Marinella Perroni "Le donne possono contribuire a una Chiesa più giusta"

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In Terris 14 giugno 2021

“La Chiesa è donna, madre e sposa”. Queste parole le ha pronunciate il Santo Padre durante l’omelia del 21 maggio 2018 nella cappella di Casa Santa Marta, in occasione della prima celebrazione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. “Le donne sono all’origine della storia del Cristianesimo, come prime testimoni della Risurrezione”, dice nell’intervista che segue Marinella Perroni, teologa, biblista, docente di Nuovo Testamento al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, e tra le fondatrici del Coordinamento teologhe italiane, di cui è stata presidente dal 2004 al 2013, “dopo la prima generazione cristiana hanno occupato lo spazio che è stato loro concesso”.

Autrice di numerose pubblicazioni di esegesi biblica, Perroni si occupa inoltre delle figure femminili nella storia del  Cristianesimo e della Chiesa, dalle origini ai giorni nostri. InTerris ha avuto occasione di intervistarla per approfondire il ruolo della donna nella Chiesa e sul contributo che può portarvi.

Che pontefice è papa Francesco e qual è la novità che porta con sé?

L’ha detto lui stesso dopo l’elezione, viene dalla “fine del mondo”. Mi ha fatto ripensare all’inizio degli Atti degli apostoli, quando Gesù disse loro di spingersi fino agli angoli della terra. La “fine del mondo” è un cambio di orizzonti che la Chiesa cattolica negli ultimi anni ha allargato sempre di più, diventando così una realtà multiculturale, multietnica, che mette insieme prospettive diverse. Papa Francesco viene da precisa parte di American latina, dove la cultura ecclesiale è profondamente diversa da quella europea a cui siamo abituati. La Chiesa latinoamericana ha vissuto e recepito il Concilio Vaticano II in modo specifico. Una delle parole chiave è “poveri”, e chi viene dall’America latina conosce lo spessore e la gravità di questa parola.

Il Santo Padre ha definito la Chiesa “donna, madre e sposa”. Qual è il senso di questo messaggio?

Qui papa Francesco non si allontana dal magistero dei precedenti pontefici, vincolati a una visione binaria del principio mariano e del principio petrino. Quello mariano è il femminile, il le donne, materno. Mentre quello petrino sono gli uomini, l’istituzione.

Come si può raggiungere una maggior presenza delle donne nella Chiesa?

Sono state messe in atto due diverse modalità. Una è quella, fortemente sostenuta da papa Francesco, di affidare a figure femminili alcuni ruoli istituzionali anche all’interno della Curia, oltre che nelle diverse realtà ecclesiali. L’altra è rivedere la distinzione tra chierici e laici e l’accesso al presbiterato.

Quale contributo possono portare le donne?

Una Chiesa più giusta e senza discriminazioni.

Quale spazio hanno avuto le donne nella storia del Cristianesimo?

Le donne sono all’origine di questa storia, come prime testimoni della Risurrezione e come prime discepole del Risorto che hanno elaborato l’Annuncio cristiano. Dopo la prima generazione cristiana hanno occupato lo spazio che è stato loro concesso, tra marginalità e centralità individuale. L’espressione che viene utilizzata per descrivere la storia delle donne come storia carsica è molto vera, sono ruoli che dipendono molto dalle diverse situazioni e dalle diverse chiese locali. Solo alcune hanno potuto infrangere il “soffitto di cristallo”. Oggi certamente le cose stanno cambiando.

In un’intervista in merito alla proposta di un Sinodo generale sulla donna nella Chiesa avanzata dalla Pontificia commissione per l’America latina, lei parla di decentralizzazione come strategia per mettere meglio a fuoco le questioni e i temi da affrontare. Ci può spiegare cosa intende?

Decentralizzazione intesa come responsabilità delle diverse conferenze episcopali sulle proprie chiese, radicate nel tempo e nella cultura. Il programma ecclesiologico di papa Francesco è un programma di decentralizzazione che rispetta la pluralità delle Chiese all’interno dell’unità cattolica. Per attuarlo ci vorranno tempo, studio, preghiera e lavoro.

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