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Luciano Manicardi, il monaco narrante e lettore di vita

Passo mite, occhi scrutatori, voce baritonale, parole profonde e ben scandite, con una leggera musicale inflessione di chi è originario di Reggio Emilia, anzi di Campagnola Emilia per essere precisi. Classe 1957, laureato in Lettere classiche a Bologna, Luciano Manicardi fa parte della comunità monastica di Bose dal 1980 e ne è stato priore dal 2017 al 2022.

La scelta di diventare monaco non è stata dettata dalla voglia di “ritirarsi dal mondo”: «Il mondo è in noi e ce lo portiamo dentro ovunque andiamo» ha detto, «ma è pur vero che c’è una marginalità che consente di vivere il tempo in un modo diverso: un tempo che conosce l’esperienza dello stupore. Intendo, con ciò, la capacità di attardarsi, di fermarsi, di lasciarsi illuminare da un paesaggio, da un albero, da un fiore» (con Armando BuonaiutoLindo FerrettiIn fuga dal mondo per poterlo rammendare).

La capacità di attardarsi. La capacità di contemplare in un tempo lento. Di pesare la parole. Di usare quelle giuste.
Come? «Le persone che non leggono non sanno nemmeno dirsi, sono prigioniere di ciò che le abita non sapendolo nominare, e quando soffrono si chiudono nel mutismo di chi non ha mai imparato l’arte di dialogare con se stessi». La comprensione di sé e del mondo, l’accoglienza, passa anche dalla lettura, un altro polo fondamentale nella scrittura di Manicardi: «Una vita interiore ricca è una vita interiore nutrita di buone letture» (La preghiera del presbitero). Anche Gesù è in fondo, ci fa pensare, un grande narratore (le parabole sono racconti) e noi lo conosciamo solo attraverso narrazioni scritte, i vangeli, che si trovano all’interno della grande narrazione biblica. Come scriveva Mario Pomilio: «secoli di lettura prevalentemente religiosa ci hanno fatto dimenticare che i quattro Vangeli erano anzitutto racconti» (Gesù di Nazaret, il grande narratore).

La narrazione cura, spiega nel suo ultimo libro La passione per l’umano; la letteratura è benefica anche quando mostra i lati più oscuri:« Perché è ciò che fa conoscere meglio il nostro cuore, condensa un sapere che dà nome a ciò che spesso non riusciamo a capire da soli, leggendo leggiamo noi stessi, scopriamo qualcosa di noi, ci espone anche a mondi lontanissimi dal nostro punto di partenza e la fa con una potenza straordinaria. Ad esempio Annie Ernaux ha alcune pagine che definirei “abrasive” sulla vergogna».

Gli abbiamo chiesto di compilare il nostro Questionario di Proust 2.0 e si è divertito nel farlo, forse perché il divertissement creato dallo scrittore francese in fondo rispecchia questo suo pensiero: «il lettore non è tanto un divoratore di libri, ma un lettore della vita, un vivente. […] Bastano poche righe, basta una poesia, basta un paesaggio, un profumo, uno sguardo, un quadro per darci da pensare, per renderci interpreti del mondo, per continuare l’umana avventura. Basta questo per renderci lettori attenti di noi stessi e del mondo. Così come basta un versetto biblico per trasformare la cella monastica nel cielo dell’ascolto di una Presenza attraverso una lectio divina sempre più scarna ed essenziale». (Libro e libertà)

Mirò, il bellissimo golden di Luciano
(foto di Francesca Bucci)

Il tratto principale del mio carattere: mitezza
A 20 anni ero… (un aggettivo): ingenuo
Oggi sono… (un aggettivo): insofferente
Quel che apprezzo di più nei miei amici: la discrezione
La più grande felicità: veder crescere coloro che ami
Il dolore più profondo: la morte di Mirò, il mio cane
La mia occupazione preferita: leggere e fare enigmistica
Quel che detesto più di tutto: il rumore e il multiloquio
L’amore è un sì incondizionato
La città ideale è Lisbona
Il colore che preferisco: blu
Il fiore che amo: l’iris
I miei poeti preferiti: Kavafis, Celan, Pessoa, Dickinson
Un verso di una poesia che mi è caro: “È tempo che la pietra accetti di fiorire/che l’affanno abbia un cuore che batte./È tempo che sia tempo” (Celan)
La bevanda che prediligo…: attualmente, acqua naturale
Il libro sul comodino: Saggi di Montaigne
Il mio personaggio letterario preferito è Edmond Dantès perché si è inventato un’altra identità (conte di Montecristo) e ha vissuto altre vite dopo che gli era stata strappata la sua
Un’opera d’arte che bisogna vedere di persona almeno una volta nella vita…: Gli ambasciatori di Hans Holbein il giovane
I pittori che amo di più: Caravaggio,Hopper, Francis Bacon
Il genere musicale che preferisco: classica, jazz
Un brano musicale che ascolto sempre volentieri: Here’s to you di Joan Baez – Ennio Morricone
Un film che mi ha commosso… Still Life
Il periodo storico in cui avrei voluto vivere…: non riesco a immaginarne uno
Un personaggio storico che ammiro: Gandhi
Un personaggio storico che detesto: I re cattolici (Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona)
Il luogo in cui mi piace scrivere: la mia stanza, la mia scrivania
Il romanzo che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita: Il processo di Kafka
La scrittrice o lo scrittore del passato che avrei voluto conoscere: Vladimir Nabokov
La mia biblioteca è ordinata per…: disordine per mancanza di spazio
Un sogno per il presente: meno virtuale, più reale; meno digitale più corporeo
Il futuro che vorrei per le prossime generazioni: che sentissero di averlo, un futuro
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza: per dirla con Bonhoeffer, i peccati della debolezza
Il mio motto: fai del frammento presente l’occasione per vivere il tutto che dà senso alla tua esistenza

a cura di Velania La Mendola



 

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