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Fulvio Ferrario "Le Chiese e la disaffezione democratica"

(Rubrica “Teologia e società”
rivista Confronti, Febbraio 2025)


di Fulvio FerrarioProfessore di Teologia dogmatica presso la Facoltà valdese di teologia di Roma.

Le Chiese cristiane in Europa hanno impiegato decenni per adattarsi alla democrazia, con un’accelerazione soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale. Tuttavia, oggi, una parte crescente dell’opinione pubblica occidentale sembra sfidare il modello democratico, preferendo soluzioni populiste, che – se non associabili del tutto ai totalitarismi – pendono comunque verso una certo tipo di “democratura”. E le reazioni delle Chiese a questa tendenza sono piuttosto ambigue.

Se n’è parlato anche in questa sede: le Chiese cattolica e protestante, specie luterana (non parliamo poi dell’Ortodossia) in Europa hanno impiegato un tempo piuttosto lungo per accettare la democrazia di tipo anglosassone; anzi, si potrebbe affermare, con un poco di approssimazione, che è stato necessario il trauma della seconda guerra mondiale, con la sconfitta militare dei fascismi, ma anche con la distruzione di gran parte del Continente.

Nella seconda parte del Novecento, però, le due Chiese occidentali sono parse a proprio agio nel contesto politico-culturale democratico, leggendo anche la loro fede all’interno di tale paradigma. Naturalmente, restano molte questioni aperte: come ripeteva spesso Giovanni Paolo II, la “verità” non si può stabilire con criteri di maggioranza. Resta il fatto che, finora, regna tra i cristiani e le cristiane in Europa un certo accordo sul fatto che le procedure democratiche costituiscano il sistema di governo meno pericoloso tra quelli sul mercato.

Sembra però che, negli ultimi decenni, ampi settori dell’opinione pubblica occidentale si siano stancati della democrazia, ritenendola farraginosa e incapace di difendere gli interessi della popolazione. Il grande progetto politico democratico, secondo questa narrazione, è un hobby di élites benestanti e altamente scolarizzate, che si baloccano con questioni sofisticate (i “diritti”, la “giustizia”…), mentre la maggioranza delle persone “normali” deve risolvere problemi “concreti”, come il lavoro e la casa.

Il populismo di Destra (che a volte converge con quello di altro segno) riesce sempre più frequentemente a presentarsi come capace di offrire risposte, anche se poi, chiedendo «meno tasse per tutti» (cioè, nei fatti, per i più ricchi), colpisce il reddito fisso distruggendo il poco che resta dello Stato sociale, a cominciare dalla sanità e dalla scuola pubbliche.

Il consenso crescente sembra legittimare l’abbandono, da parte di questi settori, di elementi fondamentali della grammatica democratica: ancora una volta, gli Stati Uniti potrebbero costituire un modello per la vecchia Europa, con il duo Elon Musk – Donald Trump (in quest’ordine, par di capire) ad ammaestrare i loro ammiratori, da Meloni (che sembrerebbe in pole position) ai vari fautori della cosiddetta “democrazia autoritaria” (espressione che, da sola, dice moltissimo) nell’Unione europea e nelle aree limitrofe, aspettando l’esito delle elezioni tedesche.

Come reagirebbero le Chiese all’avanzare della “democratura”? La maggior parte del Protestantesimo “ufficiale”, e soprattutto quello tedesco, che continua a esserne, con tutte le sue spaventose difficoltà, l’espressione di gran lunga più significativa, si è già schierata con decisione contro il populismo di Destra, peraltro cordialmente ricambiato. Ciò però vale per le dirigenze. Ma che cosa pensa il 25% circa che, in Germania, paga oggi ancora le tasse ecclesiastiche e quindi, formalmente, appartiene alla Chiesa evangelica?

Il Cattolicesimo bergogliano, da parte sua, si è fatto una fama, solo parzialmente meritata, di “progressismo”: il Francesco-pensiero, in realtà, è anch’esso una forma di populismo, che non vuole essere nè di Destra né di Sinistra, ma che, forse per sua matrice argentina, ha qualcosa di peronista. Ma quali sono gli umori del grande corpaccione cattolico che, nel Nord del mondo, guarda all’attuale pontefice come a un’anomalia ormai al capolinea?

E poi, ovviamente, c’è il cosiddetto Sud del Pianeta, dove il Cristianesimo è in crescita e si divide tra un Cattolicesimo giovane e rampante, e un mondo evangelical assai diversificato. Due universi per lo più in competizione, che però hanno in comune una scarsa comprensione e una ancor minore simpatia per le preoccupazioni politiche e civili (vogliamo parlare del mondo Lgbtq+ e simili?) della democrazia classica.

Chissà: forse la vera periferia, al di là della retorica “franceschista”, è costituita proprio dal Cristianesimo filo-democratico di matrice occidentale, che probabilmente ha un’affinità elettiva con il Protestantesimo, ma proprio per questo anche ecumenica e non settaria. Minoranza nella minoranza, certo: ma forse creativa. 


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