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Educare alla fede nella catechesi (3) Paola Radif Il Cittadino

Mezzi e strumenti

Se dovessimo sintetizzare i compiti della catechesi in un’unica definizione potremmo dire che essa si propone, sostanzialmente, di educare alla fede. E poiché la fede non è una realtà impalpabile e indefinibile, ma si esprime e si manifesta attraverso la risposta generosa dell’uomo al dono di Dio, osserviamo il cammino graduale che il catechista compie coi suoi ragazzi per realizzare una progressiva educazione alla fede.
Abbiamo ricordato in precedenza che con la catechesi si mettono le basi per un itinerario che si snoda lungo l’arco di tutta una vita: catechisti e destinatari si confrontano, ascoltano, dialogano. Gli adulti cercano di immedesimarsi nella mentalità e nelle aspettative dei ragazzi a cui si propongono come compagni di viaggio. Lungo la via, l’annuncio del vangelo induce a riflessioni, guida verso l’esperienza della preghiera e verso l’imitazione di Gesù nella concretezza delle opere di carità.
Ma, detto questo, quali mezzi e strumenti utilizzare per porgere l’annuncio? Innanzitutto, se leggiamo il Documento Base “Rinnovamento della catechesi”, sempre attuale dopo 40 anni, troviamo chiaramente indicate le fonti della catechesi, che sono la Parola di Dio, la Liturgia, la Tradizione, il Magistero della Chiesa e la perfetta armonia del creato.
Individuate le fonti, a cui si può attingere scoprendo tesori sempre nuovi, i mezzi di cui servirsi sono variabili perché dipendono da molti fattori. Capacità di apprendimento, ambiente di vita, contesto familiare, abitudini consolidate possono suggerire l’utilizzo ora di un DVD, ora di un poster, o di un Power Point dove immagini e suoni sono piacevolmente miscelati… e chi più ne ha più ne metta.
Occorre stimolare l’interesse del bambino suscitando curiosità, domande, occasioni di confronto.
La lettura della Parola di Dio effettuata in modo tradizionale può essere poco incisiva per i ragazzi mentre forse la narrazione, un po’ più vivace, dello stesso brano potrebbe colpire maggiormente la fantasia.
La narrazione può aprirsi anche a una semplice forma di drammatizzazione, in cui, smontando ad esempio una parabola evangelica, se ne può ricavare una sceneggiatura così da affidare eventualmente a turno il ruolo del figlio prodigo, o del padre, o del fratello maggiore, tanto per citarne una.
Imparando a recitare la propria parte, i ragazzi prima di tutto memorizzano il contenuto che sarà così più difficile dimenticare e inoltre avranno la possibilità di trasformarsi da evangelizzati in evangelizzatori perchè mettendo in scena una parabola ad esempio in presenza dei loro genitori, ne potrebbero diventare, per un giorno, “i catechisti”!

Paola Radif

Fonte: Il Cittadino

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