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Paolo Gamberini "L’amore di Dio senza privilegi"

7 gennaio 2025

Mentre il grande Dottore della Chiesa, Agostino d’Ippona, lavorava al suo libro sulla Santissima Trinità, passeggiava lungo la riva del mare. Mentre camminava, rifletteva sul mistero della Trinità. A un certo punto vide un bambino che correva avanti e indietro tra l’acqua e una piccola buca sulla spiaggia. Il bambino usava una conchiglia per trasportare l’acqua del mare e versarla in quella buca.

Agostino si avvicinò e gli chiese: «Cosa stai facendo?».
«Sto cercando di mettere tutto l’oceano in questa buca», rispose il bambino.
«Ma questo è impossibile, mio caro bambino», disse Agostino. «La buca non può contenere tutta l’acqua».

Il bambino si fermò, si alzò in piedi e guardò Agostino negli occhi:
«Non è più impossibile di ciò che stai cercando di fare tu», rispose. «Stai cercando di comprendere l’immensità del mistero della Trinità con la tua piccola intelligenza».

Questa storia ci ricorda i limiti della comprensione umana di fronte all’infinità e all’incomprensibilità di Dio. Tuttavia, siamo chiamati a impegnarci, pur consapevoli dei nostri limiti, nel parlare di Dio. Spesso i teologi iniziano con l’infinità e la perfezione assoluta di Dio, il cui nome è: «Io sono colui che sono».

Molti teologi hanno sviluppato questa visione. Tommaso d’Aquino, ad esempio, definiva Dio «Atto Puro», mentre Bonaventura lo descriveva come un «amore che si diffonde da sé», non qualcosa di distante o statico, ma un’eterna attualità. Dio è intrinsecamente legato all’atto creativo dell’essere.

L’essere di Dio è essenzialmente ed eternamente in relazione con la creazione. Questo non implica che Dio dipenda dalla creazione per essere Dio, ma che Egli è «aperto» e abbraccia — eternamente e interiormente — l’alterità della creatura. Dio vuole realmente che l’altro esista nella sua genuina realtà. Egli si dona completamente, in un atto di amore che è pienezza assoluta.

Karl Rahner ha scritto: «Quando Dio vuole essere ciò che non è, l’uomo viene all’esistenza». L’autocomunicazione di Dio è un atto unico, totale e perfetto d’amore che si manifesta nel tempo come la creazione e la rivelazione. L’amore di Dio si realizza solo se lo spirito umano è libero di accettarlo o rifiutarlo. Dio pronuncia la sua unica Parola una volta per tutte, ma essa viene recepita in modi diversi nel tempo e nello spazio, attraverso la fede e le esperienze umane.

La gradualità della rivelazione
Dio si è rivelato «gradualmente» al suo popolo, ma questa gradualità è attribuibile alla limitata capacità umana di comprendere l’Unica Parola di Dio. Gesù Cristo è stato la rivelazione definitiva, poiché ha pienamente incarnato l’autocomunicazione divina. Ogni volta che l’uomo accoglie pienamente questa Parola, Dio è definitivamente rivelato.

Non c’è preferenza divina verso qualcuno o un popolo in particolare. L’amore di Dio è un unico atto eterno e universale di autocomunicazione creativa. La gradualità e le differenze percepite dipendono dalla creaturalità, non dall’essere divino. Come affermava San Tommaso, Dio non preferisce un bene a un altro, ma ama tutti allo stesso modo, senza discriminazioni.

L’amore di Dio è la causa della bontà in tutte le cose. Non vi è predestinazione né elezione divina che discrimini, ma piuttosto la libertà umana determina il modo in cui la grazia divina viene accolta. La particolarità dell’amore di Dio sta nel modo in cui viene percepito e vissuto da ogni creatura.

Il male e l’onnipotenza divina
Il male esiste non perché Dio lo voglia, ma come conseguenza della libertà e dell’autonomia delle creature. Dio, nell’atto di creare, si è «ritirato» per lasciare spazio all’esistenza di qualcosa di distinto da sé. Søren Kierkegaard osservava che solo l’onnipotenza può rendere un essere autonomo, capace di esistere in sé stesso. Questo amore creativo implica che, pur essendo indipendenti, le creature possono fallire, poiché nulla al di fuori di Dio è perfetto.

La libertà e l’autonomia delle creature non sono in opposizione all’amore divino, ma ne sono il frutto. Dio non interviene per limitare questa libertà, poiché il suo amore kenotico lascia spazio affinché l’altro esista come realtà distinta. La possibilità del male è dunque intrinseca all’atto creativo di Dio.

In conclusione, l’amore di Dio è unico, universale e non discriminatorio. Esso si manifesta in molteplici modi, ma resta sempre lo stesso in essenza: un dono totale e gratuito che invita ogni creatura a vivere nella pienezza della libertà e dell’amore.


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