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Enzo Bianchi - La Bibbia dopo il Concilio

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La riscoperta operata dal concilio Vaticano II dello statuto teologico della Scrittura e del suo posto centrale nella Chiesa, in quanto capace di trasmettere la parola di Dio in essa contenuta, si esprime al meglio nella Dei Verbum, la costituzione sulla Rivelazione. La Dei Verbum attribuisce alla Scrittura il ruolo unificante dei quattro ambiti che costituiscono la vita della Chiesa: nella liturgia, infatti, le Scritture «fanno risuonare ... la voce dello Spirito Santo» e per mezzo di esse «il Padre che è nei cieli viene ... incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro» (21); la predicazione «deve essere nutrita e regolata dalla Santa Scrittura» (21); la teologia deve basarsi «sulla parola di Dio come fondamento perenne» e lo studio della Scrittura deve essere «come l'anima della teologia» (24); la vita quotidiana dei fedeli deve essere segnata dalla frequentazione assidua e orante della Scrittura (cf 25).

Il rinnovamento operato dalla Dei Verbum
Liberando la parola di Dio e facendola risuonare in modo profondamente rinnovato, attraverso la liturgia e la predicazione, la catechesi e la riflessione teologica, la Dei Verbum ha mostrato la capacità di promuovere un concreto rinnovamento evangelico nella vita personale e comunitaria dei cattolici. Questa costituzione ha saputo fare l'unità tra la Bibbia e la Chiesa fin dal suo prologo, che appare essere significativo per tutte le altre costituzioni conciliari e quasi programmatico dell'intero Concilio. In questo senso, si è potuto affermare autorevolmente che la Dei Verbum «è la prima di tutte le costituzioni del Concilio, in modo che il suo prologo in certo modo le introduce tutte» (AS IV/1 relatio del n. 1).

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