggigiorno il 75 % degli episodi di violenza e di discriminazione contro gruppi religiosi vede i cristiani come vittime. Si può dire lo stesso per gli iscritti a Facebook?
L'iscrizione a Facebook può del resto restare in sonno (a volte succede) e non essere seguita dal suo uso, mentre l’adesione al cristianesimo richiede una dedizione per tutta la vita.

In più il cristianesimo è vittima di una bimillenaria e quotidiana mistificazione, di accuse e critiche di innumerevoli Odifreddi (mentre contro facebook ci sono solo alcune voci isolate) e l’attacco sistematico si avvale oggigiorno di mezzi planetari di mistificazione di massa.
Che poi, per i motivi appena esposti e per altri, il numero dei credenti possa diventare esiguo nel mondo, il cristianesimo l’ha sempre messo in conto come possibilità prevista dal vangelo: «quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà ancora fede sulla terra?» (Lc, 18,8).

Tuttavia, spiace di dover deludere certi avvoltoi, ma, nonostante tutto, nonostante le martellanti campagne mediatiche e l’alimentazione degli scandali, spesso gonfiati, quei credenti in Cristo che sono i cattolici dal 2000 stanno aumentando e dal 2008 al 2009 (anno a cui si riferiscono gli ultimi dati) sono cresciuti di quindici milioni, corrispondenti ad un aumento del 1,3 %, arrivando così a quota un miliardo e 181 milioni. A volte si tratta di bambini piccoli che vengono battezzati, e che ovviamente poi possono rinnegare il battesimo. Ma in diversi luoghi questi battesimi riguardano anche gli adulti. Soprattutto – questo è il dato che più conta perché riguarda solo adulti consapevoli –, nonostante il leitmotiv planetario della pedofilia nella Chiesa, Odifreddi sappia che il numero dei sacerdoti cattolici è cresciuto dell’1,34 %, passando da 405mila a 410mila.

Per Odifreddi, ancora, il Vangelo «racconta un sacco di storie esagerate o inventate» e la figura di Gesù è quella di «predicatore […] invasato e pedante».
Ora, quanto alla storie esagerate, nei vangeli colpisce piuttosto la sobrietà, talvolta persino scarna, con cui gli autori, con lo stile di un cronista, riferiscono fatti che potrebbero essere al contrario molto carichi di grande enfasi, per esempio i miracoli. Anche chi pregiudizialmente esclude la possibilità di questi ultimi dovrebbe riconoscere questa sobrietà.

Che nei Vangeli ci siano storie inventate lo sostengono da due millenni i suoi oppositori, ma ci sono fior di libri sulla credibilità dei vangeli, per esempio, e limitandoci solo al panorama italiano, i lavori di Vittorio Messori, Andrea Tornielli, Marta Sordi, Ilaria Ramelli e tanti altri.
Che poi Gesù fosse invasato, il che vuol dire «ossessivamente dominato da una grave eccitazione» (Devoto Oli) è una deduzione di Odifreddi, che si picca di fare anche lo psicologo e di saper tracciare un profilo psicologico di Gesù.

Odifreddi lo trova anche pedante, che vuol dire «persona che rivela un’insistente, noiosa e spesso inintelligente meticolosità» (sempre per il Devoto Oli). Ma che il Gesù dei vangeli risulti inintelligente è smentito clamorosamente da alcuni episodi: per esempio la disputa da fanciullo coi dottori della legge, oppure le acutissime risposte ai tranelli che gli furono tesi sul tributo a Cesare e sulla lapidazione dell’adultera.

Infine, a Odifreddi Gesù risulta noioso: eppure questa figura ha affascinato o perlomeno ha attirato l’interesse di quasi tutti gli esseri umani che ne hanno sentito parlare, anche di moltissimi non cristiani, anche di molti atei, per esempio Nietzsche, che ha provato verso Gesù non già indifferenza bensì molto odio e talvolta anche molta ammirazione, tanto da definirlo «L’uomo più nobile» (in Umano, troppo umano, I, § 475). Tutti cretini anche questi atei? Cretino anche Nietzsche? È proprio così noioso sentire parlare di vita eterna, di bene e di male, di felicità, di amore, di significato della vita, della possibile fecondità della sofferenza? Certo, a Odifreddi interessano di più gli articoli di cui è autore; ma il pedante risulta essere proprio lui, che noiosamente ripete le sue litanie anticristiane come un disco rotto.

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