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Frederic Manns "Il profeta Isaia. Dio è fedele alla sua parola"

L'Osservatore Romano 27 novembre 2021
I racconti della domenica 
Il profeta Isaia. Dio è fedele alla sua parola

Il razionalismo moderno ha voluto ricondurre gli arcangeli a semplici personificazioni di realtà psicologiche. La tradizione biblica non ha ritenuto giusto imporre un limite alla potenza creatrice di Dio. Essa afferma tranquillamente che Dio è in grado di creare degli esseri spirituali senza dover consultare l’uomo.

Secondo la tradizione apocalittica quattro sono gli arcangeli che circondano il trono di Dio. Sono chiamati gli angeli della presenza: i loro nomi sono Gabriele, Michele, Raffaele ed Uriele. Durante l’avvento ci soffermiamo solo sulla figura di Gabriele, che è menzionato nella liturgia. Il suo nome significa “Dio è la mia forza”. Come tutti gli esseri di questo mondo, la prima reazione di chi li vede è di essere spaventato. Gabriele inizia sempre una sua missione rassicurando il suo interlocutore: «Non temere».

Egli è l’Arcangelo della Buona Novella, il messaggero di Dio. Nella tradizione sinagogale Gabriele è inviato da Dio in Egitto quando i Faraoni maltrattano gli ebrei: «Una donna incinta pestava l’argilla per farne mattoni. Perse il suo bambino e questo fu calpestato con l’argilla. Gabriele discese e ne fece un mattone, lo trasportò in cielo e lo dispose come predella sotto lo sgabello del Signore del mondo. Allora Dio decise di intervenire per liberare il suo popolo».

Gabriele viene nominato poi nel libro del profeta Daniele. Lo vediamo nel ruolo di interprete di testi. Daniele si sta interrogando disperatamente su una parola del profeta Geremia sui settant’anni dovuti alle rovine di Gerusalemme (Ger 25, 11-12):

«Vidi che il numero degli anni di cui il Signore aveva parlato al profeta Geremia e durante i quali Gerusalemme doveva essere in rovina, era di settant’anni» (Dn 1, 2). I settant’ anni di Ger 25, 12 sono riferiti alla supremazia babilonese. Gabriele appare a Daniele all’ora dell’offerta della sera (Dn 9, 21). Spiega che i settant’anni di Geremia si riferiscono a settanta settimane (Dn 9, 24). Dopo le 70 settimane la visione e la profezia sono sigillate.

Non c’è più bisogno di un’altra rivelazione. Poi Dio unge il Santo dei Santi, cioè manda il suo Messia. Il Tempio viene unto con la presenza del Messia (Ml 3, 1-2; cfr. Mt 12, 6).

Nel vangelo dell’infanzia di Luca questa profezia viene ripresa. Ci sono settanta settimane prima che il Messia entri nel Tempio. Vengono menzionati i sei mesi della gravidanza di Elisabetta, i nove mesi della gravidanza di Maria, poi i quaranta giorni prima della presentazione al Tempio. In tutto corrispondono a 450 giorni, più 40 giorno prima della presentazione al Tempio. Il totale è 490 giorni. Ora 490 giorni sono 70 settimane prima che il Messia entri nel santuario. Per Luca la profezia di Daniele si è adempiuta con la nascita di Gesù.

L’angelo Gabriele appare prima a Zaccaria nel Tempio, poi a Maria nella sua casa. A Zaccaria Gabriele comunica la nascita del figlio Giovanni (Lc 1, 8-20). «Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni», gli viene annunciato. Zaccaria, incredulo, chiede spiegazioni, non ritenendo possibile il lieto evento a causa della sua vecchiaia e dell’età avanzata della moglie. La risposta dell’Arcangelo offre ulteriori dettagli sulla sua identità: «Io sono Gabriele, che sto innanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio».

Sei mesi dopo, quando Gabriele saluta Maria a Nazaret dice: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te... Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo» (Lc 1, 26-38). Quello dell’Arcangelo Gabriele a Maria è l’annuncio più noto della storia. La tradizione della Chiesa identifica nell’annuncio dell’Arcangelo alla Vergine, e nella docile accoglienza di Lei del volere divino, il momento in cui Dio ha assunto la natura umana: «Il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14). A Maria, Gabriele, rivela anche: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio». Nel Vangelo di Luca si legge «fu mandato»; l’Arcangelo Gabriele è dunque il messaggero di Dio, incaricato di spiegare alla «vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe» il modo in cui Dio si vuole incarnare. Evocare la figura dell’Arcangelo Gabriele significa ricordare tutta la storia della salvezza nella sua dimensione passata e presente. Dio è il maestro di questa storia.

Gregorio Magno commenta la scena dell’annunciazione nelle sue Omelie sui Vangeli: «Non è un angelo qualunque, ma l’Arcangelo Gabriele che viene inviato alla Vergine Maria. In effetti, toccava al più grande degli angeli venire ad annunciare il più grande degli eventi. La Scrittura gli dà un nome speciale e significativo, si chiama Gabriele, che significa forza di Dio. Fu dunque per forza di Dio che gli fu riservato di annunciare la nascita del Dio degli eserciti, dei forti nei combattimenti che vennero a trionfare sulle potenze dell’aria».

di FREDERIC MANNS

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