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Casati - 6 ottobre 2013 XXVII Tempo Ordinario


Ab 1,2-3; 2, 2-4
2 Tim 1,6-8.13-14
Lc 17,5-10

Quante volte apri il libro e le parole sembrano interpretare il tuo cuore, i sentimenti del tuo cuore. Sono le parole che vorresti dire tu a Dio. E le trovi scritte. Anche oggi, in apertura.
"Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: "Violenza!" e non soccorri? Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti rapina e violenza, e ci sono liti e si muovono contese". Non possiamo negare che la visione immediata è questa, è anche questa: violenza, quanta violenza, ma anche rapina, la si denuncia un po' meno, ma anche quanta rapina sulla terra! E poi ci sono liti e si muovono contese. E tu dici: fino a quando? E Dio che non interviene, sembra spettatore muto, sembra assente. Sono le nostre parole, sono i nostri sentimenti, i sentimenti del cuore. Abacuc, come noi, "è figlio del suo tempo. Sono passati i tempi in cui il profeta si limitava ad ascoltare la parola di Dio, a trasmetterla. Come il suo contemporaneo Geremia, Abacuc prende l'iniziativa, interroga Dio, esige una risposta, aspetta" (A. Schökel, i Profeti). Qual è la risposta di Dio? "Scrivi la visione e incidila bene". E noi siamo qui la domenica -quando ci penso, un po' mi commuovo- a incidere la visione, più che sulle tavolette, sul cuore. La visione: cioè qualcosa che vede Dio, e i nostri occhi ancora non vedono. Credi agli occhi di Dio. "L'uomo della Bibbia" -scrive un nostro amico, che ha dato questo titolo a un suo libro- "è l'uomo che crede -non spera, crede- che ciò che tarda avverrà". Dio vede più in là: Dio vede che "soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la fede" o con una traduzione più pertinente: "un animo gonfiato non avrà successo, il giusto che confida salverà la vita". Questa è la visione. Dice il libro: "C'è un uomo mosso dalla cupidigia e dall'ambizione, che si gonfia con la sua arroganza, con i suoi successi: non trionferà, perché non è retto. E c'è un uomo opposto al precedente, giusto e innocente, che non ricorre alla forza, perché si fida di Dio: per questo salverà la sua vita". È la visione -voi mi capite- che ci fa stare in piedi, anche nei momenti difficili, che ci fa resistenti, resistenti e non arresi, anche quando non vediamo, la visione che ci fa costruttori tenaci anche quando l'attesa si prolunga e la promessa, la promessa di Dio, tarda. Rileggendo oggi queste parole del profeta, mi veniva spontaneo pensare quale forza contenga in sé la fede. Contrariamente all'immagine che ci è stata data in passato, quale scatto opera la fede in noi, in ciascuno di noi. Se dovessimo guardare come vanno le cose, se dovessimo misurare la realtà dei nostri successi, se dovessimo contare sulle nostre forze, ci sentiremmo svuotati dal nostro disfattismo, dai nostri pessimismi, ci arrenderemmo, tireremmo i remi in barca, ma noi ci fidiamo di Dio, per questo stiamo in piedi, per questo non ci arrendiamo, per questo lavoriamo testardamente a costruire spazi di giustizia e di fraternità. "Siamo infatti tribolati" -scriveva Paolo ai cristiani di Corinto- "tribolati da ogni parte, ma non schiacciati, sconvolti, ma non disperati, perseguitati ma non abbandonati, colpiti ma non uccisi" (2 Cor 4, 8-9). Questo fa la fede. Non si tratta -dice Gesù- allora di misurare la fede, di chiedere aumenti della fede. È la qualità della fede che ci deve stare a cuore. La fede è fidarsi di Dio, fidarsi della Parola, anche in tempi difficili, è tenere incisa la visione. Basta un granellino, purché sia fede. Chi ha gli occhi rivolti a Dio, rivolti a Gesù, chi tiene scolpita negli occhi la visione, non si piega, non si piega alle forze di distruzione che operano nella storia. In questo senso può essere letta la parola di Gesù: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a quel gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare ed esso vi ascolterebbe". E cioè, con la vostra fede, con la fiducia posta non nella forza, ma in Dio, vi riuscirà di smuovere situazioni apparentemente irremovibili. Ci credete? E c'è un segno, un segno dell'autenticità della fede, secondo Gesù: è che ti senti un servo, semplicemente un servo, un servo e niente più, e non hai ambizioni, non rincorri titoli o onorificenze mondane, fossero pure pontificie. Non ti interessano! Ti basta aver servito, è la tua vera gloria. Non ce n'è un'altra più grande.
Fonte:sullasoglia

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