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XI Settimana culturale dei missionari saveriani

Tavernerio (Como)
 18-21 gennaio 2018


MISSIONE E DIALOGO INTERCULTURALE
“L’Europa: un cantiere di ospitalità interculturale?”

“Per rispondere al “tu quis es?” bisogna: primo, riconoscere coraggiosamente ciò che io non sono; secondo, incontrare l’altro nel suo ambiente e nella sua storia; terzo, avere il senso dello stupore, ossia la capacità di meravigliarsi che suscita la ricerca; quarto, essere disponibili ad andare oltre il visibile; quinto, accettare insieme anche il reale nelle sue manifestazioni meno appariscenti. Infine, per conoscere un’altra persona bisogna essere disposti a lasciarsi mangiare per dare vita e riceverla. La domanda “tu quis es?” coinvolge tutta la persona ed è una domanda primaria: conoscersi e conoscere significa lasciarsi attraversare e insieme condurre dall’altro”.
(Carlo Maria Martini, La meraviglia di un incontro, “Corriere della Sera”, 7 dicembre 2010)

***

Nelle ultime due “Settimane” di studio, i Saveriani in Italia (ed Europa) hanno messo a fuoco il binomio “missione e dialogo”, a partire dal mutamento di paradigma missionario del Vaticano II, quello appunto del dialogo come stile di cui ha bisogno la Chiesa per fare missione, nelle sue tre classiche dimensioni: 1) ecumenica (Missione e dialogo ecumenico), nel 2015; 2) interreligiosa (Missione e dialogo interreligioso), nel 2017; 3) infine, interculturale (Missione e dialogo interculturale), in programma nel 2018.
Mantenendo la barra del “dialogo” al centro, la “Settimana” 2018, vuole riaffermare l’indispensabile dimensione relazionale della missione. L’etimologia della parola “dialogo” – dal greco διάλογος, ovvero discorso (λογος) fra (διά) due persone – non può non implicare, infatti, anche l’incontro con l’altro, religiosamente e culturalmente diverso.
Senza l’altro non c’è missione!
All’interno del panorama odierno, caratterizzato da mutamenti epocali a livello religioso e culturale, la “Settimana” intende mettere a fuoco le categorie necessarie per interpretare i processi in atto, attraverso l’analisi del concetto di cultura e del rapporto tra le culture nella società multiculturale. Il rapporto con la cultura (e le culture) risulta oggi profondamente trasformato e pone nuovi problemi circa le funzioni sociali della stessa.
L’Italia (e l’Europa) non è ancora attrezzata per accogliere queste trasformazioni e spesso i suoi abitanti – sia come cristiani sia come cittadini – sono portati a considerarle come una minaccia più che come un’opportunità. La paura, sappiamo, nasce dalla non conoscenza.
Quando non si conosce l’altro ci si lascia guidare dai luoghi comuni e dalla diffidenza. In questo momento è molto importante fare uno sforzo per superare i pregiudizi e andare al di là degli slogan e delle etichette, soprattutto per noi missionari e missionarie, consacrati e laici, abituati ad attraversare e abitare le frontiere (non solo geografiche).

VEDERE
Il primo momento della “Settimana” sarà dedicato al vedere, lanciando uno sguardo attento sui processi culturali in atto in Italia (ed Europa), in tempo di globalizzazione ed esaltazione esasperata delle differenze culturali. Ci aiuterà in questo sguardo, anzitutto Isabella Crespi, professore associato di Sociologia dei processi culturali, docente di Sociologia dell’educazione e Sociologia dei processi culturali presso l’Università di Macerata, con due interventi: il primo su Cultura e culture nella società multiculturale. Prospettive interpretative dell’interculturalità tra sfide e potenzialità; il secondo su Processi interculturali, differenze di genere e religioni in Italia. Quindi, Luca Pandolfi, direttore del Centro di comunicazioni sociali presso la Pontificia Università Urbaniana, che incrocerà gli attuali processi interculturali con la rivoluzione digitale in atto nel campo della comunicazione, ma non solo: Culture e transculture, comunicazione massmediale e reti digitali. Integrerà il vedere anche Gaetano Sabetta, laico impegnato nel Movimento laicale missionario San Francesco Saverio e docente presso la Pontificia Università Urbaniana, con un intervento su Il contributo dell’incontro tra religioni all’interculturalità.

GIUDICARE
Il secondo momento sarà dedicato al giudicare, con due approcci complementari, il primo, di carattere biblico, proposto da Donatella Scaiola, della Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana, che ci aiuterà a riflettere sull’interculturalità nella Bibbia: “Mio padre era un Arameo errante”. Esperienze di dialogo interculturale nella Bibbia; il secondo, di carattere teologico, affidato a Cristina Simonelli, presidente del Coordinamento Teologhe Italiane, affronterà la questione delle minoranze in contesto globale ed ecclesiale: La Chiesa e le minoranze: un test evangelico tra localismi e razzismi mai sopiti.

AGIRE
Il terzo momento, conclusivo, sarà dedicato all’agire, cioè al nostro agire come saveriani, discernendo la nostra ospitalità interculturale, con l’aiuto di esperienze altre, maturate in contesti ecclesiali e sociali diversi: anzitutto nel Centro Astalli di Roma, al cui presidente, il padre gesuita Camillo Ripamonti, abbiamo chiesto di illustrarci l’iniziativa Comunità ospitali: una proposta per gli Istituti religiosi; poi in una parrocchia, a Rebbio (CO), al cui parroco d. Giusto Della Valle, già Fidei donum in Camerun, abbiamo chiesto di raccontarci Una parrocchia “ospedale da campo”: per una pastorale ecumenica, interreligiosa e interculturale; infine a scuola, ambito sul quale sta ricercando e scrivendo Mattia Baiutti, che lavora all’Università di Udine, cui abbiamo chiesto Come aprire e sviluppare un dialogo tra culture a scuola / Buone pratiche.

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