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E Dio disse: «Non ho sempre ragione»

Emmanuel Levinas è famoso per l'affermazione secondo cui l'etica è filosofia prima; con questo intende non solo che l'etica non deve essere ricavata da una qualche metafisica, nemmeno una metafisica "ontica" (ossia "anti-ontologica") come quella di Heidegger, ma anche che l'intera riflessione su ciò che vuol dire essere un essere umano deve iniziare con una simile etica "non fondata". Ciò non significa che Levinas vuole negare la validità, per esempio, dell'«imperativo categorico»: quel che rifiuta è ogni formula come «comportati in questo e quest'altro modo perché...». In molti e diversi modi egli ci dice che è disastroso affermare «Tratta l'altro come un fine e non come un mezzo perché...».
Eppure alla maggior parte delle persone sembra che ci sia un ovvio "perché". Se si chiede a qualcuno: «Perché dovremmo agire in modo da volere che le massime delle nostre azioni siano leggi universali?», oppure: «Perché dovremmo trattare sempre l'umanità negli altri come un fine e mai come un mezzo puro e semplice?», o ancora: «Perché dovremmo cercare di alleviare la sofferenza degli altri?», novantanove volte su cento la risposta sarà: «Perché fondamentalmente l'altro è uguale a noi». L'idea – o piuttosto il luogo comune – è che se capissi in che misura l'altro è come me, sentirei automaticamente il desiderio di dare una mano. Ciò nonostante, basta anche solo accennare ai limiti di una tale "fondazione" dell'etica affinché questi diventino ovvi.
Il pericolo di fondare l'etica sull'idea che noi siamo tutti «fondamentalmente uguali» è di aprire una porta all'Olocausto: basta solo pensare che alcune persone non sono "davvero" uguali per distruggere tutta la forza di una simile costruzione. Non c'è solo il pericolo di una negazione della nostra comune umanità (i nazisti affermavano che gli ebrei erano animali ripugnanti dotati di una forma umana apparente!): ogni buon romanziere ci fa calare nella vastità della diversità umana, e molti romanzi pongono la domanda: «Se tu sapessi davvero come sono le altre persone, proveresti mai compassione per loro?».

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